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Quarant’anni di domeniche italiane in 11 canzoni

Gioie fugaci, malinconia, vuoto, noia: quant’è triste l’ultimo giorno della settimana nei testi di Venditti, Vasco, Dalla, Subsonica, Brunori e Coez

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Foto di De Bellis / IPA

Quarant’anni fa, nel settembre del 1979, usciva Buona domenica, singolone e poi disco omonimo di Antonello Venditti. Nonostante il tiro pop-molleggiato del pezzo, quasi preso in prestito da altre canzoni dell’epoca come L’ultima luna di Lucio Dalla e Una donna per amico di Battisti, di ‘buono’ il testo contiene ben poco: è la piccola elegia di una domenica malinconica, annoiata, “passata a casa ad aspettare”, che “tanto il tuo telefono non squilla più”.

A pensarci, è un topos: da allora sono venute fuori tante canzoni italiane che raccontano l’ultimo giorno della settimana (o comunque lì ambientate) sostituendo all’immaginario standard di spensieratezze da selfie e gite al mare delle riflessioni esistenziali su vuoti, malinconie e cliché abitudinari. Il più recente – per dire – è Coez con Domenica (on air dalla scorsa primavera), che non fa eccezione.

Non sempre è così, certo, ma la domenica all’italiana della musica è tutto tranne che un giorno sorridente e banale, in cui starsene a non fare. Per questo, e per arrivare indenni al prossimo lunedì, abbiamo pensato di ripercorre tradizione che da Venditti è arrivata senza ammaccature all’it pop.

“Domenica” Coez

Ok, togliamoci subito il dente. Il pezzo più recente, quello che ogni domenica si prende le nostre Instagram Stories: Domenica di Coez ha in sé la spensieratezza della giornata passata col braccio fuori dal finestrino con la propria morosa, è vero, ma anche la consapevolezza ingombrante che quello è solo un momento di fuga, una scappatella brevissima dalla vita di tutti i giorni. Talmente breve da finire ancor prima della canzone stessa.

Verso chiave: “Stringi la giornata fra le dita / che fra poco è già finita. / Così è la vita”.

“Domenica lunatica” Vasco Rossi

“T’immagini se fosse sempre domenica?”, cantava un Vasco Rossi sognatore nel 1985, in T’immagini. Poi nel 1989 è arrivata Domenica lunatica, in cui un fine settimana allagato di malinconia fa da contorno a un quadretto con gli occhi fuori dalle orbite, dove lui cerca di lasciare lei senza farle male. Utopia domenicale.

Verso chiave: “Uscirò dalla tua vita talmente piano che / quando ti sveglierai non te ne accorgerai, / vedrai”.

“Domenica bestiale” Fabio Concato

Tornata in auge come colonna sonora di Loro, il film in due parti di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi, Domenica bestiale di Fabio Concato è un classicone del nazionalpopolare, nonché probabilmente la più bella canzone d’amore italiana ambientata di domenica, fra gite al lago e pranzi al sacco. E quindi, come tale, attraversata anche da un’ingiallita, dolcissima malinconia.

Verso chiave: “Che belli i tuoi complimenti. / È strano: non ho più voglia di pescare”.

“La domenica” Giovanni Truppi

Che importa cosa si sceglie di fare nella vita? Un obiettivo vale l’altro: tanto si tratta solo di riempire, riempire, riempire, per poi ritrovarsi la domenica tutti uguali in fila al supermercato, a litigare per noia, a litigare ché era meglio il lunedì e la sua iperattività. Cattiva, cinica, paradossale ai limiti della parodia: La domenica di Giovanni Truppi è un pugno nello stomaco.

Verso chiave: “Ma qui si tratta solo di ingannare il tempo”.

“Di domenica” Subsonica

La domenica come crocevia dell’adolescenza, dei cambiamenti, del diventare adulti. Nel silenzio di un pomeriggio di sole, la distesa Di domenica dei Subsonica testa l’intimità di due ragazzi qualunque che si tengono per mano fra i palazzoni di periferia, e provano a diventare grandi insieme.

Verso chiave: “Sono cambiamenti solo se spaventano”.

“Aghia Sophia” CCCP

Per i CCCP di Aghia Sophia la domenica non è altro che il vuoto cosmico delle droghe del parchetto consumate per trascorrere il tempo, o una noia che corrode gli amori e li trascina in anticipo alla loro data di scadenza. Per Ferretti e Zamboni, insomma, il weekend è morte, puro “tedio domenicale”. E – davvero – nient’altro.

Verso chiave: “Guarda Sophia, guarda la vita che vola via”.

“Di domenica” Diaframma

Fiumani cuore aperto, Fiumani cuore solitario: anche Di domenica, anche in una Firenze con la gente rintanata in casa e le piazze vuote. Il sabato è alle spalle, la mente confusa, stanca, come paralizzata dal torpore. Ma poi – mentre si passeggia in mezzo a una città deserta – arriva un po’ di luce, la rivelazione: e ripartire, “come un camion in salita”.

Verso chiave: “Era forse all’angolo di via Canova / che la città si è aperta in una luce nuova”.

“Weekend” 883

Uno dei pezzi più deprimenti del pop italiano. In una sorta di neorealismo semplice semplice, per Max Pezzali e Mauro Repetto Weekend significa domenica, e domenica significa delusioni post sabato sera, hangover, noia, bar, rosicate da sfigati, serie A soporifera e vita di provincia. E vita di provincia – soprattutto – significa impossibilità di uscirne. Davvero non era meglio il lunedì?

Verso chiave: “Andiamo in centro a fare un giro a piedi / a guardare le ragazze degli altri”.

“Domenica” Lucio Dalla

Domenica è uno dei tanti flussi coscienza scritti da Lucio Dalla, oltre che un’odissea metropolitana à la Disperato erotico stomp. Il punto è che stavolta è (appunto) domenica, fa un caldo boia, i cinema proiettano solo porno, le serrande sono tutte abbassate e siamo soli e indolenti in una Bologna deserta. Soli, sì, senza lei.

Verso chiave: “Domenica d’estate, ho freddo senza te”.

“La domenica c’è il mercato” Fine Before You Came

Un latrato, un pugno nello stomaco come tutte le canzoni dei Fine Before You Came. La domenica e le sue tradizioni diventano un cordone ombelicale che tiene il protagonista ancorato alla provincia, a quelle certezze di giorno in giorno più vuote. Almeno coi ricordi, almeno con l’affetto. La domenica c’è il mercato è un pezzo emo che in un attimo – però – dice anche che è arrivato il momento di traslocare: di andare via da lì, di chiudere certi conti col passato.

Verso chiave: “E alla fine non è male qua / C’è il mercato, la domenica”.

“Una domenica notte” Brunori Sas

Chiudiamo la rassegna con un’inversione di tendenza: se lo stereotipo comune è legato alla domenica mattina/pomeriggio, Dario Brunori ha preferito concentrarsi sulla notte. Una domenica notte è un trip romanticone che suona mentre tutti dormono verso il lunedì, partendo dal letto matrimoniale di una vita per un viaggio interstellare di dubbi, ripensamenti, languori, brutte sensazioni e rimorsi di mezza età. Perlomeno finché non arriva l’alba che capovolge tutto e riporta il lieto fine.

Verso chiave: “E la conosci questa sensazione: / è una specie di ottimismo, senza una ragione”.

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