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Quanta nostalgia per lo space prog dei robottoni

Da Goldrake a Danguard, alla fine degli anni ‘70 la tv italiana è stata invasa dai cartoni giapponesi sui robot, spesso dotati di sigle straordinarie. Eccone 10 che hanno lasciato il segno

Ufo Diapolon

Se siete dei veri boomer, i cartoni giapponesi… no, che dico… i boomer sono nati durante il boom economico del 1946-54, per amare i cartoni animati giapponesi dovete essere parte della generazione X, quella nata tra il 1965 e il 1980. Chiaro? Che poi se siete più giovani o più vecchi va bene lo stesso, l’arte dei vari Go Nagai e dei loro anime ha stregato le generazioni oltre ogni definizione.

Giunti nel nostro Paese nel 1978 con Atlas Ufo Robot (in origine Ufo Robot Grendizer) i cartoni giapponesi impazzano alla grande in tv nazionali e private fino almeno al 1983. Vengono inoltre dotati di sigle italiane straordinarie (ma c’è anche qualche caso in cui permane la sigla originale giapponese), veri pezzi d’arte musicale composti ed eseguiti da alcuni tra i più blasonati compositori, musicisti e arrangiatori dell’epoca, con epici crossover di stili disparati: prog, elettronica, funk, disco, folk…

In due precedenti occasioni abbiamo sviscerato tutte le curiosità riguardanti le sigle storiche per eccellenza, dei cartoni fantascientifici e di quelli d’avventura. Adesso torniamo sull’argomento concentrandoci solo sugli anime a sfondo robotico. Essendoci già occupati dei famosissimi Mazinga e Daitarn andiamo alla classifica con altre 10 sigle che non hanno mancato di lasciare un segno.

10. “Danguard” (1979)

A soli 14 anni la futura attrice e doppiatrice Veronica Pivetti si lancia a interpretare la sigla del cartone che ripercorre le vicende di Takuma Ichimonji (in Italia Arin) e del “satellizzatore” Danguard, tra i più imponenti robot della storia dell’animazione. Danguard, scritta da Mario Bondi e Gianfranco Tadini, è tutta effetti spaziali e sintetizzatori all’impazzata, con i consueti vocoder a là Kraftwerk che in quel periodo imperversano.

9. “Daltanious” (1981)

Curata dai celeberrimi Superobots, la band per eccellenza degli anime fantascientifici, quella per Daltanious è una sigla bella pimpante ed epica come si conviene per le avventure del robot dalla testa di leone applicata sul petto, ambientate nel futuristico 1995. Il brano è scritto da Franco Migliacci (quello che del testo di Volare, per dire) e Massimo Cantini, su arrangiamento di Alessandro Centofanti, poco tempo prima al lavoro su Come è profondo il mare.

8. “Zambot 3” (1977)

Questo è uno dei casi nei quali si decide di non sostituire la sigla originale giapponese, fortunatamente, perché quella di Zambot 3 è pura goduria per le orecchie. Il brano si intitola Yuke! Zambot 3 (“Vola! Zambot 3”) ed è cantato da Koichiro Hori su musica di Takeo Watanabe. L’invocazione iniziale con tanto di stacchi tra orchestra e sintetizzatori si evolve in una sorta di space prog che illustra le vicende del robot. La serie vale la pena anche al di là della sigla, specie per il suo finale tutt’altro che consolatorio.

7. “Daikengo, il guardiano dello spazio” (1981)

Interpretata con nerbo da tale Simba, pseudonimo di Lino Corsetti (componente degli sconosciutissimi Robots e autore di una carriera in ambito disco con il nome David J. Fire) quella per Daikengo è l’ennesima sigla dalle marcate componenti cosmiche, con ritmica ossessiva-metallica che pare di ascoltare i PIL e la consueta carrellata di effettoni.

6. “L’invincibile robot Trider G7” (1981)

Ancora i Superobots con questo brano scritto da Franca Evangelisti (tra le altre cose autrice dei testi per Immersione di Adriano Pappalardo, prodotto da Lucio Battisti) su musiche e arrangiamenti di Franco Micalizzi (le sue colone sonore hanno spaziato in ogni dove, ma quelle per i poliziotteschi spiccano, Italia a mano armata su tutte). La avventure del giovane Wattta Takeo e del suo Trider G7 qui sono evocate da una musica tutta cori alla Yes e tastiere alla Enola Gay. Curiosità: nella canzone il nome del robot perde la pronuncia all’inglese (“Traider”) adottata nella serie e viene italianizzato in “Trider”.

5. “Astro Robot contatto ypsylon” (1980)

La sigla di Astro Robot contatto ypsylon parte bella ritmata con le percussioni in evidenza, poi i soliti effetti spaziali la rendono ancora più epica, complice l’interpretazione di Silvio Pozzoli, conosciuto anche come Silver Pozzoli, autore di una serie di successi dance tipicamente ’80 come Around My Dream e Step by Step. Per comporre Astro Robot si rifà viva la coppia d’oro che già aveva contribuito al successo di Ufo Robot: Luigi Albertelli e Vince Tempera, che si fanno ispirare non poco da Nightflight to Venus dei Boney M.

4. “Gakeen, il robot magnetico” (1980)

Qui si scomoda il meglio degli strumentisti italiani: Giovanni Tommaso, contrabbassista del Perigeo, e Agostino Marangolo, batterista dei Goblin. Questi sono coadiuvati da Vito Tommaso, fratello di Giovanni e autore di diverse colonne sonore. I tre si presentano con il nome di Mini Robot, coadiuvati da un coro di bambini e dalla voce di Carolina Mariani, nipote di Vito Tommaso. La sigla di Gakeen è un bellissimo connubio di romanticismo e solennità, con un testo non proprio impeccabile ma perfettamente adeguato al contesto della serie.

3. “Ufo Diapolon” (1981)

Un po’ più cupa delle altre ma non per questo meno interessante, anzi, quella di Ufo Diapolon è una sigla dal fascino evocativo che si piazza nell’olimpo delle migliori mai realizzate. Complici gli onnipresenti Superobots e la coppia Franca Evangelisti e Franco Micalizzi che realizzano un brano sospeso in una una ridda di Moog e altri sintetizzatori assortiti, con una micidiale chitarrina funk e un generale clima electro-psichedelico.

2. “Gordian” (1981)

Ancora fortissimamente Superobots, con la voce del leader Douglas Meakin sugli scudi. Compagno di scuola di Ringo Starr, l’inglese Meakin approda in Italia nel 1966 e inizia una carriera musicale tra l’impegno con il gruppo dei Motowns e una successiva attività da session man. La sua voce molto vicina (per la pronuncia italiana inglesizzata) a quella di Mal (che in quegli anni ottiene un successo strepitoso con Furia) lo rende immediatamente riconoscibile. La sigla di Gordian, scritta da Lucio Macchiarella e Franco Micalizzi, ha un ritornello che spacca.

1. “Goldrake” (1978)

Il carissimo Goldrake si aggiudica il podio in questa nuova tornata di robottoni. Archiviati i razzi missile della prima sigla, nel 1978, a seguito della messa in onda di una nuova stagione del cartone animato, ecco riuniti il fantomatico gruppo Actarus: Vince Tempera alle tastiere, Massimo Luca alle chitarre, Ares Tavolazzi (Area) al basso, Ellade Bandini alla batteria, le voci di Fabio Concato, Michel Tadini, Dominique Regazzoni, Gianpiero Scussel e il coro di Paola Orlandi. Un vero super-super-gruppo per un brano ancora più accattivante di quello storico, che evoca forza, drammaticità, romanticismo, avventura. Mica solo un brano per bambini ma una canzone potente tout court. Ricordate la bella cover acustica realizzata da Alessio Caraturo nel 2004? Ecco, lì si comprende in pieno lo spirito del brano.