Quando il Tenax era il tempio italiano della new wave, e non solo | Rolling Stone Italia
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Quando il Tenax era il tempio italiano della new wave, e non solo

È un compleanno dolceamaro per il locale fiorentino: 40 anni di concerti, serate e storie rock'n'roll, e un presente incerto, come quello di tutti i club italiani. «Vederlo vuoto, che tristezza»

Grace Jones al Tenax

Foto: Duccio Cantini

«Una grandissima dose di follia che sconfinava nell’incoscienza, unita a un’enorme curiosità. Eravamo gente aperta, curiosa, che inseguiva la novità senza pregiudizio. Questo fu il segreto che poi ha portato il Tenax ad esser così longevo».

Chi parla è Roberto Nistri colui che, assieme a Sandro Coragli, Lando Di Bari e uno o due rappresentanti della storica emittente fiorentina Controradio, fondò il Tenax. O forse no? Era il 30 settembre 1981. «No, no. Era il 1° ottobre, credimi, l’ho scritto sull’agenda», risponde Coragli.

La genesi di quello che per anni è stato la punta di diamante della scena clubbing italiana, ed un’eccellenza in campo internazionale, si perde nelle pieghe della memoria di chi c’era. Leggenda vuole che il club dovesse aprire il 30 settembre, ma l’apertura slittò perché le vernici usate per rinnovare l’ambiente non erano completamente asciutte e tutti tornarono a casa la prima sera «con le mani color verde acido come i corrimani».

«Prendemmo stoffe dagli stockisti di Prato e ricoprimmo tutto con la sparachiodi. Tessuto bianco e nero, un po’ optical, un po’ ska, naturalmente ignorando il termine ignifugo, ma vabbè», ricorda Nistri sorridendo.

«Spendemmo milioni di lire per lucidare il pavimento di marmo: dopo la prima serata era devastato. L’impianto elettrico era fatto con la piattina, non c’erano i muri insonorizzati, c’erano i vetri: e infatti la legislazione delle discoteche praticamente l’abbiam fatta noi», aggiunge ridendo Coragli.

Erano i primi anni ’80, il decennio precedente era stato particolarmente duro per tutti e aveva lasciato strascichi e ferite, soprattutto sui più giovani, che avevano voglia di uscire da anni di paranoie e terrore per andare a prendersi il mondo. Magari solo per una sera, solo per un altro ballo.

Lo scenario era completamente differente. Prima del Tenax c’era il Big Ben e prima ancora il Kyttytokkò: al netto dei nomi più o meno esotici, si trattava sempre della solita sala da ballo della Casa del Popolo di Peretola.

«I primi anni erano animati da uno spirito ribelle», prosegue Nistri, «eravamo un locale diverso. Ad alcuni facevamo quasi paura, in molti ci fecero la guerra. La storia del Tenax è la storia di un posto. Un posto dove si è fatto di tutto: sfilate di moda, il teatro con l’Eneide, il cabaret – penso a Paolo Hendel ad esempio – le performance di artisti. Oltre ovviamente ai concerti ed al djing che ha sempre preso più campo. Il dj inizialmente lavorava quasi sempre chiuso in un cabina, per proteggersi dagli avventori più molesti. Poi è stato spostato sempre più al centro del palco, dove oggi è la star».

I primi mesi sono duri, i conti non tornano. La svolta per il locale fiorentino coincide con un concerto di Battiato, all’epoca intento a presentare lo storico album La voce del padrone. Era il dicembre 1981. «Ci chiamarono per dirci che c’era una bomba e dovemmo uscire a parlare per calmare tutti. Fortunatamente era uno scherzo». I ragazzi fiorentini vanno all in sul cantautore siciliano e le cose cominciano a ingranare, mentre si fa sempre più stretto il rapporto con Controradio.

«Volevamo un posto per fare cose, non avevamo idee definite. Controradio fu lesta nel cogliere il cambiamento musicale e divenne, per certi versi, il social network del locale. Così il Tenax divenne il tempio della new wave in Italia», raccontano ancora i fondatori.

Morgan al Tenax. Foto: Duccio Cantini

Negli anni il club si impone per la musica dal vivo: Killing Joke, Virgin Prunes e Psychedelic Furs tra i primi a passare dal club toscano. La new wave, certo, ma non solo: Afrika Bambaataa e Kurtis Blow sbarcano da New York con un nuovo stile fatto di rime improvvisate sui vecchi dischi di papà e mamma. Chi scrive ricorda di averci visto i Radiohead di fronte a non più di 500 persone, ai tempi di The Bends: due anni dopo torneranno a Firenze, ma al palazzetto questa volta, con oltre 5000 paganti. La transizione nel nuovo millennio è affidata alla direzione artistica di Jacopo Monini e ad Alex Neri, che danno vita alla popolarissima serata Nobody’s Perfect.

«Il Tenax è stato uno dei primi locali a contaminare il concerto live col dj set», afferma Neri. «Ne ricordo uno in particolare con St Germain, io suonavo dopo di lui, e non avevo mai visto un pubblico così diverso: gente dai 20 ai 60 anni che ballava la mia musica alle 4 del mattino. E questo era inedito, non si vedeva neanche nei centri sociali, forse giusto a Londra. Questa cosa non c’era in Italia ed è probabilmente la cosa di cui vado più orgoglioso».

Anche il direttore artistico Monini individua nella serata Nobody’s Perfect la punta di diamante di un percorso durato oltre 20 anni e poi interrotto a inizio 2020 a causa della pandemia. «Mi fa una grande tristezza vedere il locale chiuso in occasione dei 40 anni, perché è un traguardo importantissimo che avremmo voluto dividere coi nostri amici, coi clienti e con la città. Spero di vedere una riapertura a breve e spero che quando si ripartirà ci sarà un grande entusiasmo, anche perché le discoteche sono chiuse, ma la gente balla ovunque».

Una serata al Tenax. Foto: Fabrizio Azzarri

Innumerevoli gli artisti che si sono avvicendanti sul palco per 40 anni: se siete curiosi, qui c’è la lista completa. E moltissimi sono, ovviamente, gli aneddoti nati sotto cassa, dietro le quinte, nelle sale d’albergo o all’aeroporto. Come quando un buttafuori vide un tizio farsi una sega sotto al cubo di una ballerina, gli disse di smetterla e il tipo si girò e rispose: «Aspetta, fammi finire». A un concerto dei New Order l’impianto elettrico saltò a causa di un acquazzone. «Il giorno dopo ci chiamarono per dirci che c’era un morto. Andammo a vedere, e invece c’era un tizio tutto fatto sotto al divano e le persone delle pulizie non lo volevano nemmeno toccare».

Una sera Loredana Bertè si è sentita poco bene in camerino. «Le ho chiesto: ti posso andare a prendere qualcosa in farmacia? E lei: “no, portami un cognac”. Fece un concerto spettacolare». Se François Kevorkian si metteva sempre in ciabatte e tirava fuori le foto dei familiari da mettere sulla console, Danny Tenaglia voleva suonare coperto da una tenda perché nessuno lo vedesse. «Ginger Baker fece un concerto qui, si innamorò di una tizia e aprì una scuola di batteria a Quarrata».

Una volta Boy George, che doveva andare al Tenax, rimase bloccato a Londra, «fermato dalla polizia perché aveva legato il suo ragazzo al termosifone». Grace Jones arrivò a Firenze dopo aver perso la borsa in aereo. «Bloccò mezza Peretola. Alla fine la ritrovò, le demmo la limousine nera, lei la voleva bianca. La portammo nella suite di Villa Medici, ma lei a mezzanotte volle mangiare il lesso. Non sapevamo come fare».

Claude Challe rimase invece bloccato a Parigi per la neve. «Al suo posto mettemmo il Solforetti e tutti lo fotografarono convinti che fosse lui. Facemmo il record di ingressi».

Queste cose sono successe davvero. O forse no. Buon compleanno.