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Quando Elton John assediò Leningrado

Nel 1979 la pop star inglese tenne otto concerti in Unione Sovietica, quattro nell’attuale San Pietroburgo e quattro a Mosca. Il tour, oggi documentato da un album dal vivo, aprì la strada alle esibizioni di altri musicisti occidentali

Elton John in Unione Sovietica nel maggio 1979

Foto: Graham Wood/Daily Mail/SOLO Syndication via Universal Music Italy

Durante il primo concerto a Leningrado, Elton John fece quel che era solito fare sul palco: si liberò dello sgabello del pianoforte con un calcio. Alla fine dello show gli fu chiesto di non ripetere più il gesto per non turbare il pubblico in sala. Era il 1979. Tra il 21 e il 28 maggio il cantante inglese tenne otto concerti in Unione Sovietica. Non era una novità assoluta, prima di lui s’erano esibiti oltre cortina Cliff Richard e Boney M, ma il musicista inglese era una star mondiale di prima grandezza, era omosessuale e conduceva una vita decadente. Quel tour, oggi documentato dal disco dal vivo Live from Moscow 1979, aprì la strada ad altri artisti anglo-americani che sarebbero arrivati in Russia dopo Elton John.

Era stato il promoter Harvey Goldsmith a contattare l’ambasciata sovietica e accordarsi con l’organizzazione locale Goskontsert. Non c’era alcun intento politico dietro al tour. L’idea, disse Elton, era “suonare in posti nuovi, vedere gente di altre parti del mondo”. Il musicista tenne quattro concerti alla Oktyabrsky Concert Hall di San Pietroburgo, all’epoca Leningrado, e altri quattro alla Rossiya Hall di Mosca. I biglietti costavano 8 rubli. Al mercato nero il prezzo salì fino a 200 rubli anche se, scrisse Billboard, la maggior parte dei 3800 posti della sala di Leningrado non erano stati messi in vendita al pubblico essendo riservati a membri dell’esercito, del partito, del KGB. Il musicista accettò il compenso più basso da quando la sua carriera era decollata: 1000 dollari a serata.

Elton John e Ray Cooper nel maggio 1979 fuori dal Palazzo d’Estate di San Pietroburgo, allora Leningrado. Foto: Richard Blanshard/Getty Images

La scaletta era stata sottoposta all’approvazione di un funzionario di partito, ma a quanto pare il musicista decise all’ultimo momento di inserire la cover dei Beatles Back in the USSR a fine show. “I giovani di Leningrado assaltano Elton John”, titolò il New York Times descrivendo i poliziotti presenti in sala impotenti di fronte ai ragazzi che ballavano e urlavano. Alcuni fecero il segno della pace rivolti agli agenti. “È stata una delle esperienze più belle della mia vita”, disse il cantante.

Si trattava di un concerto sostanzialmente solista. Nella prima parte Elton John si esibiva usando un pianoforte a coda Steinway e una tastiera Yamaha CP80, nella seconda veniva raggiunto dal percussionista Ray Cooper. Scrisse il Daily Telegraph che i due “sapevano che stavano aprendo nuove strade e che la musica rock poteva penetrare la cortina di ferro lasciando un segno indelebile”. Grazie a questa esperienza, l’ultimo album di Elton John A Single Man fu pubblicato in Unione Sovietica dall’etichetta di stato Melodiya. Dal tour è stato tratto il documentario To Russia with Elton diretto da Dick Clement e Ian La Frenais, futuri autori dei film musicali The Commitments e Across the Universe.

Live from Moscow 1979 è la registrazione il concerto del 28 maggio che fu trasmesso dalla BBC. Il pubblico sembra particolarmente composto, ma dimostra di conoscere le canzoni, accogliendo con applausi gli attacchi di Rocket Man e Goodbye Yellow Brick Road. È sorprendente. Fino a quel momento, infatti, i dischi di Elton John erano disponibili solo sul mercato nero a prezzi a volte incredibili, l’equivalente di 70 dollari. Una volta tornato a casa, Elton John disse che era stato uno dei concerti migliori della sua vita.

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