Prima di Madame: le pioniere che hanno fatto la storia del rap italiano | Rolling Stone Italia
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Prima di Madame: le pioniere che hanno fatto la storia del rap italiano

Negli anni '90 e nei primi 2000 trovare dischi solisti di rapper donne era difficilissimo. Qualcuna però ce l'ha fatta, aprendo la strada alle nuove generazioni

Non è mai stato semplice per una donna entrare a far parte della chiusa e misogina scena rap italiana. Certo, adesso con i mega successi di Madame, Beba, Chadia Rodriguez, Anna, quasi ci dimentichiamo che negli ultimi trent’anni (ovvero da quando il rap è arrivato in Italia) la rappresentanza femminile è stata numericamente ridicola.

Trovare donne che rappavano negli anni ’90, quando il rap italiano ha avuto la sua prima fiammata, la sua golden age, è un’impresa. Trovare dischi di quegli anni in cui sono presenti donne è difficile, trovare dischi solisti di donne è ancor più raro; si contano sulle dita di una mano. E sono proprio cinque le donne di cui vi parliamo oggi, ovvero le principali pioniere capaci di dare un nuovo significato al ruolo della fly girl nell’ambiente dell’hip hop, aprendo la strada alle nuove generazioni.

La Pina

Sono molte le persone che conoscono La Pina come volto televisivo o voce radiofonica. Sono molte meno quelle che invece si ricordano di lei con un microfono in mano a sparare rime. La carriera hip hop de La Pina parte forte e le sue prime uscite sono subito a fianco dei pesi massimi dell’epoca, gente come DJ Gruff, Sottotono, Bassi Maestro e – soprattutto – Otierre. La Pina entrerà proprio nell’Originale Trasmissione del Ritmo a metà dei ’90 per mettere a segno uno dei dischi più importanti della storia del rap italiano: Dalla sede, uscito a nome Otierre feat. La Pina. La sua carriera solista la porta inoltre a sfornare tre dischi (La Pina, Piovono angeli e Cora, questi ultimi due con i Soul Kingdom, ovvero Patrick Benifei e Giuliano Palma) che – a loro modo – scrivono i primi capitoli ufficiali della storia delle donne nel rap italiano con hit come Le mie amiche e Questa Fly, in cui il ruolo della fly girl in Italia si emancipa finalmente da quello di “ragazza” del b-boy. La Pina è stata la rapper degli anni ’90 per eccellenza o, con le sue parole, il primissimo «hip hop con le tette». Icona.

Posi Argento

Raccontarvi di Posi Argento è, oggi, raccontare di un fantasma. Anche lei, cambiata carriera (ora è una sound designer) ha rimosso la propria discografia e la propria immagine dai social, come in precedenza già fatto da molte altre artiste e artisti del genere. Sui distributori musicali rimane poco e nulla, giusto un paio di featuring acidi/ironici con i membri della Spaghetti Funk, la crew degli Articolo 31 di cui faceva parte (Luna Park Mentale con gli stessi Articolo 31 e Non ti sopporto più con Space One). Ma nulla sfugge al mondo YouTube dove invece possiamo recuperare le sue prime uscite soliste (Così fan poche, uscito solo in cassetta, e Borderline, il disco della “maturità”) e i suoi ultimi lavori dai tratti house-acid-rap come Non ti affezionare mai a me o Voglio farmi la DJ. Scappata.

Maya Florez

Di Maya Florez non si sapeva quasi nulla ai tempi, figuriamoci adesso. Appare come unico membro femminile del collettivo romano Gli Inquilini (accanto a Kento, Daniel Mendoza, Profeta Matto, Mr. Madness, Barry Convex), in grado di ritagliarsi un ruolo particolare all’interno della scena degli anni Zero con questo modo di fondere l’immaginario romanesco con la commedia all’italiana, il citazionismo hollywoodiano allo storytelling rap. In quattro dischi Maya – da splendida attrice del microfono – impersonifica donne così tanto differenti da rendere impossibile tracciare una sua identità univoca. Di lei ricordiamo la voce bassa e rotonda e qualche foto presente nei bootleg; niente più. Con Gli Inquilini pubblica cinque dischi in otto anni (2003-2010) e – come era arrivata – scompare nel mondo pre-social. Meteora coerente.

Marya

Sorella di Tormento/Yoshi (Sottotono) e Esa aka El Presidente (OTR, Gente Guasta), Marya è più che mai parte della famiglia del rap per eccellenza. A fine anni ’90 appare nei principali dischi italiani (Fritz Da Cat, Sottotono, La Pina, Uomini di Mare) e sembra essere la destinataria dello scettro lasciato vacante da La Pina a inizio millennio. Proprio nel 2000 esce il suo disco d’esordio, Bohemienne – La figlia del vento, che vanta una doppia collaborazione con Fibra, oltre a quelle con Nesli, Rival Capone (rapper belga in orbita Mixmen Connection), Maxi B, Davo, Kaso e i suoi fratelli Yoshi e Esa. Nel decennio piazzerà ancora due lavori solisti, ma in quegli anni il rap italiano è entrato in una parabola buia dopo gli addii dei suoi sodali Sottotono, Fritz da Cat e Neffa, e pian piano la luce di Marya si affievolisce. Intensa, ma sfortunata.

Sab Sista

Il suo esordio risale al 1996 quando partecipa a Summer S**T!, un mixtape del duo torinese A.T.P.C. (ora conosciuti come Atipici, una catena di store di streetwear in Piemonte e Liguria). Si mette poi in luce entrando nel collettivo/etichetta novarese Area Cronica Entertainment, fondato dai Sottotono, con cui pubblica il suo disco d’esordio, Cronica, nel 1998. Il disco, prodotto da Big Fish e Bassi Maestro vanta collaborazioni con tutti i membri dell’Area: Tormento, Leftside, Jasmine, Lyricalz (Fede e Dafetti). Il disco è stato ristampato nel 2009 e, come molti dischi che hanno orbitato attorno ai Sottotono e all’Area, è invecchiato molto meglio di alcuni lavori di illustri compari. Di questo quintetto di pioniere, Sab Sista è l’unica che ha continuato a fare rap e il suo ultimo lavoro, Desaparesista, è uscito nel 2017 per Back Movement Records, con il primo singolo estratto in collaborazione con Jasmine, altra conoscenza cronica che ricorderete al fianco dei Sottotono in Dimmi di sbagliato che c’è. Highlander.