Prima di Fedez: tutti i casini scoppiati al concertone del Primo Maggio | Rolling Stone Italia
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Prima di Fedez: tutti i casini scoppiati al concertone del Primo Maggio

Il doppio scontro Fedez-Rai e Fedez-Lega s’inserisce in una lunga tradizione di battaglie politiche e fuoriprogramma che parte da Elio, passa per Daniele Silvestri e arriva a Piero Pelù. La polemica è di rito

Piero Pelù al Primo Maggio del 2014

Foto: Ernesto Ruscio/Getty Images

Altro giro, altra polemica. E sì perché la polveriera innescata dal monologo di Fedez, dalle accuse di censura, dai retroscena sulla telefonata con la Rai e dal flusso di personaggi dello spettacolo, politici e gente comune che dice la sua si allaccia a lunga tradizione di controversie che ha come sfondo il Concertone. Praticamente dall’inizio, infatti, il concerto è sinonimo di dichiarazioni sopra le righe, fuoriprogramma che innervosiscono i funzionari del servizio pubblico, provocazioni, accuse ai politici di turno e alla Chiesa, crisi istituzionali o etiche interne alla sinistra e ai sindacati. Della serie: mai senza.

Ci sono state volte in cui l’evento ha mostrato i suoi limiti e qualcuno giustamente si è incazzato – come nel 2012, quando per un ritardo di scaletta gli Afterhours finirono per dover suonare a diretta tv conclusa, rifiutandosi. Così come è capitato che la Rai chiedesse agli artisti, in tempo di elezioni, di firmare una liberatoria (2011) per rispettare la par condicio. Ma è ordinaria amministrazione, tutto ciò, in una serie di colpi di teatro improvvisati, dichiarazioni-bomba da parte di artisti che approfittano della diretta per dare messaggi politici, magari persino per mostrare i genitali (ci arriviamo, tranquilli, e anche quella è politica), con tanto di tagli, interruzioni, strascichi e dibattiti.

Insomma: la provocazione e la conseguente polemica fanno parte dei rituali del Concertone allo stesso modo della Bandiera dei quattro mori in piazza. E qui sotto ci sono i 10 momenti chiave di questa tradizione.

1991: Elio e la madre di tutte le censure

La madre di tutto, un battesimo da libri di storia. Alla seconda edizione del Concertone, Elio e le Storie Tese – all’epoca già sabotatori, ma giovani e con un solo disco in curriculum – suonano Cassonetto differenziato per il frutto del peccato, ma dopo pochi secondi rivelano che «questo è un depistaggio per i funzionari della Rai» e attaccano una versione inedita di Ti amo, un pezzo che qualche mese prima avevano suonato per dodici ore consecutive. Stavolta si fermano a cinque minuti, pure perché il nuovo testo – preparato accuratamente e scritto su un foglio – fa nomi e cognomi della politica di allora, da Andreotti a Cossiga fino al presidente della Rai Enrico Manca, e non può arrivare integro alla fine. Titolo: Sabbiature, per tutti gli scandali di dirigenti e personaggi di spicco dell’epoca insabbiati «in nome dell’amore» (leggi: per presunta corruzione). Il servizio d’ordine non gradisce e interrompe il tutto, con Elio compiaciuto a urlare «come Jim Morrison!» e Vincenzo Mollica a improvvisare un’intervista-copertura a Ricky Gianco. Il bello della diretta.

1991: I Gang e lo sciopero generale contro il governo Andreotti

Che edizione, comunque, quella del 1991. Dopo una prima all’insegna del volemose bene, infatti, al secondo giro la moda dei gesti inconsulti scoppia addirittura con una doppietta. Perché, non bastasse Elio, a una manciata di canzoni di distanza ci si mettono i Gang. La band – all’epoca culto combat folk, oggi ancora attiva – di ispirazione internazionalista aveva annunciato di voler cantare Ombre rosse, ma una volta sul palco vira su Socialdemocrazia. Non prima di aver invitato in diretta tv tutti i lavoratori di Italia allo sciopero contro il governo Andreotti. Inutile dire che, dopo quel pomeriggio, non li avremmo mai più visti su questi schermi.

1993: I Litfiba e il preservativo sul microfono

Una delle esibizioni più memorabili del Primo Maggio – mezz’ora incazzatissima di hard rock, che fotografa i Litfiba dei ’90 nel momento d’oro, Terremoto – è anche una delle più controverse. Dietro le quinte, intervistato da Mollica, Piero Pelù mette in maniera provocatoria un preservativo sul suo microfono; poi, una volta sul palco, appena prima di suonare Il mistero di Giulia si rivolge a Giovanni Paolo II invitandolo a occuparsi più di questione teologiche che di quelle della carne, come la contraccezione e l’aborto. E l’urlaccio con cui chiama in causa l’allora Papa, in toscano, credo sia arrivato fino in Vaticano: «Papa, ma sai ‘na sega!»; di sesso, ovviamente. A margine: nel 1997 i Litfiba torneranno sul luogo del delitto, ma la diretta si interromperà con l’inizio del loro show; ufficialmente per motivi di orario (si era andati lunghi), anche se Pelù e soci parleranno di censura preventiva.

2003: Daniele Silvestri e lo scontro Berlusconi-magistratura

Dopo Elio e le Storie Tese, l’altro vero turning point della censura al Primo Maggio arriva nel 2003, in pieno governo Berlusconi. Daniele Silvestri – all’epoca, sì, famosissimo per Salirò, ma comunque pronto a prendere posizione – dichiara prima de Il mio nemico che «se c’è una guerra di cui vorrei parlare, è quella che il nostro governo sta dichiarando in questo momento alla magistratura italiana». Si riferisce, ovviamente, all’ostilità di Berlusconi nei confronti dei magistrati. Risultato? L’edizione dell’anno successivo rimarrà l’unica andata in onda in differita di 20 minuti, per evitare frasi scomode, “comizi” e slogan politici. Quello che succede nel frattempo si può immaginare. (Su YouTube non c’è traccia del video del 2003, ndr).

2004: Il rebus di Frankie hi-nrg mc

Quindi la famosa edizione del 2004, quella della differita per apportare eventuali censure che comunque a fine serata non ci saranno. Nel dubbio, Frankie hi-nrg mc provoca i funzionari Rai codificando i suoi messaggi dentro due “rebus”, letti e annunciati a margine dell’esibizione. Scherza col conduttore Claudio Bisio: per risolverli, i censori hanno bisogno di almeno 21 minuti; «ora che li risolvono… si va in diretta».

2007: Andrea Rivera contro il Vaticano

L’unico polverone della storia del Concertone che non riguarda uno degli ospiti, ma un presentatore. Nello specifico l’attore e cantautore Andrea Rivera, nel 2007 alla conduzione con Paolo Rossi e Claudia Gerini. Fra satira e accuse, attacca il Vaticano per non aver concesso i funerali a Piergiorgio Welby nel dicembre del 2006, ma per averlo fatto, al tempo stesso, a Pinochet e Franco; e poi ironizza su una Chiesa non evoluzionista, perché di fatto «non si è mai evoluta». Che dire: si scatenerà una rissa verbale con l’Osservatore romano, Rai e i sindacati si dissoceranno subito dalle sue esternazioni e lui stesso dirà di non aver voluto offendere nessuno. In ogni caso, la religione si conferma assoluta protagonista di questa tradizione di polemiche.

2013: L’esclusione di Fabri Fibra

Un altro classico risale al 2013 e riguarda l’esclusione di Fabri Fibra dal cast a un paio di settimane dall’evento. Perché? Perché l’associazione Di.re (Donne in rete contro la violenza) accusa i suoi testi di misoginia e sessismo, e sulla scia la CGIL ne giudica la presenza «inopportuna», nonostante l’invito degli organizzatori. «Il Primo Maggio è ancora soggetto a certi schemi che in altri circuiti live non ci sono o comunque non ci sono più», twitterà amareggiato il rapper, prendendosi anche l’endorsement di Jovanotti, che parlerà di una «censura da minculpop dei sindacati». Non ci sarà nulla da fare, ma se non altro ce la ricordiamo come l’unica polemica della lista a scoppiare prima – e non durante, né dopo – la diretta. Cachet a parte, s’intende.

2013: Il preservativo-ostia dei Management del Dolore Post-Operatorio

Nel 2012 era toccato a Lorenzo Kruger dei Nobraino giocarsi il colpo da teatro, rasandosi la testa in segno antimilitarista. Nel 2013, invece, sono i loro cugini malvagi – per affinità indipendente e attitudine teatrale e provocatoria – a raddoppiare la posta del gesto inconsulto. Parliamo del Management del Dolore Post-Operatorio (oggi Management), col frontman Luca Romagnoli che sventola un preservativo a mo’ di ostia – «Questo è il budello che uso io, che toglie le malattie dal mondo; prendetene e usatene tutti, fate questo, sentite a me» – e poi, quando si accorge di essere in pubblicità, si tira giù i pantaloni e resta nudo sul palco. Per la gioia di (ancora) cattolici e organizzatori. Amen.

2014: Piero Pelù e il «boy scout di Licio Gelli»

E riecco Piero Pelù, fedelissimo di provocazioni da Concertone. Nel 2014, a ridosso delle elezioni europee, si presenta da solista e se la prende col suo nemico giurato Matteo Renzi, all’epoca neo Presidente del Consiglio, definendolo «il non-eletto, ovverosia il boy scout di Licio Gelli». Bufera. Ciò che tutti sanno è che Licio Gelli era a capo della loggia massonica P2; quello che molti ignorano, è che vent’anni prima il frontman dei Litfiba aveva provato a intervistarlo. Corsi e ricorsi (Pelù dovrà risarcire Renzi: 20 mila euro, ndr).

2018: I due Rolex di Sfera Ebbasta

E infine via all’ultima polemica ante Fedez. Primo Maggio? Sarà, comunque «sul palco avevo due Rolex», dirà su Twitter Sfera Ebbasta subito dopo la sua (finora) unica esibizione al Concertone, dodici minuti in tutto di rullantini e AutoTune. Apriti cielo. Non fosse stato già abbastanza odiato dalle mamme, tre anni fa lo swag da migliaia di euro del trapper di Cinisello (all’epoca in periodo Rockstar) finì col diventare, secondo i suoi detrattori e con un certo sollazzo della destra, uno sfregio ai lavoratori e ai valori della ricorrenza. Del resto, si diceva pure, la sua musica è tutta ostentazione della ricchezza; che senso ha chiamarlo? Lui, dopo aver dribblato le accuse, passerà per quello che è davvero: un working class hero, altroché. E comunque, scriverà, «se basta un outfit Gucci in diretta tv per rovinarvi la serata vuol dire che avete un problema molto più grosso da risolvere». Mah, si vede che non conosce le ritualità polemiche del Concertone.