Prima dei Led Zeppelin: il concerto al Vigorelli raccontato dai New Trolls | Rolling Stone Italia
Home Musica

Prima dei Led Zeppelin: il concerto al Vigorelli raccontato dai New Trolls

Cinquant'anni fa andava in scena l'unica performance italiana della band, una serata passata alla storia per i disordini e i lacrimogeni. Il libro ‘Led Zeppelin ’71 – La notte del Vigorelli’ racconta com’è andata

Led Zeppelin

Foto: Robert Knight Archive/Redferns

Il 5 luglio 1971 i Led Zeppelin suonano per la prima e ultima volta in Italia. È un concerto storico, ma per i motivi sbagliati. Della serata al Vigorelli di Milano ricordiamo gli insulti e il lancio di oggetti agli artisti del Cantagiro che aprivano la serata, gli scontri tra polizia e sinistra extraparlamentare, i lacrimogeni dentro l’impianto sportivo e un set durato appena 20 minuti. Un disastro per una band che rappresentava il meglio del rock mondiale e che di lì a pochi mesi avrebbe pubblicato lo storico Led Zeppelin IV (l’album di Black Dog e Stairway to Heaven, per intenderci).


Il libro Led Zeppelin ’71 – La notte del Vigorelli racconta la storia di quella serata. Scritto da Giovanni Rossi e uscito in una nuova edizione ampliata per Tsunami Edizioni, è la cronaca di un concerto impossibile e non solo. Il libro ripercorre quegli eventi attraverso le testimonianze inedite di molti dei protagonisti e documenti e interviste dell’epoca. Qui sotto potete leggere un estratto dove si racconta la fine del set dei New Trolls, l’incontro della band con Jimmy Page e John Bonham, l’inizio degli scontri.

I New Trolls suonano nell’attenzione generale, anche il pubblico dei Led Zeppelin li apprezza, perché riconosce in loro qualcuno che parla la sua stessa lingua, come ricorda Belleno: “C’era rispetto. Il pubblico era molto rispettoso anche perché capiva che noi cercavamo di fare una musica diversa, non copiando gli altri. Nel nostro piccolo anche noi abbiamo imparato dagli stranieri, perché sentivamo i dischi degli altri, però la creazione delle melodie e dei testi era roba nostra, gli arrangiamenti erano sempre diversi dagli altri”. Per un attimo si placano anche i cori inneggianti al gruppo inglese, e per l’intera durata del concerto dei genovesi il pubblico se ne sta attento ad ascoltare le evoluzioni musicali che stanno stregando le prime file. Il batterista dei New Trolls si gira e vede dietro di sé Plant che lo osserva: “Robert Plant ci guardava come se fossimo dei pazzi, perché nonostante tutto il casino che c’era stato fino a quel momento, noi avevamo avuto il coraggio di salire sul palco. Ma alla fine abbiamo avuto ragione noi, perché grazie a Dio siamo riusciti a fare tutto il nostro lavoro con grande successo e non ci hanno neanche contestati!”.

De Scalzi ricorda molto bene la reazione positiva del pubblico: “C’era un sacco di gente e noi non eravamo ancora abituati ai mega concerti. C’era veramente un sacco di gente, era impressionante, soprattutto giovani. Il pubblico non aveva voluto far cantare Morandi, la Pavone e molti altri perché c’era già questa grossa voglia di rock, di prog. Aspettavano solo i Led Zeppelin. Gli unici che hanno lasciato suonare siamo stati noi perché facevamo il Concerto grosso per i New Trolls, e devo dire che abbiamo avuto un gran successo. Finché abbiamo suonato noi non è successo niente di quello che invece sarebbe accaduto poi”.

La parte del pubblico più tradizionale, quella che è al Vigorelli per il Cantagiro, non sembra capire bene, ma se ne resta comunque zitta in attento ascolto. L’impatto della folla è travolgente e i New Trolls si trovano davanti a un fronte di giovani rapiti dalla loro musica, ragazzi che si lasciano coinvolgere nonostante non siano loro il piatto forte della serata. Belleno ricorda di aver risposto a quel calore con un gesto spontaneo: “Mi ricordo che io avevo una stecca di sigarette, mi sono buttato davanti al palco per regalarle e mi hanno tirato giù. Dopo un quarto d’ora mi sono ritrovato sul palco e non ho capito ancora come ci sia riuscito. Era un macello. È stata una cosa incredibile… Stavo dando le sigarette, mi hanno tirato giù, dopo un po’ è arrivato il nostro guardaspalle, si è buttato giù, mi ha preso e mi ha tirato sul palco. Mi sono ritrovato sul palco così, all’improvviso, e ci siamo messi a ridere come pazzi. Una scena incredibile. Per noi era un mare di gente. È stato il primo grosso concerto nostro della vita”.

Una buona fetta della stampa etichetta l’esibizione dei New Trolls in termini non troppo lusinghieri, pur riconoscendo come siano stati gli unici artisti italiani della serata a non venir fischiati. E mentre in futuro i big italiani, Gianni Morandi in primis, ricorderanno con molta amarezza la serata del Vigorelli, la memoria che ne ha De Scalzi è di tutt’altro genere: “Per me è un bellissimo ricordo, perché è stato anche un riconoscimento per la nostra musica”. Nella drammaticità di quanto sta accadendo, il Vigorelli si sta comunque confermando un formidabile palcoscenico.

Belleno non è stupito della reazione favorevole del pubblico, perché concettualmente la distanza tra i Led Zeppelin e i New Trolls non era così ampia come si sarebbe potuto pensare: “Appena uscito, il nostro ultimo disco aveva venduto un milione di copie, e noi eravamo attesissimi perché i giovani volevano sentirlo dal vivo. I Led Zeppelin facevano il loro, e noi altrettanto, con un milione di copie vendute, e la gente aveva percepito il suo messaggio. Non c’era differenza, erano musiche diverse, però nella stessa lunghezza d’onda. Per loro, tra i Led Zeppelin e noi non cambiava niente. Ci avevano accettato per quello, perché per loro eravamo entrambi appartenenti a quel mondo musicale e in quel momento andavamo bene, non Morandi o Villa”.

De Scalzi descrive bene cosa ricercasse il pubblico che ha accolto con favore i suoi New Trolls: “Il pubblico voleva solo i Led Zeppelin. E noi, senza volerci mettere davanti, siamo stati accolti molto bene, siamo stati gli unici che hanno suonato completamente. Perché il pubblico semplicemente non voleva tutto quello che rappresentava il passato. Da lì in poi è cominciato un periodo di paura a organizzare concerti. Ma i New Trolls erano ben accolti, perché secondo il pubblico rappresentavamo anche la loro parte, perché musicalmente avevamo abbracciato l’idea di contestare, di andare contro”.

I New Trolls hanno dato tutto, lasciano il palco e tornano sfiniti dietro le quinte. Il Giorno del 7 luglio racconta la loro esibizione menzionando anche lo sfinimento di Belleno, che viene accompagnato dietro le quinte dai ragazzi di servizio al palco: “L’eccitante droga sonora dei New Trolls ha, infatti, calmato la platea, mentre il ‘patron’ decideva di anticipare l’esibizione dei Led Zeppelin. Moltiplicando le loro energie, i New Trolls hanno tenuto oltre il limite consueto, ma lo sforzo è costato caro a Gianni, il batterista, che ha lasciato il palco piegato in due, dopo un assolo più scatenato e prolungato del solito, con l’aiuto di qualcuno che poi lo ha trasportato fuori a braccia”.

I Led Zeppelin sono lì dietro che li aspettano, e a sorpresa De Scalzi e Belleno si trovano faccia a faccia con Jimmy Page e John Bonham, come racconta il batterista genovese: “Alla fine dell’esibizione il nostro chitarrista se ne stava con Jimmy Page, John Paul Jones con il nostro bassista, volevano sapere delle cose. Io parlavo con Bohnam, per me era il massimo a quei tempi, un gigante che suonava da paura. Aveva un suono della batteria che faceva impazzire, era veramente incredibile, e riusciva a fare delle cose che per me allora erano stratosferiche. C’era una bella simbiosi insieme, loro ci avevano fatto molti complimenti, e per noi era tutto oro che colava. Noi facemmo altrettanto, ma non so quanto gliene fosse fregato, loro erano i Led Zeppelin, erano mondiali!”.

In tanti si chiedono cosa possa succedere a questo punto, dal momento che manca più di un’ora al momento stabilito in cui i Led Zeppelin dovrebbero salire sul palco.

Nel frattempo, alcuni gruppi di ragazzi riescono a forzare diversi accessi al velodromo, riversandosi all’interno della struttura. Sono circa un centinaio. La polizia risponde con una carica per disperdere i giovani, ma senza esito. La fiumana si riversa nel catino del Vigorelli dove l’aria diventa ancora più rovente. Giovani che entrano per ascoltare i Led Zeppelin, famiglie che cercano di scappare al di fuori.

Questo non allenta le tensioni all’esterno del velodromo, dove gruppi di manifestanti fanno esplodere alcune bombe molotov in direzione dei blocchi della polizia. Gli agenti rispondono caricando senza troppi complimenti. La situazione degenera e ormai è chiaro come un elevato numero di quelli che prendono parte agli scontri non siano lì per la musica. La polizia, da parte sua, non usa mezze misure e il trattamento riservato a chi si trova da quelle parti non fa troppi distinguo tra il pubblico del Cantagiro e i manifestanti. A farne le spese sono molte persone che vengono prese a manganellate senza motivo.

Intorno alle 22.00 partono i primi lanci di lacrimogeni, usati per cercare di disperdere il più possibile gli assembramenti, ma l’unico risultato che sortiscono è quello di aumentare ancora di più il caos che si sta scatenando. La stampa ricostruisce gli eventi con punti di vista discordanti, come lo sono del resto quelli di polizia e manifestanti. Da una parte c’è chi legge nell’atteggiamento della folla di facinorosi un chiaro intento provocatorio, preordinato e mirato a scatenare disordini e ad attaccare la polizia come simbolo dello Stato, rinverdendo un copione ormai noto. È la posizione di Corriere della Sera, La Notte, Il Giorno, Avvenire. Dall’altro c’è invece chi accusa la polizia di aver agito con superficialità, cercando esplicitamente lo scontro anche mettendo a repentaglio l’incolumità di tante persone. Gli agenti delle forze dell’ordine avrebbero fatto ricorso con eccessiva leggerezza a cariche, lacrimogeni e manganelli al solo scopo di colpire esemplarmente i manifestanti. Si schierano da questa parte il Manifesto, l’Unità, Lotta Continua. Punti di vista opposti che, come vedremo, si riflettono anche nelle ricostruzioni che i giornalisti presenti faranno l’indomani.

La situazione è ormai sfuggita di mano e neppure i duemila agenti delle forze dell’ordine riescono a gestire quanto sta succedendo nel perimetro del Vigorelli. Fino alle 21.30 la polizia aveva ritenuto che la situazione fosse sotto controllo, ma a quell’ora diverse centinaia di persone si erano riunite in via Arona cominciando a scandire con un battito di mani il ben noto proclama francese: “Ce n’est qu’un debut, continuons le combat” (‘Questo è solo l’inizio, la lotta continua’). La folla di manifestanti aveva iniziato a lanciare pietre contro i cordoni di polizia e la celere aveva caricato repentinamente nel tentativo di disperdere gli assembramenti, cosa che inizialmente sembrava fosse riuscita. Ma neppure dieci minuti più tardi i ragazzi, per alcuni testimoni solo un piccolo gruppo isolato di teste calde, erano tornati nuovamente a riunirsi, incitando la folla con slogan e cori. L’intento provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine non è un inedito: cercare di scatenare una rivolta su larga scala spingendo la polizia a una reazione spropositata – o almeno questa è la ricostruzione di alcuni giornalisti presenti sul posto.

La risposta della polizia non si era fatta attendere, con il tentativo di formare una linea di jeep militari per provare a spingere gli scontri verso corso Sempione, un teatro più distante dal Vigorelli e in campo più aperto, dove si sarebbero potuti gestire meglio degli scontri urbani. Le forze dell’ordine avevano così cominciato un lancio di gas lacrimogeni lungo tutto il perimetro del Vigorelli, sigillando nel contempo tutti gli accessi al velodromo, ma i facinorosi avevano continuato a resistere.

Sono appena passate le 22.30. Radaelli prende la situazione in mano e decide di sospendere tutte le altre esibizioni previste in cartellone. Lo staff dei Led Zeppelin inizia ad allestire il palco recuperando anche qualche amplificatore da dietro le quinte, visto che parte delle casse installate a bordo palco sono andate distrutte dal lancio di oggetti sulle grida di: “Via Morandi! Morandi vattene!”. Quando il pesante gong viene portato davanti al pubblico in una sorta di ostensione pagana, la gente esplode in un boato.

Radaelli in persona riesce a convincere alcuni ragazzi a scendere dagli impianti di amplificazione ad alto voltaggio per consentire allo spettacolo di svolgersi senza rischi. L’immagine dei ragazzi che si accalcano non solo sotto il palco, ma anche a ridosso dei cantanti, di fatto stazionando a pochi metri dai loro idoli, è ormai una costante che si è già vista moltissime volte nelle immagini dei festival americani, tra cui il tristemente famoso concerto dei Rolling Stones ad Altamont.

Sul prato, dietro il palco, scoppiano “piccoli drammi”, come li definisce Francesco Fornari su La Stampa. Devono ancora cantare Milva, Lucio Dalla e molti cantanti del girone B. I gruppi folkloristici della Nigeria e delle Antille sono pronti per le loro esibizioni. Ma alla fine non se ne fa niente. “L’ho deciso per evitare guai peggiori”, spiega Radaelli poco dopo. “Se fossero usciti anche loro, sarebbe successo il finimondo. Il pubblico voleva gli Zeppelin e basta”.

Tratto da Led Zeppelin ’71. La notte del Vigorelli di Giovanni Rossi (Tsunami)

Altre notizie su:  Led Zeppelin