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RS Playlist: le migliori voci rock secondo i Santa Margaret

Facciamo la conoscenza della band milanesi guidati dalla potente voce di Angelica Schiatti, che ci indica le sue fonti di ispirazione... Anche insospettabili

Dopo una serie di aperture importanti come ai concerti di Deep Purple o Beth Hart i Santa Margaret si stanno facendo notare con il singolo Riderò, che precede un album di debutto che uscirà nei prossimi mesi per Carosello Records. Una band rock guidata da una voce femminile è ancora una rarità in Italia, e allora abbiamo cercato la leader della formazione Angelica “Angie” Schiatti per chiederle come nasce il suono dei Santa Margaret, che milanesi e torinesi potranno apprezzare in concerto prima di Anna F ai Magazzini Generali e all’Hiroshima Mon Amour rispettivamente il 28 e 29 maggio.

Joni Mitchell – Big Yellow Taxi

“Joni Mitchell, nel mio immaginario, è la chitarra acustica e la chitarra acustica, è Joni Mitchell. Big Yellow Taxi è uno dei primi pezzi che ho imparato a suonare, ma è stata anche la prima canzone con un messaggio ecologista nella storia della musica. Di lei mi ha sempre affascinata quella sua voce cristallina da soprano lirico leggero; sa unire grinta e delicatezza.
Mi mette di buon umore ascoltarla, perché quando l’ascolto ho l’impressione che il suo timbro “sorrida” e sia sempre felice ed emozionata. Anche sul disco, dove solitamente la voce è più fredda rispetto ai live, riesce a trasparire questa sua adrenalina colorata. La sua storia mi ha molto colpita, ha avuto una giovinezza davvero difficile, eppure non ha mai scritto cose realmente tristi. Una vera hippie”.

Nico, Velvet Underground & Nico – Femme Fatale

“Nico non aveva particolari doti vocali, ma era una vera e propria calamita. Ricordo che a 13 anni, quando ascoltai per la prima volta Velvet Underground & Nico, non capii se a cantare i pezzi interpretati da LEI fosse un uomo o una donna, ma chiunque fosse mi attraeva moltissimo. Il suo timbro tenebroso, unito alla sua scarsa estensione ed intonazione ed alla sua bellezza, la rendono un esemplare davvero “freak”. La sua voce profonda e tremolante mi affascina e turba ad ogni ascolto. Non c’è bisogno di dire che l’album Velvet Underground & Nico ebbe un impatto straordinario nel rock. E anche su di me”.

Medley Mina e Lucio Battisti

“Qui non servono parole. Ho cominciato a suonare grazie ai Beatles e ho cominciato a cantare grazie a Mina. A sei anni conoscevo tutte le sue canzoni e memoria e chiedevo continuamente a mia madre di portarmi a Lugano per conoscerla. A Lugano, alla fine, non ci sono mai andata e sono anche troppo giovane per averla vista live. Però ci sono fior fior di video e di esibizioni da gustare, tra cui questo duetto con l’altro mio grande amore: Lucio Battisti. La curiosità, riferitami da una fonte abbastanza attendibile, è che questo medley era stato preparato molto velocemente e con pochissime prove. Eppure il risultato è incredibile. Il suo modo di armonizzare la voce di Battisti, è sublime. Il time, il groove con cui la sua voce si muove è devastante. Quando Mina canta, le armoniche della sua voce escono da ogni centimetro del suo corpo.
Sulla sua voce, sulla sua carriera, sul suo enorme carisma e anche su questa esibizione c’è ben poco che io possa dire. Si deve ascoltare. In silenzio. E imparare. … Che classe”.

Beth Hart – I’d Rather Go Blind

“Beth Hart. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma non la conoscevo fino a qualche tempo fa. Poi ci è stato chiesto, a noi Santa Margaret, di aprire i suoi concerti italiani… e mi si è aperto un mondo. Beth è una forza della natura, sembra avere sei corde vocali anziché solo due. Seguirla è stato molto più che formativo, è un animale da palcoscenico e ho imparato moltissimo da lei.
Anche i miei nervi si sono allenati parecchio: esibirsi prima di un tale “mostro” è stata una bella prova d’adrenalina. L’ho osservata e studiata dal soundcheck all’aftershow, passando ovviamente per il palco. Mi ha insegnato più di quanto possa esprimere a parole. Ricevere i suoi complimenti è valso più di qualsiasi altra cosa. Credo che Beth Hart sia una delle pochissime in grado di poter “toccare” Etta James e di poterlo fare in maniera straordinaria”.

Etta James – I Just Wanna Make Love to You

“Lei è davvero irraggiungibile. Questo pezzo, così diretto e sincero, “Vorrei solo amarti…”, è un rimando chiaramente sessuale che traspare dalla sua voce calda e violenta. Etta mi ha fatto capire che prima della tecnica, serve l’esperienza. Serve vivere. Serve rovesciarsi dentro un pezzo, per cantarlo come si deve. Di questo pezzo mi piace l’ironia femminista che ci mette nel dire che farebbe anche la casalinga perfetta pur di poter “amare” quest’uomo…o perlomeno io l’interpreto così. Lei era proprio una con le palle. Sono affezionata a questo brano perché lo cantavo quindicenne in una cover band ed ogni volta (oltre alla faticaccia!) era un urlo liberatorio”.

Bessie Smith – A good man is hard to find

“Siamo, incredibilmente, nel 1927. Semplicemente per la bassa qualità delle registrazioni e per l’organico strumentale dei suoi brani si può dire che Bessie Smith sia una cantante degli anni Venti; altrimenti il suo modo di cantare potrebbe tranquillamente essere del 2014… anzi, del 2070! Bessie Smith per me ha la voce più blues, rock e moderna della storia della musica.
Riesce a graffiare ogni parola senza soffocare nemmeno un armonico, riesce ad essere incredibilmente potente. È ben oltre la stessa musica che cantava. L’ho sempre vista come un’aliena che è erroneamente nata a fine 1800. Se non fosse vissuta in quell’epoca avrebbe probabilmente potuto esprimersi molto di più musicalmente. Bessie è una delle prime e più grandi blueswomen della storia, tenendo ben a mente che cosa potesse voler dire essere una cantante, donna, di colore negli Stati Uniti del Sud negli anni Venti. Come molti suoi “colleghi”, uomini e donne, di quei tempi, non ebbe una vita facile, né economicamente agiata. Questa sofferenza ovviamente traspare nella sua voce. Morì in povertà, e se non fosse stato per quella riscoperta del blues da parte dei giovani inglesi e americani negli anni ‘60, non avrebbe neanche avuto una degna sepoltura; e invece Janis Joplin le comprò una lapide, in segno di affetto e di riconoscenza per ciò che diede alla storia della musica, così come Clapton fece per Howlin’ Wolf”.

Janis Joplin – Piece of my Heart

“Poteva mancare Janis Joplin? Lei ha completamente svoltato e dissacrato il modo di cantare ed il modo di essere donna-cantante. Nei pochi anni che ha avuto a sua disposizione ha rivoluzionato il rock (e inventato a mio parere l’hard rock al femminile, perlomeno nel modo di cantare) e non si è mai vergognata di mostrare le sue debolezze. Di Janis ho sempre ammirato anche i musicisti: dapprima i Big Brother and the Holding Company, poi la Kozmic Blues Band. Janis Joplin mi ha fatto capire che si possono utilizzare anche le viscere per cantare e che bisogna liberarsi di qualsiasi patina, per potersi esprimere sinceramente. Non credo di aver mai visto Janis Joplin truccata. Oltretutto Janis era grande amica di Jorma Kaukonen, chitarrista dei Jefferson Airplane e di Grace Slick (famosissimo il servizio fotografico di loro due insieme), e questa interazione spontanea tra musicisti è lo spirito che maggiormente apprezzo di quei tempi”.

Grace Slick, Jefferson Airplane – White Rabbit

“Grace Slick capitanava a mio avviso una della band più incredibili della scena psichedelica di San Francisco della metà degli anni Sessanta: i Jefferson Ariplane. Con il loro album Surrealistic Pillow diedero il via alla famosa estate dell’amore del 1967. A 13 anni, quando la scoprii, non potei che rimenere folgorata da tutto ciò. White Rabbit, uno dei miei brani preferiti di quel disco, è decisamente il pezzo che avrei voluto scrivere io, vista la comune passione con Grace Slick per Alice nel Paese delle Meraviglie. Di Grace Slick mi piace la voce potente e pulita, dritta e piena.Ha un’estensione davvero notevole ed io la inserirei in quella scuola di rocker che hanno, magari anche inconsapevolmente, un’impostazione quasi lirica.
Oltre alla vocalità eccezionale, ho sempre ammirato anche il suo carisma luminescente e mai invadente”.

Silvana Aliotta, Circus 2000 – Io, la strega (versione inglese)

“Ragazzi… Stiamo parlando di una delle rarissime (per non dire l’unica) band progressive italiane, che io conosca, con cantante donna. E che cantante! Veniva chiamata la Grace Slick italiana e non a caso anche Silvana ha una potenza vocale, una pulizia e una pienezza vocale simili alla front woman dei Jefferson Airplane. Solo un po’ più sottile. Grinta mascolina sul palco e allo stesso tempo eleganza nel muoversi tra i musicisti della sua band: i Circus 2000. Silvana Aliotta l’ho scoperta guardando i video relativi al “Festival di avanguardia e nuove tendenze” (magari ci fosse ancora un festival con questo intento!) dove la sua band era arrivata al primo posto insieme a niente popò di meno che il Banco del Mutuo Soccorso”.

Patty Pravo – Pensiero Stupendo

“Patty Pravo per me è iconica, irriverente, tanto femminile e sensuale, quanto mascolina e dominatrice della scena. Mi attrae il suo modo di cantare e di recitare cantando. Interpreta Pensiero Stupendo, “triangolo” scritto da Fossati, unendo raffinatezza, classe e grinta, elementi che oggi è raro ritrovare insieme. Per me la Patty Pravo del Piper è stata illuminante, oltre che per la vocalità, anche per il suo stile. Donna affascinante, è capace di ricordare la sua bellezza in ogni nota che canta. Ah… Stavo tralasciando che è di Patty Pravo il primissimo concerto della mia vita, da piccolissima con mia madre. Non ricordo quasi nulla, se non lei, biondissima, alla Villa Reale di Monza”.

E questo invece è Riderò, il video dei Santa Margaret:

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