L’importanza delle parole: la playlist rap di Not Good | Rolling Stone Italia
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L’importanza delle parole: la playlist rap di Not Good

Il rapper che ha pubblicato venerdì l’EP ‘Erba nei jeans’ racconta chi l’ha influenzato. Si va da Fabri Fibra a Sfera Ebbasta, passando per Club Dogo, Emis Killa e Ghali

Not Good

Foto: Giovanni Barberis e Dario De Sirianna

«Erba nei jeans è contemporaneamente la fine e l’inizio di un percorso», racconta Not Good, vero nome Jari Melia, rapper classe 1997 che ha pubblicato l’EP due giorni fa. «La fine perché racchiude i brani più importanti per me scritti in questo ultimo anno, l’inizio perché comincia a tracciare una direzione di intenzioni del mio percorso. L’EP spazia a 360° toccando diverse sonorità ma tenendo come denominatore comune una cosa sola: l’importanza delle parole».

E chi lo ha influenzato nell’uso delle parole? Gli abbiamo chiesto di spiegarcelo in una playlist. Si va dal Fabri Fibra di Uomini di mare (Fibra è un feat dell’EP) a Sfera Ebbasta passando per Marracash, Ghali e naturalmente Emis Killa. Erba nei jeans è infatti un progetto di Hateful, la “palestra di talenti” fondata e gestita dal rapper di L’erba cattiva.

“Verso altri lidi” Uomini di mare

Sindrome di fine millennio è un album che ho recuperato quando ero più grande e consapevole, temporalmente non mi appartiene, ma Verso altri lidi è un brano senza tempo, si sente la passione di un artista che sta ancora, per l’appunto, navigando. La prima volta che ho sentito quel ritornello mi è entrato subito in testa, era come se Fabri stesse raccontando un pezzo della mia storia, ed è una dote che pochi artisti hanno.

“All’ultimo respiro” Club Dogo

Per restare un po’ nostalgici, ricordare quando facevo le medie e ascoltavo il rap che ci passavano i fratelli più grandi dei miei amici. Ricordo che ero piccolissimo ma mi aveva colpito questa frase: “il successo raramente viene perdonato”. I Club Dogo sono stati una parte fondamentale della mia vita, erano il gruppo rap per eccellenza e i primissimi a proporre un genere che riuscivo a sentire mio.

“Bastavano le briciole” Marracash

Marra è il mio rapper italiano preferito. Bastavano le briciole è un po’ quel brano che ascolti quando vuoi prendere una boccata d’aria lontano dalla musica di plastica, è un pezzo senza tempo. Parlare con schiettezza di tutta la sua vita condividendola col pubblico mi ha letteralmente spronato a scrivere di me. “Dai poveri a parlare come mangi ma è da i ricchi che ho imparato a scegliere i ristoranti”. Penso non servano altre parole.

“Né cura né luogo” Marracash feat Salmo

Restando in tema, Né cura né luogo è un altro grande classico. Un brano che mi ha segnato, ricordo bene di averlo ascoltato fino alla nausea, era proprio uno di quei brani che mettevo in cuffia ogni volta che andavo a scuola in autobus. Più crescevo, più quel pezzo prendeva significato.

“L’erba cattiva” Emis Killa

Quando vidi Emis Killa fare il salto nel mondo del mainstream con L’erba cattiva ricordo di essere rimasto davvero affascinato. Aveva un piede nell’underground e uno che puntava al grande pubblico, e secondo me è una cosa che ai tempi era quasi impossibile. Oggi è facile bazzicare più ambienti, ai tempi ricordo che c’era un po’ di puzza sotto al naso da parte dei grandi cantanti o della tv. Emis ha preso il rap in un momento in cui era difficile farsi notare sul serio e ha dimostrato che i rapper erano i veri liricisti. L’erba cattiva è uno dei pezzi meglio scritti di sempre per me.

“Pillole” Guè Pequeno feat Duellz

Altro grande cult, Duellz rende il pezzo letteralmente iconico. Quando è uscito Pillole ricordo di non averlo capito subito, era come se non riuscissi ad apprezzare a dovere quello che sentivo. Man mano, riascoltandolo, mi sono reso poi conto di quanto mi piacesse. È un brano intenso che racconta il disagio nel modo più fine possibile.

“Che dio mi benedica” Luchè

Che dio mi benedica è un po’ un guilty pleasure per me, è una di quelle canzoni che quando parte non posso fermarmi, devo per forza cantarla a squarciagola. Mi è sempre piaciuta l’attitudine di Luchè, trasuda passione ed è palese. In generale penso ci siano dei brani da cui si percepisce il vissuto appena iniziano, non sono solo parole scritte su un foglio, sono emozioni che hanno bisogno di un mezzo per essere veicolate. Che dio mi benedica è poi un buon auspicio in generale.

“Bisogna scrivere” Fabri Fibra

Già il titolo dice tutto. Questo è un brano che secondo non ha riscosso il successo che meritava, il sound è super attuale ed è del 2013, che è tutto dire. Questo pezzo mi ha ispirato particolarmente. La semplicità del messaggio, il video, il sound… è un po’ il pezzo che ti porta a pensare: “caspita avrei voluto scriverlo io”.

“Tupac e Biggie” Ghali

Questo è stato uno dei primi pezzi che strizzava l’occhio alle sonorità americane senza sfigurare minimamente. Ghali è una penna sublime, io sono un amante delle parole e poter sentire un pezzo che non rinuncia al contenuto pur strizzando l’occhio alla trap di oggi non è scontato. Ricordo benissimo quando uscì il video, io che sono un amante del cinema ho adorato la citazione di La Haine e da lì ho iniziato ad appassionarmi alle citazioni cinefile.

“OGNT” Sfera Ebbasta

Se parli di rap italiano non puoi non parlare di Sfera Ebbasta, è uno che ha cambiato le regole. Anzi, è uno che le regole prima le ha cambiate e poi le ha rifatte su misura sua. Ammiro la sua dedizione, si vede proprio è che un hitmaker e che è nato per farlo, questo poi è uno dei suoi brani che preferisco, mi ha ispirato vedere il percorso artistico di Sfera, ogni passo che ha mosso da OGNT fino ad oggi, è sempre stato in avanti. Ad oggi non interessa a nessuno se fai trap, rap, drill, pop o indie. L’importante è farlo bene e secondo me Sfera è il GOAT nel suo settore.

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