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La playlist spaziale di Matteo Cibic, artista e designer per Timberland

Ha animato la Design Week di Milano con la sua installazione esposta in Piazza XXV Aprile dal 5 al 9 aprile. Abbiamo chiesto al creativo come alimenta la sua immaginazione
Matteo Cibic, 33 anni designer - Foto ToiletPaper

Matteo Cibic, 33 anni designer - Foto ToiletPaper

«Ho una memoria musicale da pesce rosso, non mi sono mai ricordato le lyrics di una canzone in vita mia. Mio padre ha provato a insegnarmi Fra Martino Campanaro per tutta l’infanzia senza mai riuscirci, il maestro di pianoforte conosciuto per la sua capacità di far suonare anche i più stonati, a 6 anni mi ha battezzato l’eccezione che conferma la regola dopo una sola lezione» ci ha raccontato il creativo che ha animato la Design Week di Milano con la sua installazione esposta in Piazza XXV Aprile dal 5 al 9 aprile. Abbiamo chiesto al creativo cosa alimenta la sua immaginazione in occasione della sua collaborazione con Timberland, il designer ha recentemente reinterpretato con la sua creatività il concetto di Boat Shoe con suola SensorFlex, caposaldo del brand statunitense.

L’installazione realizzata da Matteo Cibic per Timberland esposta in Piazza XXV Aprile dal 5 al 9 aprile

«La mia selezione musicale è basata su canzoni e ritmi che trovo nei miei viaggi, usualmente ascolto la stessa canzone in loop per 30-40 minuti. L’alternanza di musica etnica pop, classica, romantica e elettronica mi permette di disegnare in maniera incostante e seguire un percorso poco lineare ma coerente con un mondo sempre più diverso, fragmentato, liquido. Quando ho disegnato le gambe di Timberland le ho pensate danzanti in punta di piedi in pose eleganti e romantiche, per poi arrotolarsi con energici ritmi arabi, e rimbalzare felici con ritmi latini» ci ha raccontato di Una panchina per il Salone, l’intreccio di linee curve e fluide progettato per Timberland dall’artista e designer emiliano.

1. “Waterfall” di Jon Schmidt

2. “Sid Redad” di Fadoul Al Man Saib

3. “BongoBongo” di Ashla Bohsle & Chorus

4. “A Hole in the Bucket” di Harry Bellafonte

5. “Gnossienne No1: Lent” di Erik Satie

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