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La playlist fra neo-classica ed elettronica di Matthieu Mantanus

Da Nils Frahm a Jon Hopkins, ecco le passioni e le fonti di ispirazione del pianista che ama l’interazione fra strumenti acustici ed elettronici

Matthieu Mantanus

Foto: Matteo Lava

È uscito ieri Sound of Elements, il nuovo EP di Matthieu Mantanus (acquistandolo su Bandcamp si contribuisce al progetto ‘Non da soli’ di Save the Children Italia). Cresciuto con un’educazione musicale classica, da alcuni anni il pianista, direttore, compositore e divulgatore svizzero sta esplorando il rapporto con l’elettronica. “La ricerca continua di suono è ricchezza pura, esattamente come l’orchestrazione”, dice. “È espressione e ispirazione”.

L’EP comprende un prologo, un epilogo e quattro tracce dedicate ai quattro elementi. Per dialogare con sintetizzatori digitali e analogici, Mantanus suona un pianoforte acustico con uscita MIDI. Gli abbiamo chiesto di selezionare per Rolling Stone le sue tracce preferite a cavallo fra neo-classica ed elettronica.

“All Melody / #2” di Nils Frahm

In questo celebre brano di Frahm è palpabile il suo amore per lo strumento elettronico e per le infinite sfaccettature che può offrire. Video come questo hanno contribuito a farmi apprezzare poco a poco l’elettronica, in questo caso analogica, in cui si sente quasi l’elettricità nei circuiti che crea ritmo e suono.

“C O S M” di Jon Hopkins

È decisamente più ambient di Frahm, ma per me ascoltare Jon Hopkins significa fare un bagno d’ispirazione per l’incredibile maestria nella spazializzazione del suono e per i timbri così freschi che riesce a trarre dall’elettronica. Nel caso di C O S M, sono molto interessanti i diversi livelli di reverberi che riesce a far coesistere, ognuno col proprio suono. Si ottiene così una musica ambient più ‘sporca’ e disturbante, per nulla scontata e affascinante. Qui vi metto C O S M, ma ascoltatevi tutto l’album, è stupendo.

“Drops & Points” di Pascal Schumacher

Percussionista, compositore, addirittura musicologo, mi ha colpito un suo lavoro del 2017, Drops & Points. Lì c’è molto di quello che piace a me: il suono elettronico è molto presente e si mischia con quello acustico in modo estremamente sottile. Non solo. Ci sono anche chitarre elettriche, il che mi ricorda un po’ Songbook di Matteo Franceschini, Leone d’Argento alla Biennale Musica di Venezia quest’anno. Per non parlare dell’attenzione al set-up della scena. È un concerto che avrei voluto vedere.

“Helikopter” di CEEYS

Per chi non li conoscesse, Sebastian e Daniel Selke sono due fratelli musicisti (est) berlinesi. Li trovo estremamente interessanti nella loro ricerca di intreccio tra acustico (pianoforte e violoncello) ed elettronica. Questo brano, Helikopter, è parte del loro album Hidensee, una piccola isola del Baltico che fa parte dei loro ricordi di vacanze d’infanzia nell’ex DDR. Mi ha particolarmente interessato l’idea del rotore dell’elicottero come base ritmica iniziale: uno di quei rumori che portano con sé un pezzo di memoria e dal quale sgorga poi la creatività. Altro aspetto interessante: la produzione in parallelo di un progetto fotografico, un’alternativa interessante alla presenza imperante del video come corollario quasi imprescindibile alla musica.

“Interoception” di Johannes Motschmann

Compositore tedesco dalla formazione classica e come me davvero senza pregiudizi di genere. Il mio interesse nasce proprio dall’interazione tra strumenti elettronici e non. Qui in Interoception vedrete il Juno che interagisce – ed è questo il punto – con un violino, e percussioni acustiche. Ecco un amalgama di suoni che, oltre ad essere ben riuscito, spinge alla riflessione.

“Heliopause” di Anne Müller

Violoncellista, amica da sempre di Nils Frahm con il quale ha registrato l’album 7 Fingers nel 2011, esprime dal violoncello lo stesso tipo di ricerca: suono acustico mischiato all’elettronica. In Heliopause trasforma il suo strumento quasi in un organo, un suono che mi affascina molto.

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