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La playlist di See Maw

‘A luci spente’, l’esordio del musicista milanese, è un disco malinconico a metà tra clubbing e cantautorato. Dall’house di Yaeji al synth pop anni ’80, ecco sette brani per capire le sue influenze

See Maw

Foto: Gianmarco Montagna

See Maw è uno degli artisti più interessanti del roster di Undamento, l’etichetta di Frah Quintale, Dola e Dutch Nazari. Milanese, classe 1996, nel primo album A luci spente, uscito il 5 giugno dopo i due EP Ghiaccio e Depre Mood, mescola elettronica e cantautorato, i beat con la canzone d’autore, il dancefloor con le ballate. È un disco malinconico, affascinante e ballabile, difficile da mettere in una casella. In più, See Maw è un tuttocampista: scrive, arrangia e produce tutti i suoi pezzi. Gli abbiamo chiesto di raccontarci le sue influenze, che ha raccolto in questa playlist.

“Passionfruit” Yaeji

«Yaeji ha uno stile che mi fa sempre volare, ma questa canzone mi ha colpito particolarmente. Non so se sia l’armonia, i suoni, il ritmo o la sua voce: probabilmente sono tutte queste cose insieme. Ascoltarla mi ha insegnato molto, anche per la produzione del disco».

“Breathe” Télépopmusik

«Quando ho ascoltato questo pezzo per la prima volta l’ho subito sentito vicino per musicalità, struttura, mood. La cassa dritta soft, elegante e sognante, cupa ma leggera, sono io. Ogni volta che la ascolto, non importa quale sia il mio stato d’animo, mi riporta in posti che altrimenti non saprei raggiungere».

“Should’ve Brought an Umbrella” Stavroz

«Consigliata da un’amica tempo fa, ancora oggi è nella mia memoria. Grande composizione, sia a livello globale che, nello specifico, nelle parti strumentali che dialogano tra loro. Molto da colonna sonora. Forse è per questo che ci ritrovo molto di me: compongo per atmosfere, umori, immagini, e la conseguenza è che ascoltando le canzoni puoi davvero viaggiare veramente gli occhi chiusi, vedere quello che vedo io».

“The Rest of My Days” S+C+A+R+R

«Ho scoperto questo brano con una pubblicità su Instagram. Oltre alla canzone, mi ha subito colpito la componente visiva del progetto. Ascoltatela e guardate il video su YouTube: è al limite tra il tamarro (non quello volgare) e l’eleganza».

“Moon” Kid Francescoli

«Una di quelle canzoni che ti porta veramente sulla Luna, e se sei bravo a lasciarti andare anche altrove. È tutto bello, ma quando arriva la voce è chiaro che questo brano sa anche emozionare, o perlomeno così è successo a me. Scrivo musica con lo stesso obiettivo e spero nel mio piccolo di riuscirci. Senz’altro devo prima riuscire a farcela con me stesso».

“Hometown” French 79

«Tutti amano i synth e le sonorità anni ’80 e ’90, me compreso, ma questa canzone va oltre. Quando ascolto l’elettronica do molta importanza alla voce e all’utilizzo che se ne fa. In particolare, mi piace quando è delicata, quasi soffiata, rassicurante, ma capace di farti emozionare. Ovviamente ognuno si emoziona in modo diverso, ma a volte è veramente solo una questione di suoni e vibes».

“Epikur” David August

«Dulcis in fundo, non mi stancherò mai di citare questo pezzo. È uno dei brani meglio strutturati che abbia mai sentito a livello di suono e come scambi melodici e contrappunti ritmici tra le parti. Il tema principale viene ripreso alternando perfettamente i momenti di vuoto con quelli più potenti, resta sempre elegante e non esce mai dai binari. È una canzone per perdere il contatto con il mondo esterno, e in particolare ha ispirato Con gli occhi chiusi, uno dei pezzi del mio disco».

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