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La playlist di Mille

Mentre ci presenta il suo nuovo singolo dedicato ai ’pazzi’, la cantautrice che abbiamo conosciuto con i Moseek ci racconta i brani che l’hanno influenzata maggiormente. Da Loretta Goggi ai Pixies

L’avevamo conosciuta insieme ai Moseek, ma da qualche tempo per Mille è tempo di fare da sola. La cantautrice romana ha pubblicato il singolo I pazzi , nata durante il primo lockdown e ispirata… ai suoi vicini di casa: «L’ho scritta pensando al condominio di gente che abita dentro di me e intorno a me: intendo proprio i miei vicini di casa, che hanno ispirato le suggestioni del pezzo».

«Neanche da vecchi saremo vecchi», dice Mille nel ritornello della canzone che potete sentire qui.

Ma quali sono i brani preferiti della cantautrice? Ce li siamo fatti raccontare proprio da lei.

“Be my baby” The Ronettes (1963)

Mi piace sentire la joie de vivre e con questa canzone ci riesco da sempre. Mi fa ballare, adoro cantarla e suonarla, ha uno dei ritornelli più esplosivi di tutti i tempi, qualcuno ha detto. È la colonna sonora di grandi bevute e dei giorni che finiscono tardi la notte.

“Maledetta Primavera” Loretta Goggi (1981)

Da bambina rispondevo che questa era la mia canzone preferita, e la porto ancora nel cuore. Chiedevo ai più grandi cosa fosse quel “sogno erotico” del testo. Le parole le ho comprese realmente a 16 anni. Durante il primo lockdown dal balcone è diventata, insieme ai miei vicini di casa, “maledetta quarantena” – sorry Loretta! Che bello che è stato cantarla a squarciagola.

“Where is my mind?” Pixies (1988)

Probabilmente una delle prime canzoni che ho imparato a suonare con la chitarra, mi registravo con un registratorino a cassetta che mi avevano regalato alla prima comunione, distorceva un po’ e mi sembrava che la rec avesse un suono simile a quello del disco originale. Oggi direi che ero sorda. Ma quell’effetto sanguigno e vintage mi piaceva un casino.

“Il paradiso” Patty Pravo, (1969)

Musa. Patty Pravo mi faceva pensare a quanto fosse figa mia madre, anche se una bionda e l’altra rossa. Mi ha sempre affascinata, l’ho conosciuta con questa canzone, con l’hook “nana nana nana nana” ci ho fatto tanti viaggi e mi ha insegnato a dire che “la vita è così” facendo spallucce insieme a un bel chissenefrega.

“I feel fine” The Beatles, (1964)

Una di quelle canzoni che ti fa battere il piedino col sorriso anche quando sei in sala d’attesa dal dentista (quel giorno mi tolsero 4 denti da latte, avevo 14 anni). Misi a confronto il suono degli aggeggi che il dentista stava usando oltre la parete con il suono iniziale della canzone. E c’era una cosa, mi piaceva! Ho scoperto anni dopo che mi ero innamorata dei fischi della chitarra, i feedback, proprio quello che Lennon e compagni avevano lasciato “per sbaglio” (i Beatles non hanno mai fatto niente per sbaglio) nell’intro di questa canzone.

“Rumore” Raffaella Carrà, (1974)

La metterò in scaletta quando si potrà tornare a fare concerti. Mantengo così una promessa alla bambina che ballava tutte le canzoni di Raffaella Nazionale e che sognava di fare la cantante. Mi preoccupava solo l’abilità fisica, non avrei piegato così tanto la schiena. È sempre stata simbolo di emancipazione, e di grande intelligenza e con questo testo racconta la storia di una donna che si lascia alle spalle un uomo decidendo che poteva “fare da sé”, ma anche delle conseguenze che questa decisione ha provocato. Erano anni difficili dove i principi del femminismo si diffondevano, ma allo stesso tempo le donne non riuscivano a identificarsi con ruoli diversi da quelli imposti dalla società.

“Cosmic Love” Florence + The machine, (2009)

Ho scoperto la meravigliosa arte di Florence nel 2012 (che ritardo imperdonabile) in viaggio per Nottingham, era il mio primo tour all’estero, e avevo 1100 chilometri a disposizione per imparare a memoria sia Lungs che Cerimonials. Sono andata oltre all’impararli a memoria, quei due dischi mi sono proprio entrati dentro. E poi pazzesche le percussioni e i timpani presenti, che mondo mi hanno aperto! Sul palco da quel momento oltre alla chitarra, ho sempre un timpano di lato e ogni volta che lo suono, un pensiero felice va a quel viaggio inglese fatto di canzoni bellissime.

“Ritornerai” Bruno Lauzi (1963)

Il 1963 è stato un anno magico, sono uscite canzoni che hanno letteralmente contribuito a determinare le cellule musicali che mi ritrovo. Ogni volta che parte l’intro della canzone vengo trasportata al mare, sarà pure che fa parte della colonna sonora del celeberrimo film Sapore di sale – un anno dopo e non posso fare a meno di immaginarmi su una sedia sdraio sotto l’ombrellone a guardare l’orizzonte mentre mangio un panino con la mortadella. Una delle canzoni che più amo suonare al pianoforte.

“The Golden Age” Woodkid (2013)

Tornano i timpani, le percussioni e le atmosfere solenni che adoro mischiate ad una vocalità speciale e unica. E poi il videoclip, che è uno shot film in verità, è splendido. Dal vivo la resa è magistrale.

“L’astronauta” Jovanotti, 2015

«Fai tornare indietro il tempo, fammi rivedere il mondo, fammi vivere la vita fino all’ultimo secondo, il segnale è debolissimo, rispondili, e ditele che sto pensando a lei, che l’ultimo pensiero è solo lei, soltanto lei». Jovanotti è l’artista italiano che più amo. E questa canzone mi buca dentro ogni volta che la ascolto.

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