Home Musica Playlist

La playlist di Khalab

Per prepararci al meglio all'ultimo evento di Jazz:Re:Found abbiamo chiesto qualche consiglio per gli ascolti a uno dei producer più affascinanti della scena contemporanea, l'8 dicembre sul palco dell'Off Topic di Torino durante Weekender

Parte domani a Torino un appuntamento imperdibile della stagione musicale, Weekender, chiusura in bellezza per l’edizione 2018 di Jazz:Re:Found, che quest’anno con il claim ‘Black & Forth’ ha fatto ballare Biella, Torino e Milano con il meglio della musica nera, in tutte le sue contaminazioni.

Per l’ultima data il Jazz:Re:Found torna a Torino, all’Off Topic e al Supermarket, dove per un evento nato dalla collaborazione con Red Bull Music si alterneranno sul palco alcune delle personalità che stanno ridefinendo confini, schemi e sonorità della musica elettronica mondiale. Jayda G, Nu Guinea, Antal, Mafalda, Mr. G, Bugz in the Attic, e ancora il live set di Joe Armon Jones e il live trio di Khalab.

È proprio a quest’ultimo che abbiamo chiesto i dischi che stanno costellando i suoi ascolti negli ultimi mesi, in modo da conoscere meglio uno dei producer più interessanti della scena contemporanea, comparso a Roma una decina di anni fa e da allora rimasto avvolto nel mistero. Khalab significa musica nera in tutte le sue sfumature, intrecciate con l’elettronica declinata fra le miriadi di sonorità possibili; ed è da questo mix che, nel 2018, nasce Black Noise 2084, ultimo album di Khalab di cui oggi vi presentiamo una playlist in esclusiva.

“Water Music” di Roberto Musci

Questo pezzo mi trasmette una fortissima pace interiore. Registrazioni sul campo inserite all’interno di un contesto armonico poetico, sognante, da fantascienza. Credo che l’arte possa definirsi tale solo quando riesce a trasportarti in luoghi “impossibili. Musci in questo è stato un maestro, non perdetevi la raccolta a lui dedicata dalla Music From Memory.

“Wa Ta’atalat Loughat Al Kalam (Part 2)” di Jerusalem In My Heart

Ancora mondi fantastici, retro futurismo, culture antiche tramandate da giovani sperimentatori, musiche arabe che estremizzano il concetto di ripetizione come in un rave techno, Estremismi sonori che forniscono Impalcature sonore sulle quali poggiano melodie senza tempo. Il suo ultimo disco è uscito da poco, si chiama Daqa’is Tudaiq ed è un capolavoro.

“Music For the Quiet Hour (Part Three)” di Shackleton

Ascoltare Shackleton ha su di me un effetto “bipolare”. Una parte di me si ispira e non vede l’ora di chiudersi a studio per fare qualcosa di lontanamente paragonabile alla sua intelligenza artistica. L’altra parte di me cade in una depressione totale e vorrebbe smetterla di far musica perché il confronto è troppo svilente. In questo pezzo sembra di ascoltare una tribù Africana nello spazio e nel futuro.

“Atlantic Black” di Makaya McCraven feat Shabaka Hutchings, Tomeka Reid, Junius Paul

Makaya è un batterista jazz e un beat maker francese. Figlio di un batterista nero che ha suonato con Archie Sheep, tra gli altri, e di una cantante Ungherese. In questo brano, estratto da uno dischi di jazz futuristico più belli del 2018, suonano con lui musicisti bianchi, neri, caraibici, europei, americani ed africani. Il disco è stato registrato Tra Los Angeles, Londra, New York e Chicago. La sua è chiaramente una musica che non conosce confini.

“An Angel Fell” di Idris Ackamoor and the Pyramids

Il disco più bello del 2018 per chi scrive.

Leggi anche