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La playlist di Jungstötter

Il musicista tedesco ci ha selezionato e commentato i brani più significativi del momento, almeno secondo lui

Foto di Bianca Phan

Fabian Altstötter, per gli amichetti Jungstötter, si è esibito a Milano solo qualche giorno fa. Non tutti lo sapevano, i giusti lo sapevano, ma quel che importa è non perdere d’occhio il musicista tedesco e le cose belle che sta facendo. In primis, questa playlist.

“Dealer” di Scott Walker

Devo ovviamente rendere omaggio a Scott Walker per la sua recente scomparsa. È stato determinante nel modo in cui guardo alla musica e a me stesso in quanto artista. Il suo percorso musicale è davvero sbalorditivo e puoi accorgerti di quanto, album dopo album, il suo pensiero sia entrato nel profondo della sua arte. Ha elevato la musica a qualcosa di superiore. Questa è una delle mie canzoni preferite di Climate of Hunter.

“Electrostatic” di The Durutti Column

Continuo a tornare alla musica di Vini Reilly (The Durutti Column) da anni e scopro sempre nuove cose, dato che è molto prolifico. Sono interamente catturato dal suo lacoro perché il suo approccio è totalmente diverso e la calma che infonde è disarmante. E poi è molto innovativo per il suo tempo. Questa canzone suona come un anticipazione di una traccia di Dean Blunt.

“Quatere” di Mario Batkovic

Mario Batkovic è nato in Bosnia ma credo sia cresciuto a Berna. Ha firmato per la Invada Records di Geoff Barrows e ha fatto uscire il suo bellissimo album di fisarmonica che mi ha letteralmente stregato, per via del suo modo unico di usare lo strumento. Non suona come uno strumento, semmai come una colonna sonora oscura.

“Transit” di Fennesz feat. David Sylvian

Esistono due versioni di questa canzone: una con e una senza David Sylvian. So di molte persone che preferiscono quella senza, cosa che posso capire perché lo strumentale di Fennesz è incredibilmente delicato, per quanto arrogante. Ma preferisco la versione con David Sylvian, prima perché sono di parte in quanto cantante, poi perché penso che si uno splendido contrasto.

“Inkling” di Eartheater

Ho scoperto l’etichetta PAN grazie a un amico, che ci ha pubblicato un disco e poi altri ancora a seguire. È una delle più interessanti finora. Ci ho messo un pochino per appassionarmi dell’album di Eartheater perché sostanzialmente è pop insieme a un bel po’ di cose che fanno rabbrividire.

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