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La playlist di Julia Holter

Per dare vita al nuovo "Aviary", la cantautrice di Los Angeles sicuramente si è circondata di musica pura, schietta, senza fronzoli o sovrastrutture. Come quella che ci ha passato

«Fra tutte le chiacchiere che viviamo ogni giorno, è difficile trovare delle fondamenta,» ha detto Julia Holter a proposito del suo ultimo, incantevole album, Aviary. «Penso che questo album rifletta quel sentimento di cacofonia e come una persona risponda a ciò, come uno si comporta, come cerca l’amore o il conforto. Forse è una questione di ascolto e comprensione di questa apparente pazzia, formando qualcosa al di fuori e immaginandosi il futuro.»

Per andare nel profondo delle fondamenta, la cantautrice di Los Angeles sicuramente si è circondata di musica pura, schietta, senza fronzoli o sovrastrutture derivanti da convenzioni sociali, artistiche. Un po’ di questa musica, che l’ha sicuramente influenzata per l’album pubblicato da Domino, Julia ce l’ha lasciata qui sotto in forma di breve playlist. E allora ce l’ascoltiamo, nell’attesa di vederla dal vivo il 23 giugno al Magnolia di Milano e il 24 al Cortile del Castello Estense di Ferrara.

“Across to Annoyo” di Tim Hecker

Ho ascoltato molto Konoyo mentre ero in tour, è un pezzo che mi mete di buon umore e mi atterrisce allo stesso tempo. È davvero avvolgente, gli esili timbri Gagaku e i lunghi, armoniosi toni suonano ancora più allungati in questo pezzo. Il suono è spaventosamente viscerale e tridimensionale, mi ci perdo dentro.

“Oh Allah” di Alice Coltrane

Metto sempre questa traccia nelle liste perché ha giocato un ruolo fondamentale nel mio disco Aviary, per il modo in cui archi e synth si muovono insieme, per gli arrangiamenti melodici. Come altri dischi della Coltrane, il primo ascolto ha cambiato qualcosa in me, è pura estasi e sembra toccare corde recondite della mia anima quando l’ascolto.

“Catalyst” di Tess Roby

La mia amica Ramona Gonzalez dei Nite Jewel mi ha fatto ascoltare la musica di Tess Roby, cosa che mi ha scombussolato del tutto. Una voce capace di stregare, e un delicato senso di armonia. Gli arrangiamenti limpidi e la voce chiara mi appaiono unici, canzone profondamente onesta ed elegante.

“Devotion” di Tirzah

Ho ascoltato quest’album di Tirzah per ore e ore, l’approccio informale nei testi e nelle melodie è davvero ipnotico. In questa canzone, il loop di piano ha uno strano effetto caleidoscopico. Mentre Coby Sey canta sul ritornello, lei intona parole accomodanti, cercando un modo di comunicare. La produzione (penso fatta con l’aiuto di un’altra compositrice che adoro, Mica Levi) è a prima vista minimale e libera, ma splendidamente modellata.

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