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La playlist di drone music e poesia dei King Midas Sound

Siccome il duo è composto da un Signore della drone music e un poeta, ci siamo fatti raccontare i brani e le poesie che hanno ispirato il nuovo "Solitude"

Foto di NIck Sayers

Kevin Martin e Roger Robinson aka King Midas Sound

I King Midas Sound sono un duo composto da un musicista, Kevin Martin aka The Bug, e un poeta, Roger Robinson. La cosa più sensata quindi era di chiedere loro due playlist, una di pezzi drone ambient compilata da Kevin e una di poesie scelte da Roger, che giustificassero in qualche modo uno dei progetti più interessanti di quella scena raggruppabile sotto il segno di dub, ambient, drone, industrial e cose molto oscure.

Il loro nuovo Solitude, che unisce pericolosamente (ma con successo) le lande desolate della drone di Kevin con la fisicità della voce baritonale di Roger, è uscito da qualche settimana per Cosmo Rhythmatic, un’etichetta berlinese ma gestita perlopiù da italiani espatriati.

I cinque brani drone selezionati da Kevin Martin

“October Language” di Belong (2006)

La chitarra shoegaze incontra il drone isolazionista. Questo album mostruosamente osannato suona come un appuntamento ideale fra My Bloody Valentine e Thomas Koner. I Belong vengono da New Orleans, e questo album mozzafiato è stato scritto dopo il disastro dell’uragano Katrina.

“Soliloquy for Lilith” di Nurse With Wound (1988)

Indici di decadimento sinistri e ossessivi tradiscono una massa oscura fatta a colonna sonora. Un paesaggio desolato di piatti distorti crea un rituale di terrore.

“Feedback Works 1969-1970” di Eliane Radigue (2012)

La regina del minimalismo dimostra esattamente come riesce a creare un’atmosfera così grandiosa con una palette sonora tanto limitata. Ossessiva e ipnotica: una perfetta presentazione dell’arte di questa maga.

“The Black Meat” di Kristoffer Lo (2016)

Ottoni classici emulano il drone metal. Da una tuba solista, Lo riesce a estrarre una bellezza disarmante fra un muro di amplificatori e secchiate di effetti a pedale. Incantevole malinconia, registrata in un faro sperduto in Norvegia.

“The tired sounds oft” di Stars of the Lid (2001)

Ammetto di aver scoperto questo album incredibile solo dopo la sua ristampa. La musica classica liquida dei SOTL è così stregante. Suona come un’orchestra che annega, filtrata attraverso un sogno oppiaceo. Qui, i miraggi musicali e il romanticismo perduto si combinano maestosamente e in maniere del tutto indimenticabile.

Le cinque poesie preferite da Roger Robinson

“Feb 4 ‘99” di Mike Ladd (2000)

Questa è seriamente uno dei parlati che preferisco su musica. Trovo davvero commovente l’arrangiamento orchestrale combinato alle parole.

“Booga Sugar” di Beans (2003)

Prima che Beans fosse anche solo un membro del famoso Anti Pop Consortium militava nella scena Spoken Word newyorchese. Non dimenticherò mai di quando l’ho visto recitare questo pezzo scritto e parlato magistralmente.

“Song Of Nothing” di Ira Cohen (1994)

Ira Cohen è stato di certo una delle mie prime influenze di spoken word. Ha avuto anche un ruolo meno noto nella Beat Generation.

“Inglan is a Bitch” di Linton Kwesi Johnson (1980)

Linton Kwesi Johnson è molto importante per la mia poesia e performance. Senza di lui non ci sarebbe il recitar parlato per come lo conosciamo.

“Please don’t take My Sir Jordans” di Reg E Gaines (1994)

Reg E Gaines aveva un ruolo predominante nei Nuyorican Poets dei primi anni Novanta. Questa poesia è quella che gli ha assicurato la fama, dandogli la possibilità di scrivere la hit di Broadway Bring da Noise Bring da Funk.

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