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La playlist del Linecheck

La direzione artistica dell'unico showcase festival italiano ha scelto per noi alcuni fra gli artisti di punta in lineup: dal mix di acid house e West African disco dei Doomsquad fino a Seun Kuti, figlio di Fela

Pierre Kwenders

Foto di Philippe Richelet

È tornato a Milano il Linecheck, lo showcase festival unico in Italia, tra incontri, workshop, panel e, ovviamente, tantissimi concerti. Infatti, in mezzo ai tantissimi incontri aperti al pubblico con gli addetti ai lavori della musica, spiccano alcuni tra gli esordienti più promettenti e ricercati nel panorama internazionale che, se non fosse per Linecheck, difficilmente riusciremo a vedere su un palco italiano.

Un format, quello dello showcase festival attualmente in scena al Base, ormai diventato un punto fermo del panorama musicale italiano, ma che quest’anno si arricchisce di un’ulteriore novità. Ci sarà infatti un guest country, il Canada: baluardo del multiculturalismo, proiettata nel futuro, con il suo 22% di cittadini nati fuori confine, record tra i paesi G7. Un Paese che anche in ambito musicale ha sempre rifiutato il ruolo di gregario, affrancandosi dalla scena statunitense e britannica e stimolando una diversità culturale che ha attraversato almeno due generazioni di musicisti. Da Neil Young agli Arcade Fire, da Leonard Cohen a Caribou fino a The Weeknd.

La direzione artistica del festival ha scelto per noi una playlist per presentare al meglio gli artisti in lineup.

“Makanda” Pierre Kwenders

Pierre Kwenders (21/11), originario del Congo e tra i più acclamati d’oltreoceano. Fondatore di Moonshine (21/11), un party LGBT oggi collettivo artistico focalizzato sulla diffusione della diversità creativa di Montréal, Kwenders canta in quattro lingue e porta per la prima volta in Italia le sonorità dell’ultimo album Makanda, prodotto da Tendai Maraire degli Shabazz Palaces.

“General Hum” Doomsquad

Da Toronto i Doomsquad (23/11), tre album all’attivo (l’ultimo su Bella Union) in un mix di acid house e West African disco, si esibiscono con uno show esclusivo prodotto insieme ai
milanesi-iraniani NAVA, già nel roster della Nettwerk di Vancouver.

“Hypersensis” Ouri

Reduce dal successo del Piknic Electronik, il festival estivo di musica elettronica ‘settimanale’ di Montréal, protagonista al Bass Camp Montréal della Red Bull Music Academy e nel roster della Ghostly International (Gold Panda, Matthew Dear), Ouri (21/11) affascina per il suo background da polistrumentista di classica (pianoforte, arpa e violoncello)

“Cola” Arlo Parks

Arlo Parks, 19 anni di origini nigeriane, è una delle voci più interessanti della Super Sad Generation britannica. Le sue influenze vanno dalle poesie di Allen Ginsberg e Sylvia Plath, alla musica di Jim Morrison e Fela Kuti, rimescolate nella realtà di una diciannovenne di Londra che ha trovato nel soul, nel pop e nel jazz il modo di esprimere la sua “confessional, emotional music“. Per la prima volta in Italia italiana al Linecheck festival.

“I Run” Blu Samu

Super talentuosa artista belga, tra poetessa e urban samurai, con una controversa unione di soul, jazz, funk e rap. Il suo sound è un melting pot di influenze che vanno dall’hip-hop al funk e al soul, intrecciate da una voce rauca e ipnotica che ti mette subito in trappola. Per ingannare l’attesa, le abbiamo chiesto di mettere uno in fila all’altro gli ascolti che sono stati fondamentali per la sua formazione artistica.

“Black Times” Seun Kuti ft. Carlos Santana

Seun Kuti, figlio di Fela, il leggendario musicista e attivista pioniere dell’afrobeat. Cantante, sassofonista, autore e militante, la sua presenza è legata al tema portante #soundslikediversity. Con lui la storica Formazione degli Egypt 80: dopo la morte prematura del padre nel 1997, Seun ha assunto a soli 15 anni il ruolo di cantante della band, “la più infernale macchina ritmica dell’Africa tropicale”, assumendone anche l’impegno politico e sociale.

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