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La playlist dei Winstons

In attesa della data al Serraglio di Milano, abbiamo chiesto al supergruppo psichedelico le canzoni che hanno influenzato i suoni di 'Smith': da Peter Gabriel ai Roxy Music, fino agli "psico-architetti alieni" King Crimson

I Winstons: Lino Gitto, Roberto Dell'Era e Enrico Gabrielli

Lo scorso ottobre i Winstons, supergruppo fondato da tre musicisti fondamentali per la scena alternativa italiana – Enrico Gabrielli, Roberto Dell’Era e Lino Gitto –, sono apparsi a sorpresa nel feed social di Charlie Sheen, che invitava i fan della sua pagina Facebook ad ascoltare l’ultimo album della band, Smith, un tesoro di psichedelia e suoni anni ’70. Il trio ha iniziato il 2020 in tour, regalando a tutti la possibilità di seguire i consigli dell’attore americano. Dopo due date di riscaldamento a Roma e Firenze, il 25 gennaio i Winstons suoneranno al Serraglio, a Milano, ospiti della serata Psychedelic Waves. Per prepararci al meglio al concerto, abbiamo chiesto alla band di creare una playlist che raccogliesse le loro influenze. La trovate qui sotto.

1. “Games Without Frontiers” Peter Gabriel

Una mattina del 2013 ricevo la telefonata di Sergio Carnevale, il batterista dei Bluvertigo. Dormivo. Mi ha detto: “Hai 10 minuti per rispondere. Ho i biglietti per il concerto di Peter Gabriel, stasera. Prendere o lasciare”. Io: “Certooo, è uno dei miei idoli”. Sono sempre stato un super fan dei Genesis, ma all’epoca della sua carriera solista conoscevo solo So e qualche singolo. Beh, è stato uno dei concerti più fighi che abbia mai visto. Ultimamente ho riscoperto i suoi primi quattro album, e sono una bomba. Games Without Frontiers è ispirata al famoso programma televisivo degli anni ’80 in cui ogni Paese europeo si presentava con una squadra per competere in giochi buffi. Una guerra senza lacrime, come dice Gabriel. (Linnon Winston)

2. “Ladytron” Roxy Music

Per me questo è il primo vero brano pop/glam. Ferry, Eno e co. trasportano gli anni ’50 nei ’70 e per un po’ nessuno ci ha più capito una mazza. Come se cani e gatti vivessero insieme. (Linnon Winston)

3. “When Poets Dreamed Of Angels” David Sylvian

Dal disco di David Sylvian che ha accompagnato le mie scopate da ventenne, forse quello che ho ascoltato di più nella mia vita. È un album intimo, acustico, crudele ma ben suonato, sincero e psichedelico. Questo è il brano più importante: ci sono praticamente solo chitarra e voce, due strumenti profondissimi e importantissimi. Il passaggio centrale è da brividi. Drogato o no, per me è un capolavoro. Sakamoto was there. (Linnon Winston)

4. “Larks’ Tongues In Aspic” King Crimson

Nel 2000 e qualcosa i miei si abbonarono a Tele+. Internet all’epoca era una fetecchia, quindi non c’era altro da fare se non guardare le repliche di Beat Club sul canale musicale. C’erano tutte le band glam, pop e prog inglesi, roba mai vista prima. È così che ho capito che i Genesis erano l’unica band prog romantica, mentre i King Crimson mi sembravano psico-architetti alieni dell’arte. Fripp for president. P.S.: I King Crimson non sono prog, il prog forse non esiste. (Linnon Winston)

5. “The Fountain of Salmacis” Genesis

The Fountain of Salmacis è un pezzo coloratissimo e decadente come certe case liberty della laguna veneziana. Non venitemi a dire che i miti greci e le Metamorfosi di Ovidio sono roba da parrucconi prog, perché a questo giro sono disposto a fare a botte. All’epoca i Genesis avevano poco più di 20 anni. Ridateci quella roba lì e il mondo sarà presto migliore. (Enro Winston)

6. “I Only Have Eyes for You” Flamingos

Esistevano già versioni precedenti, ma ho scoperto I Only Have Eyes for You dei Flamingos grazie alla colonna sonora di American Graffiti, la mia Bibbia musicale prima di avere una coscienza. Questo brano rimane, almeno per me, il primo esempio di psichedelia onirica e sognante, sia nel suono che nel testo. Per i Grammy è una delle più belle 150 canzoni di tutti i tempi. (Rob Winston)

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