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La playlist dei Laago!

Il cantautore Andrea Catenaro racconta il suo debutto ‘Le fasi del sonno’ attraverso le cinque canzoni che più hanno influenzato un lavoro dedicato al suono dell'indie americano

Dopo i primi singoli La notte e le idee e Dormi!, i Laago! sono tornati con un album d’esordio, sempre per la romana 42 Records, intitolato Le fasi del sonno. Un lavoro incentrato sul passaggio definitivo all’età adulta, e alle sfide che questo comporta, affrontate dal cantautore romano Andrea Catenaro – mente creativa dietro il progetto – attraverso dieci brani decisamente atipici per il panorama italiano. Infatti, con Le fasi del sonno, Andrea non solo sigla un debutto più che convincente, ma ritrae in musica l’amore che lo lega alla musica indie americana, e non è un caso che nell’album compaiano due collaboratori d’eccezione come Bob Nastanovich dei Pavement e Jason Lytle dei Grandaddy, due mostri sacri del genere. È per questo motivo, quindi, che abbiamo chiesto ad Andrea le cinque canzoni fondamentali dell’indie made USA che più hanno ispirato l’ultimo disco firmato Laago!.

“Frontwards” Pavement

Le fasi del sonno si apre con uno speech di Bob Nastanovich, quindi non potevo che iniziare con i Pavement. Come tutto l’Indie americano storto e sgangherato, ma più di tutti e prima di tutti, mi hanno insegnato a prendermi un po’ meno sul serio, a scrivere ironizzando e scherzando anche sulle cose più pesanti e profonde, ad amare le anti-rockstar. Meno retorica, più sostanza, più stile. “So much style that it’s wasted” dicevano in questa canzone.

“Carry The Zero” Built to Spill

Ho rubato il giro di accordi per scrivere Marianna. Li ho visti due volte dal vivo a Roma, la seconda eravamo probabilmente in 50. Doug Martsch è ipnotico, uno dei miei preferiti sul palco, anche se sostanzialmente non fa nulla per fare il frontman. Le code strumentali dei loro pezzi sono state molto influenti per me e credo si senta in questo disco.

“Little Fury Things” Dinosaur Jr

Cantare morbido mentre sotto c’è l’inferno: una cosa che provo a fare spesso e che ho imparato da qui. Ascoltare per la prima volta la coda di questa canzone è stato un momento sognante per la mia vita di ascoltatore. Un aneddoto: un giorno ho incontrato Kevin Shields dei My Bloody Valentine e mi ha detto di aver capito cosa sarebbe stato lo Shoegaze proprio in questo stesso punto della canzone (tutto vero: sia il fatto di averlo incontrato, sia la “confessione”).

“Port of Morrow” The Shins

Loro in realtà arrivano un po’ di anni dopo la scena dell’Indie americano dei 90s, ma vengono da lì. James Mercer è un maestro di songwriting per me, uno dal quale cerco di rubare più possibile. I cambi di accordi e le melodie sono quelle di un fuoriclasse. Ho scritto la title-track del disco dopo aver ascoltato questa canzone.

“Summer here kids” Grandaddy

L’altro featuring del disco, in “Marianna”, è con Jason Lytle. Avere lui e Nastanovich nel disco è stato un sogno per me, tuttora fatico a credere di essere riuscito a convincerli. I Grandaddy sono stati un culto per molti ma il talento melodico e la capacità di scrittura di questo signore avrebbero potuto e dovuto portarli ancora più in alto.

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