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La playlist dei Fast Animals and Slow Kids

I rocker perugini ci hanno fatto una selezione brani per prepararci al live del 18 marzo all'Alcatraz di Milano

Abbiamo già avuto modo di parlare con i Fast Animals and Slow Kids. E c’è da dire che i rocker perugini non hanno mostrato il minimo segno di timidezza quando abbiamo parlato di passato, futuro, faccende personali, paure e pure il nuovo disco Forse non è la felicità.

Ma con la playlist qui sotto, articolata in 6 brani, uno per decade dagli anni Sessanta a oggi, i ragazzi ci mostrano un lato più “tecnico” del loro background, dal power pop all’art rock. Ascoltare per credere: se poi vi dovesse piacere la playlist, fateglielo sapere all’Alcatraz il 18 marzo.

1. “Pale Blue Eyes” di The Velvet Underground (1969)

“Il terzo disco dei Velvet Underground comunica distensione fin dalla copertina, con i quattro musicisti seduti su un divano intenti a non far nulla. Questo pezzo in particolare è forse l’apice della loro stanchezza, tra malinconia e chitarre sognanti.”

2. “Kanga Roo” di Big Star (1978)

“Se il primo album dei Big Star è puro power-pop cristallino pieno di speranza, il terzo disco uscito postumo è un delirio continuo, affascinante e memorabile per il suo essere incompiuto e a volte quasi insensato (si veda ad esempio il volume del campanaccio in questo pezzo verso il terzo minuto).”

3. “Left of the Dial” di The Replacements (1985)

“A sinistra della manopola, nelle vecchie radio americane, si trovavano le frequenze che trasmettevano dai dormitori dei college. Una canzone che racchiude dentro di sé la parte più bella degli anni ’80, quella che dovrebbe venire in mente quando si ripensa alla musica di quegli anni lì.”

4. “Across the Sea” di Weezer (1996)

“Cosa si può fare dopo un debutto come il Blue Album? Si deludono le aspettative chiaramente! Pinkerton è l’album che ha quasi distrutto la carriera di Rivers Cuomo e compagni, ma ad oggi resta forse il loro lavoro più vero, dalla produzione ruvida ai testi infarciti di stranezze e ragionamenti ai limiti del politically correct, come ad esempio in questo pezzo qui.”

5. “Summer Drops” di Settlefish (2007)

“Dieci anni dall’ultimo album dei Settlefish e a noi mancano tantissimo. Difficilmente ci viene in mente una band più internazionale di loro, non nel senso che erano bravi perché sembravano americani o cose del genere, ma perché in quegli anni lì erano molto meglio dei loro colleghi oltreoceano.”

6. “4th of July, Philadelphia (SANDY)” di Cymbals Eat Guitars (2016)

“Suonare pezzi alla Bruce Springsteen con le chitarre dei Sonic Youth? I Cymbals Eat Guitars ci riescono incredibilmente bene. Il loro quarto lavoro in studio è forse quello che li rappresenta meglio, oltre ad essere uno degli album migliori usciti nel 2016.”

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