Il giro del mondo di Tatum Rush | Rolling Stone Italia
Home Musica Playlist

Il giro del mondo di Tatum Rush

Algeria, Francia, Giappone, India e Italia. L'artista di origini italo-svizzero americane ci porta in giro per il globo per raccontarci le ispirazioni dietro al suo primo album in italiano, 'Villa Tatum'

Tatum Rush

Foto: Alessandro Oliva

Tatum Rush è un artista intrigante. Sarà per le sue origini italo-svizzere americane che gli conferiscono quel non so che di cosmopolita, certo, ma è anche e soprattutto la sua estetica decisa e il suo pop meticcio ha stimolare un certo interesse.

Dopo una serie di singoli, Rush è finalmente giunto al suo primo disco in italiano Villa Tatum, un mix di pop e r&b con innesti disco, un mash up artistico delle varie influenze che circondando l’universo dell’artista. Raffinato e caleidoscopico, con questo album Rush si lancia in un viaggio moderno ma dal sapore anni ’80 (con un tocco di ’70 che non fa mai male) in cui a tenere il filo è l’eleganza e il portamento del groove. Passato, presente e futuro, ma anche Italia, America e resto del mondo, in un gioco di rimandi e contaminazioni pop.

Per l’occasione ci siamo fatti prendere per mano da Rush e fatti trascinare in un giro del mondo alla ricerca delle sue ispirazioni.

Algeria

Rashid Taha l’ho scoperto viaggiando per le dune del Qatar, anni fa, quando andavamo a girare una scena di un film nel deserto di Doha e da lontano vedevo i pozzi petroliferi fumanti. Tutta quell’avventura qatariota mi ha lasciato un immaginario incancellabile, che in parte ha ispirato il mio brano Bonjour.

Francia

Un gruppo che pochi sospettano sia originario del sud della Francia, i Gipsy Kings, un’ossessione musicale di mio nonno. Ogni volta che andavo a trovarlo mi mostrava un loro live assurdo in cui sono in dodici con la chitarra. Mi sembravano così strani. Qualche anno fa li ho riscoperti grazie a questo brano, che ha poi ispirato la mia canzone, Gipsy Queen.

Giappone

Mi piacciono le copie culturali e forse la mia preferita è Frank Nagai ovvero il Frank Sinatra giapponese, che in modo quasi eroico riesce ad essere ancora più elegante di Sinatra stesso. Basta scegliere una sua qualsiasi copertina per capire di cosa parlo: anche il completo più blando è portato con l’onore di un samurai che ti guarda dritto negli occhi sorseggiando un Tom Collins. Dovessi fare una versione giapponese di Sparring Partner citerei lui.

India

Un’ispirazione profonda per me è stato il suono di Jai Paul, soprattutto il brano che allude alle sue origini indiane, Str8 Outta Mumbay, che mi si è impresso nel cervello come una lezione di musica e stile: veri e propri pugnali nella giungla. Mi ha ispirato a livello di produzione, spingendomi a sperimentare con lo sporco, il groove, le chitarre marce, il silenzio. Preziosissimo per poter scrivere Luna Nera.

Italia

Non posso tralasciare un brano stranamente italiano, Maracaibo, oramai vero inno da festa. Se chiedete a me, il testo è molto spinto, con un immaginario quasi da Almodóvar che mi fa pensare che testi così, in radio, non se ne sentono più. Ne ho tratto ispirazione per cercare l’energia giusta da mettere in Valentina.

Altre notizie su:  Tatum Rush