Home Musica

Perché parlano tutti di ‘WAP’ di Cardi B e Megan Thee Stallion?

Non è solo la canzone che ha totalizzato più streaming di sempre nella prima settimana dall'uscita (93 milioni). 'Wet Ass Pussy' è sfacciata, controversa ed è finita persino nel dibattito politico americano

Megan Thee Stallion e Cardi B

Foto dalla copertina di 'WAP'

Il 19 agosto del 2014 usciva il videoclip di Anaconda, singolo di Nicki Minaj che, dopo un lungo excursus nel mondo del pop più zuccheroso, tornava a riappropriarsi prepotentemente della sua immagine di bomba sexy. Il titolo era un non proprio velato riferimento al membro maschile, e il ritornello campionava una hit del 1992 di Sir Mix-A-Lot, Baby Got Back, che parafrasata recita più o meno “La mia anaconda proprio non ne vuole sapere a meno che tu non abbia delle gran chiappone, piccola”. E le chiappe in questione, quelle di Nicki e delle sue ballerine, nel video comparivano un po’ in tutte le salse e le circostanze: in mezzo alla giungla, in palestra, immerse in un laghetto, rivestite di abiti haute couture o di tanga formato filo interdentale, impegnate a strusciarsi contro un felicissimo Drake o in complesse coreografie ispirate al twerking e alla dancehall.

Insomma, un immaginario talmente esplicito, trash e ossessivo che, per farsi una risata o una pugnetta, tutti si precipitarono a guardarlo immediatamente, tanto da far sì che battesse il record per il maggior numero di visualizzazioni nelle prime 24 ore dalla pubblicazione, con quasi 20 milioni di views. Chi avrebbe mai detto, all’epoca, che appena sei anni dopo Nicki Minaj ci sarebbe sembrata un’educanda in confronto a Cardi B e Megan Thee Stallion? La loro WAP (acronimo di “Wet Ass Pussy”, e qui vi lasciamo nelle sicure mani di Google) è uscita da appena una decina di giorni e ha già infranto quasi ogni primato. Oltre ad aver stracciato il traguardo di Nicki con le sue 26 milioni di views nelle prime 24 ore, è anche la prima collaborazione tra rapper donne a debuttare in testa alla classifica americana, nonché la canzone a totalizzare più streaming di sempre nella prima settimana dall’uscita (93 milioni).

Ma perché ha destato tanto scalpore? I motivi sono più d’uno, e non tutti scontati. Il primo è squisitamente musicale: pare abbastanza evidente, infatti, che WAP sia artisticamente figlia di Anaconda. Stesso campionamento di una hit underground del passato dai connotati molto espliciti, in questo caso Whores in this House di Frank Ski. E anche stesse tematiche vietate ai minori di 18, ma portate all’eccesso; là dove Nicki lasciava spazio all’immaginazione dell’ascoltatore, Cardi e Megan rivendicano senza mezzi termini il loro diritto a far godere, e soprattutto a godere. Senza scendere troppo nei dettagli, vi basti sapere che nel ritornello Cardi B suggerisce al suo partner di procurarsi un mocio e un secchio per arginare le tangibili conseguenze dell’eccitazione di lei. Nicki Minaj e Cardi B si contendono lo scettro di regina del rap da anni, a volte arrivando addirittura allo scontro fisico in occasione di party e red carpet, il che rende questo tentativo di emulazione ancora più scottante. Entrambe sono bravissime a rappare, donne forti e determinate e sex symbol indiscusse, e la competizione tra di loro risulta ancora più accesa grazie alla presenza di Megan Thee Stallion, artista emergente che sembra la candidata più probabile a diventare la loro erede.

Il secondo catalizzatore dell’attenzione globale è il video. Da una parte è un tripudio di cattivo gusto, kitsch e iper-sessualizzazione: la fontana in giardino zampilla acqua dalle tette delle statue, la villa è decorata con gigantesche sculture dorate a forma di culo, spuntano qua e là tigri che si accoppiano e serpenti languidamente aggrovigliati, per non parlare del fatto che molte inquadrature e coreografie sembrano uscite da un film soft porno lesbo. Dall’altra è talmente perfetto per accompagnare la canzone che è difficile immaginare di ascoltarla senza guardarlo. Curiosamente, però, il videoclip ha fatto parlare di sé anche per questioni molto meno pruriginose e più legate alle rivendicazioni di rappresentazione dello star system afroamericano. Oltre a Cardi B e Megan Thee Stallion, infatti, appaiono svariate comparse eccellenti, tra cui rapper e cantanti donne come Normani, Mulatto e Rubi Rose. Quella che però ha in assoluto più spazio e rilevanza, tanto da essere protagonista di una scena tutta sua, è Kylie Jenner, l’unica ragazza bianca a fare parte del cast, oltre a Rosalía. Jenner, parte del clan Kardashian, ha origini armene, ma è accusata da anni di fare di tutto per passare per nera, come sua sorella Kim: secondo i detrattori si scurirebbe appositamente la carnagione, si sarebbe sottoposta a svariate operazioni chirurgiche e si legherebbe a uomini afroamericani (è attualmente la compagna del rapper Travis Scott, con il quale ha avuto una figlia) nel tentativo di appropriarsi della cultura black. Ragion per cui molti hanno visto come fumo negli occhi la sua presenza in un’opera audiovisiva che, seppur in maniera eccessiva e barocca, dovrebbe celebrare la bellezza e la sensualità delle donne nere. È stata perfino lanciata una petizione, che ha raccolto 70 mila firme, per rimuovere la scena incriminata. Cardi B ha spiegato che ha chiesto a Kylie Jenner di comparire in qualità di cara amica di famiglia, ma la polemica non accenna a scemare.

Kylie Jenner nel video di ‘WAP’

La cosa più sorprendente di tutte, però, è che WAP ha provocato una vera e propria valanga anche in altri ambiti della cultura e della società, e non solo nello star system. La ginecologa Jen Gunter, ad esempio, ha scritto un lungo saggio pubblicato dal New York Times in cui elogia la canzone per aver parlato apertamente di una questione che è da sempre oggetto di tabù e disinformazione, ovvero la lubrificazione vaginale. Numerose anche le reazioni da parte della politica americana, soprattutto dall’ala repubblicana, che sembra aver preso molto sul personale le rivendicazioni di Cardi B e Megan Thee Stallion, considerate delle pericolose sovversive e delle estremiste femministe. James P. Bradley, candidato al Congresso nelle prossime elezioni, ha affermato che il brano gli fa venire voglia di «versarsi acqua santa nelle orecchie» e che le due rapper dimostrano quali sono i risultati della mancanza di «una vera fede e una solida figura paterna». Un’altra candidata, DeAnna Lorraine, ha dichiarato che le due hanno riportato le donne indietro di 100 anni con il loro «disgustoso» singolo. Il meglio, però, l’ha tirato fuori un famoso e giovane opinionista politico conservatore, Ben Shapiro, che nel criticare WAP ha definito l’eccessiva lubrificazione vaginale «un problema medico» che affligge molte donne (in caso vi venisse il dubbio: è esattamente il contrario, è la secchezza vaginale a essere un problema, per fortuna risolvibile grazie all’aiuto di un bravo ginecologo). Per fortuna, tra i democratici c’è una visione della condizione femminile ben più progressista: la giovane superstar del partito, Alexandria Ocasio-Cortez, che di recente è stata invitata da Cardi B a candidarsi alla presidenza non appena compirà 35 anni, le ha risposto simpaticamente twittando “WAP (Woman Against Patriarchy)!”, trasformando così l’acronimo del titolo in “Donne contro il patriarcato”.

E in effetti, al di là delle concezioni più tradizionaliste sulle rivendicazioni di genere, su una cosa le due rapper sono riuscite a farci riflettere: le ragazze non sono tutte uguali, il patriarcato non ha una sola faccia e non esiste un solo modo per raggiungere la liberazione. Per quanto possa sembrare l’apoteosi dell’oggettificazione della donna, il brano è esattamente il contrario: il trionfo dell’emancipazione femminile. Perché gli uomini (e in particolare i rapper uomini) possono essere espliciti e volgari fino a rendersi quasi ridicoli e le donne no? La vera parità si vede anche nel cattivo gusto.

Altre notizie su:  Cardi B Megan Thee Stallion