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Outtakes Calling: un giro negli archivi di Joe Strummer

Uscirà a settembre un box set col materiale che il leader dei Clash ha inciso e in parte mai pubblicato. È solo la punta dell’iceberg. «Teneva la vita nei sacchetti della spesa», racconta la moglie Lucinda Tait

Joe Strummer nel 1984, sul palco coi Clash

Foto: Pete Still/Redferns/Getty

Lucinda Tait sentiva spesso il marito Joe Strummer lavorare nella cucina di casa a Broomfield, nel sud-ovest dell’Inghilterra. «Aveva una macchina per scrivere, una di quelle vecchie che fanno rumore, clac-clac. Io andavo di sopra a dormire e lo sentivo battere sui tasti al tavolo della cucina».

Tait e Strummer si sono sposati nel 1995. I Clash erano ormai un ricordo e Strummer suonava coi Mescaleros. Fino alla morte del marito, avvenuta a dicembre 2002 all’età di 50 anni, a causa di un arresto cardiaco, Tait non sapeva a cosa Stummer stesse lavorando a casa o nello studio casalingo.

«I suoi archivi erano roba sparsa dappertutto in casa e nello studio, oppure scatole lasciate esposte nel fienile. Teneva la vita nei sacchetti della spesa. Parlo di diari, di un numero infinito di nastri, di schizzi. Teneva tutto». C’erano persino le cassette che registrava dalle radio locali quand’era in tour e copie delle sue set list.

Il processo di selezione e catalogazione del materiale è iniziato grazie a Damien Hirst, che ha suggerito di prendersi cura degli archivi dell’amico Strummer, e continuato grazie a un altro artista, Robert Gordon McHarg III. I primi frutti si sono sentiti in Joe Strummer 001 del 2018, una raccolta di rarità extra Clash. Ma con l’aiuto di David Zonshine, che ha lavorato con gli eredi di George Harrison e ora si dedica a Strummer, è stato dato il via a una esplorazione decisamente più approfondita di quelle scatole e di quelle buste di plastica.

«Entro in una stanza e vedo 100 e passa master su cassetta, DAT, quattro tracce», ricorda Zonshine, che vive a Los Angeles. «Alla fine ho riempito quattro valige e le ho portate via per digitalizzare il materiale».

Il prodotto di questa nuova indagine è il box set che uscirà in settembre. S’intitola Joe Strummer 002: The Mescaleros Years e raccoglie due album incisi coi Mescaleros, ovvero Rock Art and the X-Ray Style del 1999 e Global A Go-Go del 2001, l’antologia postuma Streetcore e un disco di lati B e rarità post Clash tra cui una versione di Secret Agent Man di Johnny Rivers che Strummer incise per il film con Vin Diesel XXX o, così crede Tait, il sequel di Austin Powers. Ci sono anche versioni alternative di pezzi solisti come Coma Girl e Tony Adams, nonché esperimenti con la dance e l’elettronica.

Il demo casalingo del 1999 di The Road to Rock’n’Roll, una marcia folk scritta per Johnny Cash, contiene il monito di Strummer: “Se non credi nel bene e nel male, è bene che ti prepari a spiegarne il motivo al demonio”. Nel booklet incluso nel cofanetto ci sono istruzioni scritte a mano dal musicista per il packaging («Quando si gira il CD, si vedono i nomi grandi») e note per se stesso («Finiremo questo disco»), oltre a lettere spedite a colleghi usando il suo mezzo di comunicazione preferito. «Adorava il fax», spiega Tait. «Ne usava la carta anche per disegnare».

Ci sono un sacco d’altre gemme negli archivi che potrebbero essere almeno potenzialmente pubblicate in futuro. Qualche esempio. I diari che Strummer teneva durante le session dei dischi dei Clash, con note sulle canzoni e varie bozze di classici come London Calling. Uno degli ultimi concerti coi Mescaleros, che ebbe luogo alla Brixton Academy di Londra un mese prima della morte e che è stato filmato da Don Letts. Una bella collezione di cover di classici anni ’50 come Be-Bop-a-Lula di Gene Vincent, Rave On di Buddy Holly, Blue Moon of Kentucky di Bill Monroe e rifatta da Elvis. Non è dato sapere se Strummer volesse pubblicare un album di remake o se stesse solo cazzeggando in studio.

I Clash hanno esordito 45 anni fa, ma Strummer è noto per lo più per la militanza in quella band. Sarebbe dovuto entrare col gruppo nella Rock and Roll Hall of Fame poco dopo la morte. Dopo la fine dei Clash, ha pubblicato nel 1989, senza grande successo, l’album solista Earthquake Weather per poi sparire dalla scena musicale, ripresentandosi come attore (Mystery Train), dj, produttore, spalla dei Pogues. «Quando ci siamo conosciuti», dice Tait, «gli ho chiesto perché non facesse musica e lui m’ha spiegato: “È perché son legato a un pessimo contratto con la Sony”. Era quando George Michael stava portando la Sony in tribunale per liberarsi dal suo, di contratto. Ricordo che Joe disse: “Me ne andrò davanti agli uffici della Sony reggendo un cartello di solidarietà con George”».

È poi rientrato nel mondo della musica dopo il festival di Glastonbury del 1995. In passato ci aveva portato  le figlie (due da una relazione passata e una figliastra di Tait), con le quali era andato anche a Disneyland, portandole sulla giostra delle tazze e all’attrazione It’s a Small World. Quell’anno invece, come dice Tait, «non avevamo le figlie tutto il tempo» e quindi Strummer ebbe modo di girare per Glastonbury e innamorarsi dello stile di vita randagio di band come gli Happy Mondays.

«Adorava l’idea di essere fuori dagli schemi, di non seguire le regole. Gli si è accesa una lampadina in testa e gli è venuta l’idea di mettere nella sua musica la vasta conoscenza che aveva dei suoni del mondo. Fino a quel momento aveva pubblicato per lo più cose rock. In quel momento magico ha pensato che poteva allargare i confini e assorbire cose».

Si dice che Strummer abbia scoperto l’ecstasy proprio in quel periodo. Tait sminuisce: «Ha preso un paio di pillole a un paio di festival, ma non credo che fosse sotto ecstasy, no. Non era da Joe. Forse ha aperto un po’ la porta, tutto qui, non era una cosa che faceva».

Secondo Tait, Strummer si era adattato alla vita in campagna e non aveva alcuna fretta di rimettere assieme i Clash per soldi. Rifiutò almeno due offerte. «Erano ancora amici e in quel periodo ci si vedeva, sicuramente con Paul [Simonon]». Dopo aver riflettuto su una di queste offerte, Joe invitò un responsabile di un festival nella sua casa di campagna, a ore di distanza, solo per dirgli che non avrebbe rimesso assieme i Clash, ma avrebbe formato i Mescaleros.

Nei mesi che ne hanno preceduto la morte, Strummer era particolarmente creativo – così dice Tait. Aveva registrato una versione di Redemption Song di Bob Marley con Johnny Cash e Rick Rubin a Los Angeles, stava preparando un disco nuovo, continuava a far concerti, eseguendo anche pezzi dei Clash. «Quando i Mescaleros ne suonavano uno, capivi dalle reazione del pubblico quanto i Clash erano ancora amati dalla gente. Mi sono spesso trovata a chiedermi come sarebbe stato rivederli assieme». Strummer faceva per lo più quel che gli andava. «Si preparava a rientrare in sala d’incisione. S’avvicinava Natale».

Il 22 dicembre 2002 Strummer ha portato a passeggio i suoi due cani, è tornato a casa ed è collassato in cucina. «I medici hanno detto che è stato come se una spina fosse stata staccata improvvisamente da una presa», dice Tait. «Il suo cuore ha semplicemente smesso di battere».

Sugli archivi di Strummer e sul cofanetto aleggia lo spettro del tempo che passa. Oggi il rock non è più importante quanto lo era nel periodo di massimo splendore di Strummer e dei Clash. Lui e il gruppo potrebbero essere a malapena conosciuti dagli appassionati di musica nati in questo secolo. Tutto ciò rende ancora più urgente il lavoro sugli archivi. «È importante che i ragazzi conoscano il suo lavoro», dice Tait. «Molti fan dei Clash hanno 70 anni, quelli dei Mescaleros sono fra i 40 e i 50. Sarebbe bello fare arrivare la sua musica ai più giovani. Quello che aveva da dire è più che mai attuale».

Tradotto da Rolling Stone US.

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