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Ora i grandi dischi brit pop li si ascolta tutti insieme appassionatamente su Twitter

Tim Burgess dei Charlatans organizza listening party virtuali in cui si sentono vecchi album di band come Blur e Franz Ferdinand con il commento live di chi li ha registrati

Foto: Shutterstock (cuffie)

Tim Burgess sta sempre su Twitter, anche durante la pandemia che sta costringendo lui e tutti noi a stare chiusi in casa. Il cantante dei Charlatans ci passa tantissimo tempo e twitta decine di volte al giorno su qualsiasi argomento: il nuovo album solista, la vita in casa, la musica che ascolta.

Recentemente, ha trasformato il suo profilo Twitter in uno strumento promozionale per quello che chiama Twitter Listening Party, versione musicale e virtuale di un club del libro. L’idea è semplice: ogni sera, di solito alle 23 ore italiane, un musicista reclutato da Burgess fa partire in diretta uno dei suoi album mentre i fan a casa premono “play” contemporaneamente e lo ascoltano, commentandolo con lui.

All’inizio Burgess intendeva organizzare un solo listening party dell’album dei Charlatans Some Friendly di cui cade il trentesimo anniversario. «Poi ho pensato che sarebbe stato interessante chiamare musicisti che conosco e invitarli a condividere riflessioni sui loro dischi», spiega a Rolling Stone.

Da quando il 23 marzo la serie è partita con Some Friendly, Burgess ha ospitato membri di Franz Ferdinand, Blur, New Order, Flaming Lips, Ride, Oasis, Sleaford Mods, Cocteau Twins, Chemical Brothers, Pulp, Prefab Sprout e altri ancora; i prossimi ascolti prevedono Mark Ronson, Ariel Pink, Billy Bragg, Wolf Alice.

In un periodo in cui la maggior parte degli artisti utilizza la quarantena per registrare performance casalinghe o condurre piccoli talk show su Instagram Live, Burgess ha sviluppato un modo per connettersi ai fan sorprendentemente analogico – se può essere considerata analogica una cosa che coinvolge un social media gigantesco (spetta in ogni caso ai fan decidere come vogliono ascoltare l’album, se in vinile, CD, streaming, audiocassetta o download da Limewire, l’importante è che tutti lo facciano contemporaneamente).

I tweet di testo in diretta permettono agli ospiti di postare commenti improvvisati oppure molto dettagliati – non sorprende che Liam Gallagher non si sia presentato all’ascolto di Definitely Maybe – e di interagire con i fan come preferiscono. David Rowntree dei Blur, ospite dell’ascolto collettivo di Parklife, ha condiviso foto e vecchi ritagli di giornale, dilungandosi nei commenti. «Ha fatto un lavoro incredibile», dice Burgess. «Per le band è un modo per tirare fuori quelle cose e per molti i fan di vederle per la prima volta».

Altri ospiti, come Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, si sono goduti, birra in mano, i commenti dei fan arrivati tramite l’hashtag #timstwitterlisteningparty. Kapranos e i compagni di band, Bob Hardy e Paul Thomson, hanno fatto del loro meglio per rispondere alla marea di domande che hanno ricevuto nei 38 minuti di durata del loro debutto, oltre a raccontare storie su ogni canzone.

«Era la prima volta che lo ascoltavo dall’inizio alla fine da quando abbiamo fatto il master 15 anni fa», dice Kapranos. «È stato bello vedere le reazioni, anche in base alle diverse generazioni. C’era gente che aveva tipo 7 anni quando è uscito e persone che lo associano ai ricordi di scuola e di come ascoltavano musica in quel periodo».

Il concetto di curatela, spiega Kapranos, consente di provare il brivido della scoperta tipico di una una playlist alla Spotify, ma con l’aggiunta di un tocco umano. «Anche se non conosci bene un certo disco, magari ti metti lì ad ascoltarlo con calma se le puntate precedenti ti sono piaciute. E c’è dell’altro: condividere qualcosa contemporaneamente con altre persone è un’esperienza gioiosa che manca da un bel pezzo». Kapranos paragona l’esperienza a vedere un concerto con gli amici, dove parte del divertimento consiste nel parlare della band prima, durante e dopo.

Il cantante dei Franz Ferdinand è il primo musicista che è stato contattato da Burgess. Da allora, ha partecipato attivamente all’iniziativa. Ha twittato durante la serata dedicata ai Charlatans e il 7 aprile ha partecipato all’ascolto di Men’s Needs, Women’s Needs, Whatever dei Cribs, che ha prodotto.

Burgess ha coinvolto i suoi amici, il che significa che buona parte dei musicisti che partecipano agli ascolti, almeno all’inizio, è parte di una stessa scena: si tratta di band britanniche anni ’90 o primi anni ’00, a cavallo tra brit pop, post punk e shoegaze. I gruppi più nuovi come i dublinesi Fontaines DC e i londinesi Shame si riallacciano bene o male parte alla stessa tradizione di rock alternativo britannico, anche se col passare del tempo in Twitter Listening Party si sono sentiti artisti di elettronica come Avalanches o Hercules & Love Affair.

Jason Williamson, frontman degli Sleaford Mods, il duo electro punk di Nottingham, dice che queste band hanno in comune un’altra cosa, ovvero una fanbase che ama il formato fisico e vuole ascoltare gli album dall’inizio alla fine. «Non siamo un gruppo pop giovane che renderebbe meglio con un’esibizione dal vivo», dice. «Siamo più una band per collezionisti di dischi». Williamson ha in programma di partecipare a sette puntate della serie.

Tim Burgess pubblicherà il nuovo album ‘I Love The New Sky’ il 22 maggio. Foto: Cat Stevens

Simon Raymonde, già membro dei Cocteau Twins e ora capo dell’etichetta indie Bella Union, aveva appena ingaggiato Burgess ed era nel bel mezzo dell’attività di promozione del suo album solista quando è iniziata «questa strana assurdità». Raymonde ha partecipato a un ascolto di gruppo ed è rimasto sorpreso dalla risposta dei fan. «Questa cosa è decollata da sola, senza il bisogno di campagne pubblicitarie tradizionali o sui social».

Per Raymonde, i listening party una manna dal cielo per le nuove band della sua etichetta che vi partecipano, come i Lanterns on the Lake, che hanno pubblicato il loro ultimo album Spook the Herd a febbraio. Non potendo andare in tour o fare promozione in modo tradizionale, la band ha promosso l’LP twittando dal vivo all’interno della serie di Burgess. Funziona anche con gli album classici: dopo l’ascolto di Tellin’ Stories dei Charlatans, il negozio londinese Rough Trade ne ha vendute 83 copie.

«Se sei in radio con un singolo, stai per partire in tour e hai passato gli ultimi due mesi a prepararti, è dura ricevere una e-mail in cui ti comunicano che è tutto rimandato a ottobre», dice Raymonde. «Questo cosa non sostituisce un tour, ovvio, ma per lo meno tiene vivo l’interesse».

I vantaggi del live tweeting degli album rispetto ai livestream sono numerosi, soprattutto per le band. I musicisti che cercano di suonare assieme su Zoom devono fare i salti mortali per sincronizzarsi e questo elimina in parte la spontaneità tipica dei concerti. È vero che vedere artisti che si esibiscono in set acustici nelle loro case è una forma di intrattenimento di per sé, ma i gruppi di ascolto, proprio come gli Ask Me Anything di Reddit, offrono un’opportunità simile di entrare in contatto coi propri artisti preferiti e sentirli parlare a lungo del loro lavoro in un contesto informale.

Ecco perché i listening party potrebbero diventare un modo per promuovere nuova musica. Richiedono il minimo sforzo e un budget pressoché nullo. Secondo Raymonde, se la quarantena durerà ancora a lungo, le etichette più grandi potrebbero cominciare a usare questa modalità di comunicazione.

«Se la cosa che fa Tim diventerà più popolare potrebbe essere replicata in modo più formale o brandizzato, e questa cosa la temo. Il pericolo è che non sia più una manifestazione di apprezzamento di un disco e che diventi uno strumento promozionale. Nel nome Twitter Listening Parties l’enfasi è sulla parola listening, ascoltare. Si tratta di ascoltare un disco e di reagire in tempo reale, non solo di chattare con il proprio artista preferito».

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