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Oggi scatta il coprifuoco in Lombardia: che cosa succederà ai concerti?

Si potrà tornare a casa dopo le 23? C’è chi sta rimandando le esibizioni, altri anticipano l’orario di inizio, qualcuno cancella gli eventi. Tutti tremano di fronte alla prospettiva di un autunno disastroso

Foto: Jonas Tebbe/Unsplash

Dalle 23 alle 5 tutti a casa. Per contenere la diffusione del virus, la regione Lombardia ha deciso che, a partire da oggi e fino al 13 novembre, in quella fascia oraria sono consentiti solo spostamenti motivati da esigenze serie e comprovate. La Campania ha già adottato un provvedimento simile, il Lazio lo farà a partire dalla notte tra venerdì 23 e sabato 24 ottobre, altre regioni potrebbero definire misure simili in caso di ulteriore crescita del numero di casi di Covid-19 e di ospedalizzazioni. La domanda è: le limitazioni hanno un effetto anche sui concerti? La breve stagione della musica post lockdown è già finita?

Messi in crisi dalle misure di contrasto alla diffusione del virus e reduci da un’estate difficile, gli organizzatori avevano davanti a sé la prospettiva di un autunno a dir poco problematico. Se in estate era possibile organizzare concerti all’aperto di fronte al massimo numero di spettatori consentito per legge, ovvero 1000, in autunno e inverno, quando le esibizioni si tengono al chiuso, il pubblico non può superare le 200 unità. Le nuove disposizioni regionali stanno scompigliando i piani che locali e promoter stavano faticosamente mettendo in piedi e potrebbero far saltare alcuni dei pochi concerti previsti, così come la seconda ondata ha convinto alcuni artisti stranieri a non venire a suonare in Italia come inizialmente previsto.

Prendiamo il caso della Lombardia. Il testo del provvedimento che entra in vigore oggi firmato dal Ministro della salute Speranza d’intesa con il Presidente della regione Fontana spiega che «su tutto il territorio della Regione Lombardia, dalle ore 23 alle ore 5 del giorno successivo sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o d’urgenza ovvero per motivi di salute». Si aggiunge però che «è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, dimora o residenza».

Quest’ultima frase potrebbe significare che, almeno sulla carta, chi esce da una sala da concerto (o dal ristorante o da un bar) può tornare a casa anche dopo le 23, che è pressappoco l’ora in cui tradizionalmente finiscono molte esibizioni iniziate alle 21. Non tutti però vogliono mettere gli spettatori nella condizione di dovere esibire il biglietto del concerto con l’autocertificazione, nel caso vengano fermati. Né aiuta il fatto che i media abbiamo usato la parola “coprifuoco” che evoca il divieto assoluto di uscire durante le ore serali e notturne, per non dire del timore che si potrebbe avere anche solo ad uscire di casa con le notizie della diffusione del virus che si fanno via via più preoccupanti. E così gli organizzatori di JazzMi, il festival jazz e non solo che si tiene in vari locali di Milano, hanno preferito spostare alcune performance. Concerti come quello di James Senese o quello di Paolo Fresu previsti in orario serale più tardo sono stati anticipati alle ore 20. I doppi set organizzati al Blue Note di Milano sono in forse.

Organizzatori e locali stanno stanno ragionando sul da farsi, alcuni stanno rinunciando del tutto ai piani a cui hanno lavorato negli ultimi mesi. C’è chi non è convinto dell’interpretazione del provvedimento della Lombardia circa la possibilità che il pubblico possa tornare a casa dopo le 23. A proposito della della partita di calcio Milan-Roma che si terrà allo Stadio di San Siro lunedì 26 ottobre, il Corriere della Sera scrive ad asempio che alla Lega di Serie A « è stato garantito dalle istituzioni che coloro che saranno in possesso di regolare tagliando potranno fare ritorno al proprio domicilio anche dopo le 23. Cioè se fermati e controllati saranno, esibendo il biglietto, esentati da multe». Si tratta di una concessione speciale o è pacifico che la gente possa tornare a casa dopo la partita? E vale anche per chi va a sentire musica?

Il Magnolia di Segrate, alle porte di Milano, aveva appena annunciato una ventina di concerti, una serie chiamata Royal House. «Per garantire il rispetto delle regole potrete godere degli spettacoli seduti e distanziati», scrivevano nella presentazione della stagione. «Per mantenere il distanziamento i posti saranno limitatissimi, per questo motivo abbiamo organizzato doppi spettacoli nell’arco della stessa serata per consentirvi di non perdere i vostri artisti preferiti».

La sala del Magnolia contiene circa 600 persone. Per evitare assembramenti, si era deciso di far fare agli artisti due set ogni sera, uno alle ore 20:30 e uno alle 22:30, di fronte a 120 persone ciascuno, per un totale di 240 spettatori in caso di doppio sold out. Così facendo, il locale sarebbe andato comunque in perdita, ma la passività sarebbe stata più contenuta rispetto alla chiusura totale. Ora, col coprifuoco e gli show delle 22:30 in forse, è possibile che il Magnolia decida di cancellare la stagione, una decisione che verrà presa in queste ore. Non sono i soli a tremare di fronte alla prospettiva di un autunno che si preannunciava molto difficile e che potrebbe rivelarsi disastroso.

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