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‘Off the Wall’, la recensione originale del classico di Michael Jackson


Il 10 agosto 1979 usciva il quinto album in studio della star, quello con 'Don’t Stop ’til You Get Enough'. Ecco come ne scriveva Rolling Stone: «Il Peter Pan della Motown è diventato lo Stevie Wonder degli anni ‘80»

Un dettaglio della copertina di 'Off the Wall'

Come tutti i bambini prodigio, Michael Jackson è stato costretto a crescere sotto gli occhi del pubblico. Era l’unico modo per sopravvivere. Fino a ora è sempre comprensibilmente rimasto ancorato a ciò che restava della sua immagine da Peter Pan della Motown e solo col passare del tempo ha iniziato a considerare di diventarne il principe. Off the Wall rappresenta il primo passo verso una fase più matura della sua carriera, ed è un successo assoluto, al netto di alcuni brani così e così.

Off the Wall è un’intelligente e sofisticata rassegna di pop e r&b con una certa inclinazione verso la disco music, in cui il cantante si presenta come l’equivalente di Stevie Wonder per gli anni ’80. Questa somiglianza è più evidente in I Can’t Help It, co-firmata dallo stesso Wonder, in cui la voce sincopata di Jackson ricorda il tipico “balbettio” del maestro.

In tutto il disco, la voce soffice da tenore di Jackson è straordinariamente bella. Scivola fluidamente in un incredibile falsetto che usa con coraggio. Il suo fraseggio ultradrammatico, che si prende grandi rischi emotivi e vince ogni singola volta, arriva al massimo del pathos in She’s Out of My Life, brano commovente scritto da Tom Bahler. Don’t Stop ’til You Get Enough, scritta e co-prodotta da Jackson, è una delle poche canzoni che funzionano sia come disco music che come assurdità mistica in stile Boogie Wonderland degli Earth, Wind and Fire. Gli altri brani disco dell’album sfruttano groove sempre diversi, dal pop funk mainstream al jazz sudamericano.

Off the Wall è un trionfo per Michael Jackson tanto quanto per Quincy Jones, e rappresenta la versione disco più elegante del glamour della Motown.

Questa recensione è stata pubblicata su Rolling Stone US nel novembre 1979.

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