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‘Notes’ dei 1975 è diventato un visual album e parla del nostro presente digitalizzato

La band ha chiesto a 14 artisti di trasformare in video altrettante canzoni del disco. Una IA che disegna ritratti, un orsetto digitale, piante robotiche, allucinazioni tratte da 4chan: è uno spaccato di contemporaneità

Siccome i 1975 sono ambiziosi e difficilmente riescono a stare fermi, anche ora che non possono fare concerti, hanno ideato un gran bel progetto legato al nuovo Notes on a Conditional Form. Hanno affidato il disco a un gruppo di artisti per trasformarlo in un visual album o, se preferite, in un’installazione video online.

Il gruppo e il regista Ben Ditto hanno chiesto a 14 artisti di “rispondere” ad altrettante canzoni di Notes, dando loro il controllo completo della narrazione. Sono stati così creati 14 video che si ispirano ai pezzi e ne espandono i temi. Sono stati pubblicati a partire dal mese di maggio e ora il progetto è giunto a conclusione. Ci sono un’intelligenza artificiale che disegna ritratti, un orsetto digitale, piante che assumono strane forme, allucinazioni tratte da 4chan, esercizi ginnici in Corea del Nord, un Déjeuner sur l’herbe futuristico: è uno spaccato di contemporaneità. Ecco i video con una breve spiegazione (li trovate raccolti qui).

A questo link trovate l’intervista alla band, qui invece la recensione dell’album.

“Tonight (I Wish I Was Your Boy)” Most Dismal Swamp

Un orsetto un po’ depresso si muove in un mondo digitale, «perso fra sogni e incubi, un po’ nostalgico e un po’ ansioso». Osserva il mondo reale al di là di una finestra e indaga il suo mondo interiore attraverso lo schermo di un computer. «Un sogno dolceamaro», lo definiscono gli artisti di Most Dismal Swamp, collettivo guidato da Dane Sutherland.

“The End” Demon Sanctuary

Forme che si scompongono e si rigenerano. Il “robotanista” David Atlas, in arte Demon Sanctuary, ha usato una forma di intelligenza artificiale chiamata Generative Adversarial Network in cui due reti neurali sono messe in competizione per creare una sorta di storytelling, in questo caso a partire da foto di piante. Il risultato sono immagini che richiamano il reale, ma con un tocco fantasy sballato. «Uno stratagemma per spingere la macchina ad essere creativa».

“Streaming” Christopher MacInnes

MacInnes ha “rubato” immagini da 4chan e da altri luoghi della nostra vita digitale e le ha animate per raccontare che cos’è davvero lo streaming, ovvero il punto estremo in cui si può spingere il corpo umano, trasformandosi in qualcosa d’altro: in macchina.

“Then Because She Goes” Agusta Yr

Un metavideo: noi guardiamo una ragazza che guarda il video di Then Because She Goes. Lei è cicciottella e si paragona alle immagini che vede su Instagram finché lo smartphone che ha in mano si trasforma in un mostro che la prende a cazzotti. «Il video è sia triste che speranzoso. L’eroina alla fine si trasforma».

“Shiny Collarbone” Frederick Paxton

La canzone dei 1975 è qui abbinata a immagini girate in Corea del Nord durante gli annuali Mass Games. Scopo delle immagini, in cui vediamo ginnaste perfettamente allineate mentre compiono i loro esercizi: suggerire un sentimento di euforia nascosta, perché «puoi sottoporre le persone a forme di controllo, dolore o sofferenza», ma la loro umanità verrà sempre fuori.

“Don’t Worry” Rindon Johnson

Una città con le abitazioni alimentate da energia eolica e solare, un senso di armonia e pace, un passante che sente ile note della canzone e intravede da una finestra una persona che balla leggera. Rindon Johnson ha percepito in Don’t Worry un ballo lieve e confortante, e ha trasformato la canzone in una visione utopica.

“Yeah I Know” Ai-Da

Un’intelligenza artificiale, una robot-artista dai tratti umani che disegna dal vero. Cavi, microchip, bulloni. Splendido o inquietante?

“I Think There’s Something You Should Know” Alice Bucknell

«Ho voluto giocare con l’idea di segreto, suggerita dal titolo, e con la sensazione di suspense prodotta dal brano», dice Alice Bucknell. L’ha fatto tramite l’animazione in 3D. «Tra i temi dell’album ci sono la tecnologia, l’ansia e la distruzione del pianeta. Ci pensavo mentre costruivo una sorta di utopia architettonica. L’idea è che queste utopie tecnologiche sono destinate al fallimento».

“What Should I Say” Sondra Perry

C’è qualcosa di selvaggio e inquietante nello spazio digitale in cui prendono forma otto figure. Sono frammenti di una stessa identità, ognuno dei quale compie un gesto differente. L’idea è mostrare come dentro ognuno di noi ci siano lati contraddittori. Morale: siamo multidimensionali ed è una cosa che dovremmo ricordare frequentando gli spazi digitali.

“Bagsy Not in Net” Weirdcore

Una sinfonia di immagini basata sulla moltiplicazione e rotazione delle figure di due astronauti che fluttuano nello spazio e di un meteorite. Si creano così schemi ripetuti in modo meccanico in una sorta di grande coreografia in cui i due protagonisti cercano di entrare in contatto.

“Nothing Revealed / Everything Denied” Joey Holder

Ispirata dalla lettura del libro del 1913 The Book of Pleasure: Psychology of Ecstasy di Austin Osman Spare, la Holder accompagna la canzone con una serie di segni misteriosi. Il risultato è una sorta di cerimonia digitale magica, un linguaggio segreto.

“Roadkill” Mia Kerin

Il fascino per l’America profonda e per il country evocato dalla canzone viene tradotto da Mia Kerin nella storia di una cowgirl impegnata in un road trip. La canzone, spiega Kerin, parla di desiderio e durante il lockdown l’artista ha alimentato le sue fantasie guardando video porno e fetish, fantasie che nel video sono tradotte in modo divertente e buffo.

“Having No Head” Jacolby Satterwhite

Satterwhite trasforma il video in una sorta di memoriale, un tributo a Breonna Taylor, la donna uccisa in marzo da tre agenti della polizia di Louisville che hanno fatto irruzione nel suo appartamento. È una specie di mondo alternativo, una sorta di parco giochi abitato da figure femminile forti e non umane, una Colazione sull’erba (Manet) in versione digitale.

“Playing On My Mind” Lu Yang

Protagonista è un avatar non-binario chiamato Doku, una pop star che balla in uno spazio digitalizzato. In questo mondo virtuale, spiega Yang, «sono stata in grado di scegliere il mio corpo svincolandomi dai generi e creare immagini impossibili nella vita reale che riflettono la mia idea di bellezza. Doku è la mia reincarnazione digitale, ma allo stesso tempo è qualcun altro. Proprio come nell’ottava coscienza buddista, rappresenta un flusso di coscienza che passa per mondi e per sé diversi».

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