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Nigel Godrich, il produttore dei Radiohead torna con gli Ultraísta

L'inglese riprende la collaborazione con la band dopo l'esordio omonimo del 2012, il disco che ha dimostrato che, senza di lui, forse la musica di Thom Yorke sarebbe diversa

Gli Ultraísta. Da destra: Joey Waronker, Laura Bettinson e Nigel Godrich

Foto stampa di Alexander Elizarov

Il prossimo 13 marzo uscirà il secondo album degli Ultraísta, la band composta dalla cantante Laura Bettinson, il polistrumentista e batterista Joey Waronker (già al lavoro, tra gli altri, con Beck, R.E.M., Air, Roger Waters) e Nigel Godrich, uno dei più grandi producer nella scena musicale contemporanea e storico collaboratore dei Radiohead. Il disco, intitolato Sister, sarà pubblicato da Partisan e sarà quindi il secondo lavoro in studio degli Ultraísta dopo il debutto omonimo, uscito nel 2012.

Come anticipazione del disco, la band ha pubblicato il primo singolo Tin King, traccia con cui si apre l’album, accompagnata da un video diretto dagli stessi Ultraísta. Sister, raccontano Godrich e soci, è nato durante alcune jam session realizzate tra Londra e Los Angeles. «In tre giorni di jamming si possono creare due anni di lavoro», ha detto il producer britannico in un comunicato. «È come costruire un’astronave usando dei fiammiferi. Ci vogliono anni solo per completare un’ala, di cui poi sei davvero orgoglioso, ma poi te ne vai a far qualcos’altro prima di tornare al lavoro per il prossimo pezzo». «Con il primo album non eravamo concentrati sul fatto di renderlo troppo musicale», ha aggiunto Godrich, «Costruivamo dei groove, ispirati dal dadaismo, cercando di comporre una specie di manifesto modernista. Questa volta, invece, abbiamo voluto comporre un disco che fosse qualcosa di più di un pezzo d’arte».

Ascoltando Tin King, è immediatamente evidente la distanza con i brani scritti per Ultraísta. La melodia e la voce di Bettinson sono al centro del mix e guidano l’ascoltatore attraverso le diverse fasi del brano, il giro di basso è certamente più ‘catchy’ e i continui scambi con gli hi-hat danno al brano un effetto quasi disco; tuttavia, il paesaggio sonoro in cui muoversi rimane l’inconfondibile tocco di Godrich. Batterie e Roland707 sincopate, campioni vocali usati nella sessione ritmica, aperture di synth impossibili da non collegare al lavoro realizzato da Godrich insieme a Yorke dall’EP My Iron Lung in poi. Per certi versi è stata proprio la collaborazione con Godrich che ha reso i Radiohead la band che conosciamo oggi: prima del suo arrivo, infatti, le sonorità dei cinque musicisti di Oxford erano quelle dell’esordio Pablo Honey, certamente il meno originale e influente della loro discografia.

Il lavoro con Godrich regalò a Yorke una prospettiva completamente nuova, avvicinando il frontman a un utilizzo particolare dell’elettronica, estremamente definibile nell’approccio di Godrich alla sintesi e all’uso delle drum machine. Non stupisce, quindi, che il vero salto di qualità dei Radiohead sia universalmente ricondotto a OK Computer, il lavoro con cui Godrich è diventato collaboratore fisso sia dei Radiohead – in cui è, di fatto, il sesto membro della band, almeno in studio – sia per i lavori solisti di Yorke. Insomma, probabilmente, senza Godrich i Radiohead non sarebbero stati i Radiohead, ma un’altra band britannica che cercava di riprendere il filone alternative made in USA; le nostre sono soltanto supposizioni – col senno di poi… – ma basta dare un ascolto a Ultraísta per farsi un’idea di come il tocco di Godrich abbia pesato sull’estetica di Yorke.