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‘XXX’ vent’anni dopo: il ricordo dei Negrita

Da Arezzo a New Orleans, abbiamo incontrato Pau, Mac e Drigo per scavare nei loro ricordi
I Negrita nel 1997, ai tempi di "XXX"

I Negrita nel 1997, ai tempi di "XXX"

Riuscite a immaginarli i Negrita mentre riaprono gli scatoloni in cantina, quelli datati 1997 e con sopra scritto XXX? Personalmente sì. E deve essere andata proprio così quando Pau, Mac e Drigo, ovvero il nucleo della band di Arezzo, hanno deciso di celebrare quello che è stato il loro disco più importante con un’edizione speciale. Per rendersi conto di quanto quei pezzi siano entrati nella cultura generale, basta fare una rapida ricerca su internet e scoprire che diversi siti consigliano di tatuarsi le frasi tratte dalle canzoni contenute in XXX (soprattutto, ovviamente, Ho imparato a sognare, complici Aldo, Giovanni e Giacomo).

Incontriamo il trio – i Negrita, non i comici – a Milano, in una giornata piena di sole.

Cosa vi ha colpito di più riaprendo quegli scatoloni?
Pau Intanto ho notato che la prima traccia è E intanto il tempo passa ed è perfetta per questa celebrazione, il tempo sicuramente è passato…
Mac Quando sono andato a scavare per questa operazione ho ritrovato delle tracce registrate non in studio, ma durante la preproduzione…
Pau Reperti egizi direi…
Mac Quasi! Comunque erano già incisi su un nastro a otto tracce, quindi è stato possibile fare anche un missaggio attuale. E riscoprire due canzoni inedite è stato curioso, ce n’eravamo dimenticati.
Pau Non mi ricordavo niente! Solo quando mi hanno detto i titoli mi si è acceso qualcosa. Una si chiama Pigro, ed è una sorta di citazione/tributo a Ivan Graziani. Mi è piaciuto così tanto il titolo quando l’ho riscoperto che ho provato a tenerlo per un altro pezzo ma poi l’ho lasciata andare.
Mac E poi è stato bello ritrovare la versione demo delle altre canzoni, quella che ci siamo portati a New Orleans per incidere il disco.
Pau …e le foto! Io i servizi me li ricordavo tutti ma i singoli scatti non li vedevo da 20 anni, per me quello è stato molto emozionante. Quel disco è stato proprio importante per noi, è quello che ci ha fatto diventare “noti”, non “famosi”. (Ride) XXX l’abbiamo registrato a New Orleans, nello studio di Daniel Lanois: era la prima volta che una piccola band di rock italiano andava lì, così lontani da casa… Ha dato il ritmo a ogni produzione successiva.
Mac Nel pacchetto poi c’è anche un Dvd che ai tempi uscì come Vhs. Adesso è bello riscoprirlo e rivederlo, è un docufilm che racconta molto bene lo spirito con cui sono nate le canzoni e come le abbiamo registrate.
Pau E quel trattamento Vhs gli dà una patina ovattata…

Avete parlato tanto di New Orleans: cosa vi aveva dato al tempo?
Pau È stato un viaggio molto importante che non è mai stato ripetutto, nessuno di noi ci è tornato. Me l’aspettavo esattamente così. Lo studio è ai bordi del quartiere francese, il centro storico, quindi abbiamo potuto viverci a fondo la città. Eravamo in una villa coloniale, belissima.

Lo rifareste?
Drigo
Il viaggio? Sì, ma non a New Orleans. Abbiamo capito che la nostra situazione ideale è isolarci dalla routine. Ci ritroviamo spesso in vari posti del mondo, ci crea entusiasmo, ci da degli input. Il disco a cui stiamo lavorando è nato in tour: abbiamo suonato prima a Londra, poi a Tokyo e da lì a Los Angeles…
Pau Al Whisky a Go Go, non in un posto a caso, mi sembra giusto sottolineare.
Drigo Una volta finito il tour abbiamo rispedito gli strumenti in Italia, siamo entrati in un negozio locale, abbiamo preso due chitarre da 100 dollari e siamo partiti con un furgone verso l’America rurale, fuori dalle metropoli.
Mac È un modo per escludere la routine, per non avere impegni, stacchi completamente…
Pau E poi compatta molto la band, se è una band vera e non un insieme di musicisti. A Los Angeles c’era sempre qualcuno sveglio, è uno stile di vita che puoi permetterti quando sei più giovane, invece cerchiamo comunque di prenderci queste pause. Che in realtà è più lavoro che altro.
Drigo La cosa straordinaria di New Orleans era la storia di quello studio, l’aveva fornito di materiale da museo, dal mixer di Hendrix alle casse degli Abbey Road Studio.
Mac Erano tutti amici nostri per via del cibo, sai com’è con gli italiani… e quindi ogni sera a cena arrivavano persone nuove, produttori, amici, musicisti…
Pau Una sera avete fatto anche degli gnocchi gamberi e zucchine. C’erano un sacco di feste in quegli studi.

Immagino a base di cibo…
Pau
A base di tutto insomma… C’era un bell’ambiente, per loro eravamo una “razza” nuova: stavano bene con noi! Di botto dalla nostra piccola realtà ci siamo proiettati in una dimensione che neanche ci aspettavamo. È stata un’esperienza formativa e importante. Quando fai una cosa del genere non torni più indietro, Radio Zombie per esempio è il disco più triste che abbiamo fatto perché non ci siamo mossi da casa.
Drigo Da allora cerchiamo sempre uno studio in cui possiamo lavorare 24 ore su 24, così riusciamo a essere più stimolati possibili.
Pau E siamo stati anche molto bravi: in quello studio c’era l’armadio con i multitraccia dei pezzi incisi lì, c’era No Mercy di Dylan, c’era So di Peter Gabriel. Non abbiamo toccato niente. Siamo dei bravi ragazzi. Scrivilo questo!

Avete dei rimpiati?
Mac Forse il fatto che siamo andati là con un disco prodotto in Italia. Non abbiamo messo troppe cose di New Orleans. L’unico rimpianto è stato quello. Ci sono finiti il clima e l’energia ma non molto altro.
Drigo Tutto sommato era inevitabile andasse così, New Orleans vive ancora dell’epoca d’oro della città, un po’ come in Romagna si vive del boom del liscio. Non è una città in cui trovi una scena attuale viva.
Pau Secondo me è stato giusto così, in senso positivo. Se avesse avuto una spolverata di internazionalità il disco si sarebbe sgretolato: il progetto parla di provincia, gli abbiamo dato un sapore e dei suoni internazionali, ma continua a parlare di provincia. E per questo è importante.

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