X Factor: in esclusiva le bombastiche pagelle del nostro Ics Man | Rolling Stone Italia
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X Factor: in esclusiva le bombastiche pagelle del nostro Ics Man

Abbiamo visto insieme al nostro critico la prima puntata di casting della nuova edizione del talent di Sky

Buongiorno, ha dormito bene dopo la prima puntata di X Factor?
Insomma, ho fatto un incubo: c’era la Maionchi – con su un pigiama con il logo di Rkomi – che veniva a svegliarmi nel pieno della notte gridando “Cazzo, sveglia, cazzo!”.

Era in forma ieri la Mara?
Beh, è donna di spettacolo, un Pippo Baudo che ha ingoiato i dialoghisti di South Park: ogni sua battuta dopo due minuti diventava un meme sui social. MARA MAIONCHI (voto 8), può non piacere come gioca ma è l’unica che la butta sempre dentro.

E agli altri giudici che voto dai?
Inizi subito a mettermi in difficoltà, anche perché la puntata di ieri – i casting – non era in diretta quindi bisogna dare un voto ai montatori, un bel 7 e mezzo: hanno lavorato di fino per far uscire Levante, presentandocela con un sacco di primi piani – pure le lacrime! – facendola cantare a cappella un suo pezzo (Pezzo di me) e regalandole percentualmente più spazio che agli altri.

Non cerchi di sviare, vogliamo i voti dei giudici anche se è la prima. E pure di Cattelan.
Esoso. Comunque ti accontento, anche se – mi ripeto – è solo la prima, la strada è lunga. FEDEZ un bel 7: sembra sia seduto su quella sedia da sempre, è meno nervoso che in passato, quindi meno arrogante; la sua curiosità per i cantanti in gara sembra sincera e rispetto all’anno scorso non ha calcato per fortuna sul “funziona/non funziona”, svestendo così i noiosi panni del manager discografico per fare semplicemente il giudice. MANUEL AGNELLI molto sottotono, quindi 5: certo era difficile ripetere l’exploit dello scorso anno, ma quest’anno ha di fianco una navigata come Mara quindi il paternalismo da rocker adulto rischia di avere un doppione; forse dovrebbe vestire un nuovo genere per questa edizione e passare da giudice rock, a giudice no wave/post punk. LEVANTE un 6, ché altrimenti si monta la testa: televisivamente funziona, buca bene lo schermo, ma deve trovare un suo linguaggio nella liturgia del talent; è riuscita a sedare una Maionchi incazzata nera, prova che di carattere ne ha, però se vuole fare “la buona” deve trovare una cifra di racconto in più, altrimenti rischia di diventare retorica. CATTELAN si merita 8: come quei centrocampisti che lavorano nell’ombra, facendo loro la partita; è il king della liturgia on stage, e si gioca il lato ironico nel backstage con i concorrenti. Mi piacerebbe che si inventasse un nuovo tormentone, come le giacche o gli abbracci, ma conoscendolo lo tirerà fuori al momento giusto.

E poi ci sono i cantanti che vengono ai casting, sperando di essere tra i futuri concorrenti di X Factor. Ha fatto qualche pensiero dopo la prima puntata?
Più di uno. Innanzitutto abbiamo assistito a una nuova proposta di legge che ha la speranza di passare in tempi brevi sia alla Camera che al Senato.

Si spieghi meglio…
La bozza di legge sullo Ius X Factor, ovvero una cittadinanza italiana garantita ai minori nati non solo in Italia ma dove gli pare – e qui già si supera in qualità e progresso il polveroso Ius Soli – da genitori stranieri. Le possibilità che la legge passi è più alta di quella sorella stoppata in questi giorni e il perché te lo spiego subito: se non passa X Factor chiude.

Non sta esagerando?
Per niente. Hai visto ieri sera? Gli unici che sapevano davvero cantare e interpretare, concorrenti degni di un X Factor con la x maiuscola, o erano nati fuori dall’Italia o avevano il babbo o la mamma arrivati qui da un altro posto. Parlo di Einar (voto 8), operaio bresciano nato a Cuba, che nelle mani giuste – forse quelle di Fedez – potrebbe diventare uno alla Pharrel Williams. Senza dimenticare Camille (voto 7) – 17 anni, origini filippine e una voce che levati – e Samuel (voto 7 e mezzo), arrivato dalla Nigeria attraverso il deserto e poi su un barcone portandosi dietro così tanto blues da riempire un palazzetto. Senza di loro X Factor chiude i battenti.

E gli altri?
Senza quelli che ti ho appena nominato siamo monchi, a metà. Non solo X Factor, ma – concedimi una brevissima digressione politica – ma il paese tutto. Tra gli Italian Born Singers non mi ha colpito nessuno, tranne Rita (voto 7) che ha cantato Tracy Chapman, per l’eleganza jazz con cui sa stare sul palco, e gli Air Temple (voto 6 e mezzo) perché si sente che hanno qualcosa in più di due belle voci.

Cos’è che proprio non le è piaciuto?
I freak (voto 1), quelli che arrivano cantando cose improbabili in maniera improbabile. Non mi fanno neanche più ridere, solo tristezza, anche se so che servono al racconto televisivo. Fa parte dell’intrattenimento. E poi i rapper, quelli che ho visto non mi sono piaciuti, anche se sono contento che il genere fosse più presente rispetto agli altri anni: è il giusto specchio della contemporaneità.

Non ha fatto cenno alle molte storie, spesso drammatiche, portate sul dai concorrenti di X Factor.
Né intendo parlarne. Voglio parlare solo di musica quando parlo dei concorrenti. Il riscatto personale e sociale fa parte della retorica del pop, può essere determinante come spinta a farcela, ma la gara è lunga e alla fine a vincere sarà un musicista, non una biografia.

Cosa si aspetta dalla prossima puntata?
Ho un sogno, che un concorrente porti un pezzo di Rkomi. Così per dare un senso all’incubo di stanotte con la Maionchi.

Vuole salutare qualcuno?
Beh, Gianni Mura. Le sue “interviste al campionato” su La Repubblica sono sempre d’ispirazione e questo pezzo vorrebbe essere un minuscolo omaggio a lui.