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Woodstock: il grande ritorno per i 50 anni

Michael Lang, organizzatore del festival del 1969, ha in mente un grande programma, tra reunion, tributi e tante sorprese. Con lo stesso spirito politico di quello originale

Un'immagine di Woodstock, nella sua prima versione

Un'immagine di Woodstock, nella sua prima versione

Dopo mesi di rumors, il co-fondatore di Woodstock Michael Lang ha confermato che è in arrivo un festival di tributo per i 50 anni dall’evento originale a Watkins Glen, New York, il 16, 17 e 18 agosto. Gli organizzatori non annunceranno i nomi coinvolti fino alla messa in vendita dei biglietti a febbraio, ma Lang dice di aver già confermato 40 nomi, divisi su tre palchi diversi, tra cui alcuni grossi headliner. «Sarà una scaletta eclettica», dice Lang. «Ci sarà hip hop, rock e pop, oltre ad alcune delle band originali del festival del 1969».

Senza dare troppe specifiche, Lang ha raccontato di aver coinvolto «nuove band per celebrare gli artisti del Woodstock originale», che significa che vedremo alcuni tributi a Janis Joplin, the Band, Jefferson Airplane e Joe Cocker, tra gli altri. «Avere degli artisti contemporanei che interpretano quella musica è un’idea molto interessante», dice. «Siamo anche in cerca di qualche collaborazione unica, qualche reunion e un sacco di nuovi talenti».

Al contrario di molti festival che sono concentrati esclusivamente su un pubblico giovani, Lang spera di portare pubblico di tutte le età. «Vorrei che fosse multi-generazionale», dice. «Woodstock ’94 è stato un bel mix di giovani e meno giovani, ed è quello che vorremmo fare in questa occasione».

Potrebbe essere complesso portare molta gente, vista la distanza di Watkins Glen dagli alberghi, ma Lang promette di creare opzioni molto superiori ai campi di fango che caratterizzavano il festival del ’69. «Ci saranno tende da “glamping” e cose del genere», dice.

Il fango e gli aspetti sanitari sono stati uno dei tanti problemi a Woodstock ’99, un evento disastroso che si tenne a Rome, New York, e che finì con incendi e rivolte. Il weekend fu caldissimo, con pochi posti dove trovare dell’ombra. L’acqua costava 4 dollari alla bottiglia e ci scappò anche un morto per overdose, oltre a diversi abusi sessuali. I promoter dovettero affrontare un’ondata di cause e denunce e per diversi anni sembrò che non ci sarebbe stato nessun altro Woodstock (John Scher, il co-promoter dell’evento insieme a Lang, si prese gran parte delle colpe per il disastro e non è coinvolto in questa edizione).

Vent’anni dopo, Lang riesce a osservare meglio quello che successe allora. «Non avrei dovuto lasciare la scelta degli artisti ad altre persone», facendo notare come questa volta stia facendo gran parte del lavoro. «E la questione dell’acqua fu ridicola. Appena me ne accorsi, provai a far scendere il prezzo ma non fu possibile. Ordinai diverse taniche d’acqua per aiutare chi ne avesse bisogno. Penso che molte persone si divertirono, ma gli incendi sul finale furono l’immagine che restò nella memoria. Erano 200 ragazzi che volevano fare casino».

«Woodstock ’99 fu solo un evento musicale senza alcuna rilevanza sociale», dice. «Fu soltanto una grande festa. Questa volta torneremo alla situazione originale e alle nostre radici. Controllando tutto».

Non torneranno comunque all’originale sito di Woodstock a Bethel, New York. La vecchia fattoria è stata trasformata nel 2006 in una venue da concerti da 15mila persone. Anche lì ci sarà una celebrazione in occasione dei 50 anni. «Hanno conservato bene il posto e l’hanno trasformato in un bellissimo padiglione per le varie arti», dice Lang. «Ma è un posto da concerto seduto, per 15mila persone. Non Woodstock».

La location scelta non è comunque estranea ai grandi live. Nel 1973, ci furono 600mila persone (si dice) per un evento di un giorno, con gli Allman Brothers Band, i Grateful Dead e the Band.

Lang e gli organizzatori stanno ancora tracciando la mappa e non hanno idea della possibile capacità del luogo, ma dovrebbe essere a sei cifre. Non è una sfida facile, soprattutto vista la concorrenza di festival che al tempo non esistevano, ma Lang crede di potersi distinguere dagli altri. «Stiamo cercando di mettere in piedi performance uniche», dice. «Tanti festival sono un contenitore, in molti non hanno nessun impatto sociale, un’opportunità sprecata».

«Woodstock, nella sua incarnazione originale, fu davvero un atto di cambiamento sociale e di attivismo», aggiunge. «Ed è un modello che vorremmo portare anche a questo festival. Si tratta ovviamente di divertimento, di senso di comunità, ma deve anche essere in grado di fornire un’energia per i più giovani, di far sentire la loro voce e far contare i loro voti».

Ma per ora, tutti vogliono soltanto conoscere la line-up. Ci sarà la possibilità di vedere Crosby, Stills, Nash e Young insieme, per una notte? «Ho parlato con loro, individualmente», dice. «Ed è un casino».

Ciò che Lang può dire è che trasmetteranno l’evento in streaming e, tra le altre cose, cercheranno di coinvolgere diverse ONG per far capire quanto sia importante sposare una causa al giorno d’oggi. «Le cose sul pianeta sono in condizioni critiche, specialmente quando si parla di riscaldamento globale», dice. «Tutti hanno un ruolo da interpretare e far finta di niente è ridicolo. Voglio che la gente capisca come essere coinvolta. È una delle mie maggioni motivazioni».

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