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Willie Peyote: «So di essere una testa di cazzo, perdonatemi»

Il rapper torna sui commenti al Sanremo di Renga («ha cagato sul microfono») e Ermal Meta («ruffiano»), racconta il contesto delle battute, spiega di essersi già sentito coi diretti interessati

«So di essere una testa di cazzo». Willie Peyote lo dice due volte nel messaggio diffuso nelle sue storie di Instagram. È la prima volta che il rapper affronta pubblicamente il polverone sollevato dalle frasi dette nel corso del suo format in diretta Twitch Le brutte intenzioni in cui ha commentato il Festival di Sanremo 2021 con Federica Cacciola (Martina Dell’Ombra) e Daniele Fabbri.

Le polemiche erano partite da un paio di frasi in particolare: «Io credo che Renga, e mi dispiace dirlo perché lui era uno dei rappresentanti della bella vocalità all’italiana, ha cagato sul microfono… o l’ho pensato solo io? Ti dico solo che a un certo punto sembrava Aiello». E su Ermal Meta: «Cantare Caruso il giorno del compleanno di Lucio Dalla è una scelta ruffiana».

Dopo aver fatto passare alcune ore, Willie Peyote ha detto la sua su Instagram. «Bella regaz, ci tenevo a mettere il punto su determinate questioni che sono venute fuori negli ultimi giorni. Ho lasciato passare un attimo perché mi sembrava più opportuno essere lucido. Ci tengo a specificare che coi diretti interessati mi sono già fatto vivo domenica mattina, appena sono stati resi pubblici i video del programma su Twitch. Con alcuni ho già chiarito, con altri spero di farlo nei prossimi giorni».

«Mi rendo conto che alcune frasi non sono uscite felici ed è quindi [normale] che quando dici una minchiata la gente te lo faccia notare. So di essere una testa di cazzo e di essermi lasciato sfuggire, tra l’altro con le parole peggiori possibili, determinati commenti che potevo risparmiarmi. Sono stati detti nell’ambito di un programma con amici e comici che voleva commentare Sanremo con un fare piuttosto goliardico come se fossimo a casa per alleggerire la tensione del festival visto da dentro e da fuori contemporaneamente. Questa non vuole essere una giustificazione, più che altro contestualizzare la cosa».

«Niente, so di essere una testa di cazzo e talvolta il microfono dovrebbero spegnermelo, cercherò di farci attenzione, ma non sono certo di poter garantire di non dire più alcuna minchiata nella mia vita. Quello che è giusto fare è assumersene le responsabilità come ho fatto e come cercherò di fare sempre. Quindi niente: bella, perdonatemi».

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