Wall Street scommette (finalmente) sulla musica

Gli analisti di J.P. Morgan e Morgan Stanley suggeriscono ai loro clienti di investire su Spotify, che nei documenti degli analisti è direttamente paragonato a Netflix.

La musica, di solito, non rende ricco chi scommette in borsa. Il business, nonostante la sua aura glamour, è sprofondato in un burrone alcuni decenni fa, quando i download digitali e la pirateria hanno devastato le vendite dei CD e trasformato il mercato in una palude imprevedibile e poco redditizia. Da allora chi lavora a Wall Street ha sempre visto la musica come un settore da “maneggiare con cautela”.

Almeno fino ad ora. Spotify ha debuttato in borsa, e nella giornata di ieri ha pubblicato il suo primo report. Le banche d’investimento, e questa è una notizia, erano tutte un coro di ottimisti. Morgan Stanley ha pubblicato una nota di ricerca dedicata alla redditività dell’azienda di streaming musicale e, più in generale, sull’industria. La società stima che gli abbonati di Spotify – cioè chi paga per un account premium – cresceranno da 70 milioni a 200 entro la fine del 2022.

«Riteniamo che la proposta d’investimento dei servizi di streaming a pagamento porterà a una crescita nel tempo», ha scritto l’analista Benjamin Swinburne. Traduzione per i profani: Lo streaming è un prodotto talmente desiderabile che la gente continuerà a iscriversi e pagare per ottenerlo.

J.P. Morgan ha inviato ai suoi clienti una nota su toni analoghi, dove Spotify è definito come “il motore di un mercato sottovalutato”. Doug Anmuth, un altro analista, ha sottolineato come l’azienda sia riuscita ad aumentare la sua pool di clienti del 38% ogni anno, tracciando un parallelo con quanto fatto da Netflix per i contenuti video. «Riteniamo che quello di Netflix sia il paragone più logico per Spotify, entrambi beneficiano dello storico passaggio allo streaming con subscription-based model».

Il paragone non è del tutto corretto. Indovinate quale delle due aziende continua a perdere denaro? Le entrate di Spotify crescono quanto le perdite, e sono in molti nell’industria a pensare che sia la versione free dell’applicazione a rallentare il percorso verso la redditività dell’azienda. Il primo report dell’azienda, pubblicato poche ore fa, conferma in parte le previsioni degli analisti. I guadagni ammontano a €1.14 miliardi, con una base di 170 milioni di utenti (di cui 75 milioni a pagamento). Le perdite, però, sono maggiori di quanto previsto da Wall Street, e nelle ore successivo all’annuncio le azioni sono crollate del 9%.

Le banche, tuttavia, non sembrano affatto preoccupate – o forse stanno solo scommettendo sulla capacità di Spotify di “convertire” gli utenti free in clienti paganti. I numeri sono promettenti e, come ha scritto Swinburne nella sua nota, è arrivato il momento di sfruttare questo “Rinascimento Musicale”.