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Vivere il momento. Wilco live a Ferrara

A Ferrara Sotto le Stelle, aperti da Kurt Vile and the Violators, i Wilco hanno suonato per quasi due ore sulla scorta del loro ultimo - e diciamocelo, non eccezionale - "Star Wars". Ma non è questo il punto
Gli Wilco hanno festeggliato 20 anni suonando in tv da Jimmy Fallon. Era il 13 novembre del 2014

Gli Wilco hanno festeggliato 20 anni suonando in tv da Jimmy Fallon. Era il 13 novembre del 2014

C’è Jeff Tweedy che ride contento, soddisfatto. Anche questa sera è riuscito a far provare qualcosa di speciale al pubblico. Al suo pubblico. A un pubblico fedele, attento, preparato, consapevole che un concerto dei Wilco non è una di quelle cose che fai per passare una serata in compagnia. Non è qualcosa che capita. Devi volerlo e accettare le regole d’ingaggio. La band, sul palco, fa sempre quello che vuole ma ti ripaga della fiducia dando sempre tutto. Vedo concerti dei Wilco da più di dieci anni, da quell’esibizione gratuita al Mazda Palace di Milano dentro la Festa de L’Unità nel 2005 (una situazione assurda!), e non sono mai stati meno che perfetti. Loro giocano un altro campionato rispetto agli altri gruppi. Da quando i concerti sono il principale strumento per testare lo stato di salute dei musicisti, del pubblico e del mercato musicale, diventa un discreto vantaggio.

La storia è questa. Ci sono i gruppi nella media, ci sono quelli sopra la media, ci sono i campioni, ci sono i fuoriclasse. Poi, molto staccati, ci sono i National e, solo dopo molta altra strada, i Wilco. Nella meravigliosa cornice di Ferrara Sotto le Stelle, aperti da Kurt Vile and the Violators, i Wilco suonano per quasi due ore sulla scorta del loro ultimo – e diciamocelo, non eccezionale – Star Wars. Se lo possono permettere: il disco come scusa per suonare in giro, andare in tour, concedere un po’ di gloria anche a lavori che non passeranno alla storia per fare poi commuovere il pubblico – letteralmente e giustamente adorante – con, tra le altre, Via Chicago, I’m Trying to Break Your Heart, Art of Almost, Hummingbird, Jesus Etc. Inoltre, come variazione sul tema, un bis concepito come “altro concerto”: acustico, colloquiale, con rivisitazione di pezzi storici come Misunderstood e A Shot in the Arm. Detta rapida: è stato un concerto pazzesco, uno di quei concerti che ti fa venire subito la voglia di rivederli e contare i giorni che ti separano dal prossimo live (che sarà il 12 novembre 2016 al Fabrique di Milano).

Ci sono i gruppi nella media, quelli sopra la media, e ci sono i fuoriclasse. Poi, molto staccati, ci sono i National e, dopo molta altra strada, i Wilco.


Gli aspetti che rendono i concerti dei Wilco sempre qualcosa di speciale sono molti. Dall’assoluta maestria della band, che è semplicemente formata da musicisti della madonna, a quelle dieci-quindici canzoni che possono stare a tutti gli effetti accanto a quelle dei “mostri sacri”. Ma se devo indicarne uno in particolare – che sta da qualche parte fuori dal recinto della musica – è la creazione di un legame autentico. Una comunione tra gruppo e pubblico; e tra le persone del pubblico. In questa epoca di iper-mediatizzazione, in cui ogni secondo di ogni performance è istantaneamente disponibile su ogni social network, il concerto dei Wilco diventa occasione particolare per quelle poche migliaia di appassionati di musica di questo paese di darsi un corpo, scoprirsi comunità e sentirsi parte di un qualcosa che, per quanto labile, è effettivamente collettivo. Se ci pensate, è quello che distingue un concerto dove si va tanto per fare qualcosa la sera, l’evento che non ti lascia niente se non l’evento stesso, e il “momento”.

Il “momento” è irrazionale, non è motivato da qualcosa di logico, scatta per motivi altri: dal contesto all’atmosfera passando per la capacità di essere “qui e ora”, essere lì dove sta capitando qualcosa. E allora anche le foto su Facebook, i selfie con la band e i filmati sgranati che non servono veramente a nessuno acquistano un senso particolare: creano contatto, una condivisione autentica e un ricordo vissuto assieme. Capita anche altre volte, con altre band, ma con i Wilco capita sempre. Forse è questo il segreto.

Merito anche di canzoni meravigliose e testi che riescono a essere autobiografia di chiunque, certamente. Anche chi non fuma si sente catturato e coinvolto dall’immagine di A Shot in the Arm, quando: «The ashtray says / You were up all night / When you went to bed / With your darkest mind / Your pillow wept / And covered your eyes / And you finally slept / While the sun caught fire / You’ve changed». Ci sono righe dei Wilco che raccontano la vita di tutti noi che siamo qui a Ferrara e ci stiamo idealmente abbracciando tutti quanti. C’è Jeff Tweedy che ride contento, soddisfatto. Anche questa sera è riuscito a far provare qualcosa di speciale al pubblico. Al suo pubblico. E noi a lui, ne sono certo.

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