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VIVA! Festival fa rima con coraggio

LIBERATO, Jamie xx, Sampha, Iceage: per spostare il festival pugliese da agosto-gratis a luglio-pagamento ci è voluto coraggio.

John Maus. Tutte le foto di Stefano Mattea - llum collettivo

John Maus. Tutte le foto di Stefano Mattea - llum collettivo

Il titolo lo dice chiaro e tondo: il VIVA! Festival di quest’anno è stato più che coraggioso. Bisognava prendere una direzione, che è poi la stessa mossa che tocca a un artista che, spaccato tutto col primo disco, ora si trova alle prese con un successo da riconfermare ma senza cadere nella trappola del disco facile, fotocopiato sull’onda del primo.

Se l’edizione 2017 del festival pugliese è stata una vittoria facile—era gratis, nella settimana di Ferragosto fra le varie feste patronali della zona di Locorotondo—, quella 2018 è stata una scommessa che sulle prime aveva tutta l’aria di essere una mossa suicida. Tanto per cominciare, l’arena di Locorotondo dell’anno scorso si è spostata di qualche centinaio di metri, in un campo in terra battuta che potrebbe accogliere facile 10mila persone, neanche troppo strette. Questo cambio di quartiere, sommato al fatto che fra luglio e agosto in termini di flusso di gente vince il secondo e che son bravi tutti a riempire le venue con Ghali gratis, ha fatto sì che VIVA! quest’anno sembrasse molto meno frequentato. E forse così è anche stato, nonostante le quasi 20mila presenze totali, ma in ogni caso non è questo ciò che conta.


Le vere serate del VIVA!, se l’è viste soprattutto chi non era all’arena venerdì 6 e sabato 7. Le ha vissute chi ha sentito Jamie xx suonare Il Veliero di Battisti o Stop Bajon di Tullio de Piscopo in una Masseria dispersa chissà dove nelle campagne di Fasano, chi ha cercato di stare dietro ai rullanti jungle della Boiler Room di Goldie, chi si è si è goduto Francesco Tristano suonare Forbidden Colours di Sakamoto mentre il sole spuntava sull’Archeolido di Egnazia. Oppure chi come me si è sorpreso a cantare Sabato Italiano nell’ultima, redbulliana serata di domenica 8, in riva al mare, di fianco a tutta la produzione, gli autisti e gli addetti ai lavori finalmente liberi di sfogarsi dopo giorni intensissimi.

Poi ovvio, i due giorni “caldi” dell’arena come prevedibile sono stati anche meglio del previsto, soprattutto grazie a un Liberato col suo show calibrato al millimetro, un Arca in versione DJ— schizofrenia ed eccentricità che si concretizzano in un pezzo reggaeton e subito dopo un asfaltatutto hardcore a 160 BPM—, e anche per un Sampha a cui hanno fatto solo bene mesi di tour. A malapena riusciva a guardarmi negli occhi mentre chiacchieravamo in un camerino del Fabrique, nemmeno un anno fa. Allora sul palco era fragile, timido e forse ancora incredulo di essere lui sotto il riflettore. Quello che invece stava sul palco di Locorotondo era un artista non solo sicuro di sé ma anche entusiasta della piega che la sua vita sta prendendo.

Premio cuoricino d’argento per John Maus—agitatissimo ma come sempre ironico sul palco di Boiler Room—ma soprattutto premio cuoricino d’oro per gli Iceage, veri outsider dell’evento perché unica vera rock band inserita nel cartellone. Danesi, sbronzi da tempo immemore, tanto giovani quanto scalmanati, si sono presentati al talk insieme a Rolling Stone con una birra in mano. Abbiamo chiacchierato pubblicamente nella piazza di Cisternino per una mezz’oretta e poi impugnando sempre un’altra birra si sono presentati all’arena di Locorotondo, dove qualche ora dopo hanno spaccato tutto. Come una vera rock band, che Iggy Pop in persona ha definito: “la più pericolosa in circolazione”. Perché non esistono solo Liberati, cantanti RnB o punte di diamante dell’avant-pop: basta solo un po’ di coraggio.

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