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Van Morrison vuole intraprendere un’azione legale contro il divieto di fare concerti

Il cantante ha inviato un esposto al Dipartimento della Salute dell’Irlanda del Nord contro le regole imposte per fermare la diffusione del Covid-19. «Agisce per conto di migliaia di musicisti, artisti, locali»

Van Morrison

Foto: Jeff Kravitz/FilmMagic

Van Morrison ha in programma di lanciare una vera e propria sfida legale contro le normative che vietano la musica dal vivo in luoghi al coperto nell’Irlanda del Nord a causa delle norme anti Covid-19.

Sarah Symington, un avvocato dello studio John J. Rice and Co. Solicitors, che rappresenta Morrison, ha confermato che il cantante ha avviato un’azione legale il 12 gennaio scorso. Ha presentato una “lettera di protocollo” – in buona sostanza un esposto – al Dipartimento della Salute «contestando il divieto totale di musica dal vivo e dando loro 21 giorni per rispondere».

Una lettera non è un documento ufficiale, ma fornisce alle parti l’opportunità di capire come muoversi e potenzialmente risolvere la questione prima di una causa legale. Symington ha affermato che se il Dipartimento della Salute non dovesse rispondere entro 21 giorni, «avvieremo immediatamente il procedimento all’Alta Corte».

Per ora i rappresentanti del ministero della Sanità dell’Irlanda del Nord non hanno fatto trapelare alcun commento. Il Paese è nel bel mezzo di un blocco totale. Durante la pandemia è stata consentita l’apertura di alcuni locali in certe circostanze momenti, ma è sempre perdurato il divieto di ospitare musica dal vivo.

Un altro degli avvocati di Morrison, Joe Rice, ha detto alla stampa che tale divieto è inefficace e ingiusto e che Morrison lo ritiene illegale non essendo basato su prove scientifiche o mediche credibili (anche se la maggior parte degli esperti medici è fermamente convinta che i grandi raduni al chiuso, ad esempio i concerti, siano uno dei modi più efficaci per diffondere il Covid-19).

«Molte persone nel mondo della musica e delle arti in Irlanda sono state devastate finanziariamente, socialmente e artisticamente dal divieto totale», dice Rice, «e ciò differisce da quanto fatto in Inghilterra e Galles. Inoltre, i fatti che sostengono una decisione così pesante sono tutt’altro che ovvi». Inoltre, conclude, «Morrison agisce per conto di migliaia di musicisti, artisti, locali e coloro che sono coinvolti nell’industria della musica dal vivo».

Sono mesi che Morrison sta provando a “suonarle” alle misure di blocco per il Covid-19, come quando in settembre ha pubblicato tre canzoni anti-lockdown, poi ne ha aggiunta una quarta a dicembre insieme a Eric Clapton, Stand and Deliver.

Dopo l’uscita delle prime tre canzoni, il ministro della Salute dell’Irlanda del Nord, Robin Swann, ha scritto un editoriale per Rolling Stone criticando Morrison: «Parte di quello che dice è semplicemente pericoloso. Potrebbe incoraggiare le persone a non prendere sul serio il coronavirus. Se pensate che questa sia una cospirazione, difficilmente ascolterete le raccomandazioni in materia di sanità pubblica, consigli vitali che terranno al sicuro voi e molti altri. (…) Le sue parole daranno grande conforto ai complottisti: la brigata impegnata nella crociata contro mascherine e vaccini convinta che questo sia un grande piano globale per togliere loro la libertà. (…) Ci sono tante cose nel mondo su cui scrivere canzoni di protesta, come la povertà, la fame, l’ingiustizia, il razzismo, la violenza, l’austerity. È una lunga lista. Al contrario, ha deciso di attaccare chi protegge gli anziani e i fragili della nostra società».

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