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Valanga Sigur Rós

La band islandese si è presentata al Forum di Assago con una manciata di brani inediti e un muro di suono assordante. Una rivelazione

La parola che viene in mente è shimmer, un verbo che sul dizionario di Cambridge è definito come “brillare mentre la luce trema rapidamente”. Nel mondo dei chitarristi è il risultato della combinazione di delay, armonizzatori e riverberi, effetti che messi in catena trasformano lo strumento in un’orchestra di suoni spaziali. È una tecnica messa a punto da Brian Eno e diventata popolare con l’esplosione del post-rock e dei suoi paesaggi sonori indecifrabili.

Paesaggi come quelli che spesso si associano ai Sigur Rós, il trio islandese che suona post-rock commovente e che, un album dopo l’altro, si è fatto conoscere per il suo suono rarefatto, dilatato e, appunto, sommerso dagli effetti.

E per tutto l’inizio del primo atto del concerto al Forum di Assago – dove hanno suonato il meglio del repertorio e anche qualche anticipazione del nuovo disco – sono stati solo questo, un gran bel suono. I primi due pezzi in scaletta hanno messo davanti al pubblico italiano una band fuori posto, impacciata in una scenografia “ristretta” e un po’ cupa, composta da una serie di schermi-gabbia e da tralicci neri con sopra montate delle piccole luci teatrali.

Qualche minuto dopo, però, è partito il crescendo di Glósóli ed è diventato chiaro a tutti che i Sigur Rós sono qualcosa in più di una collezione di effetti, di una delle tante band che hanno chiamato il primo disco Speranza, che hanno un frontman anti-personaggio che suona la chitarra con l’archetto e che, diciamocela tutta, forse non hanno più niente da dire.

I Sigur Rós sono un muro di suono mai banale

A un certo punto è arrivata Glósóli e i tralicci si sono fatti neon, il palco si è riempito di colori e il volume della band è diventato inaudito, un crescendo che partendo dal pianissimo è arrivato in una manciata di minuti al noise più rigoroso. È difficile sbagliare un concerto dopo un pezzo così, e la band si è mangiata il resto del primo atto senza battere ciglio.

La seconda parte della serata è dedicata ai classici – Sæglópur, Festival, Ný Batterí. Il pubblico apprezza, ma non sa che il penultimo brano in scaletta è il contrario di quello che ci si aspetta dagli islandesi, un pezzo rock gigante con una linea di basso ossessiva e una scenografia fatta di solarizzazioni, glitch e immagini interstellari.

I Sigur Rós sono un muro di suono mai banale: qualcosa si era capito con l’ultimo Kveikur, ma ascoltare i nuovi brani dal vivo è stata una rivelazione. Nel 2017 c’è ancora un gruppo rock che scrive musica emozionante.

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