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Ci lascia David Bowie, cinquant’anni di rock’n’roll e di cambiamenti

Una delle voci più originali e singolari nel mondo del rock è scomparsa a pochissimi giorni dal suo 69esimo compleanno, dopo aver pubblicato il nuovo album ★

David Bowie: 68 anni di metamorfosi animati in GIF

David Bowie, leggendario cantautore e attore, è morto dopo una lunga battaglia contro il cancro. Aveva 69 anni.

La pagina Facebook dell’artista ha dato la notizia, e i collaboratori del cantante hanno confermato la notizia a Rolling Stone. “David Bowie è morto in pace oggi, circondato dalla sua famiglia, dopo una coraggiosa battaglia di 18 mesi contro il cancro”, dice la dichiarazione. “Mentre molti di voi condivideranno questa perdita, vi chiediamo di rispettare la privacy della famiglia in questo momento di lutto”.

Una delle voci più originali e singolari nel mondo del rock’n’roll per quasi cinquant’anni, Bowie ha fatto del mistero, della ribellione e della curiosità i tratti distintivi della sua musica. Sempre imprevedibile, l’artista camaleontico, vera icona della moda, ha vestito molti panni nella sua vita. Ha iniziato come un dissidente astronauta del folk-rock, è poi diventato un alieno glam-rock, androgino, dai capelli arancio (con il nome di Ziggy Stardust), poi un maestro del funk, ben vestito e con gli occhi azzurri (Thin White Duke), poi ancora un art rocker amante delle droghe (con gli album di Berlino), poi ancora un hit-maker della new-wave, un hard rocker, un entusiasta techno e un impressionista jazz. La sua predisposizione alla teatralità gli ha fatto guadagnare schiere di fan.

Nel frattempo, ha creato hit da classifica come Space Oddity, Changes, Fame, Heroes, Let’s Dance e Where Are We Now?, tra le altre. Di conseguenza, il suo impatto sul mondo della musica è stato enorme. Tra chi ha fatto una cover di Bowie si vedono nomi come Joan Jett, Duran Duran, Smashing Pumpkins, Marilyn Manson, Arcade Fire, Oasis, Ozzy Osbourne, Morrissey, Beck, Red Hot Chili Peppers, Bauhaus, Nine Inch Nails.

Il figlio di Bowie, Duncan, ha twittato una foto del padre che lo tiene in braccio nella mattinata di lunedì, scrivendo, “Mi spiace molto e sono davvero triste nel dire che è vero”. L’amico e collaboratore di Bowie, Brian Eno, ha invece scritto, “Le parole non sono abbastanza”.

“David Bowie era una delle mie ispirazioni più importanti, senza paura, creativo, ci ha donato magia per tutta la sua vita”, ha scritto Kanye West. “Prego per i suoi amici e famigliari”.

Bowie è nato con il nome di David Robert Jones l’8 gennaio 1947 in un sobborgo di Londra. Suo padre, Heywood Jones, lavorava come promotore di una fondazione a favore dei bambini e sua madre, Margaret Mary Jones, era una cameriera. Ha iniziato a suonare il sassofono a 13 anni, ha frequentato una high school per studiare come artista commerciale. Quando ha iniziato a concentrarsi sulla musica, ha suonato con gruppi dai nomi tipo the King Bees, the Manish Boys (che hanno suonato con Jimmy Page) e Davey Jones and the Lower Third. Ha preso lo pseudonimo di Bowie, dal nome di un coltello, al fine di evitare confusione con il cantante dei Monkees, Davy Jones. Ha pubblicato un album eponimo nel 1967 che ha avuto poco successo in U.K. e non è finito neanche in classifica negli Stati Uniti. Una cosa che cambierà con l’uscita successiva.


Con Space Oddity nel 1969, la cui drammatica title track racconta la storia dello sfortunato astronauta Major Tom, ha avuto la sua prima hit. La canzone è arrivata al numero uno in U.K. e al 15 negli States, con l’album nella Top 20 di entrambe le nazioni. Ogni Lp realizzato ha svelato un nuovo aspetto della sua genialità. L’anno successivo, con The Man Who Sold the World, ha sperimentato con la psichedelia e nel 1971 ha fuso il pop-rock con l’arte e la sperimentazione in Hunky Dory. Conteneva la hit Changes, con la sua promessa “Look out you rock & rollers/ One of these days you’re gonna get older”, oltre che alle canzoni più amate dai fan Oh! You Pretty Things e Life on Mars oltre a canzoni che parlano di Bob Dylan e Andy Warhol. (Ha interpretato l’artista scomparso anni dopo nel film Basquiat).

È stato nel 1972 con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, però, che ha definito il suo stile. Grazie al ruolo della rock-star perdente, ha innovato il suo look più glam, amplificato nei suoi show dal vivo, molto teatrali. Tutt’altra cosa rispetto all’idealismo hippie degli anni Sessanta con cui ha avuto successo, Ziggy era sfacciato e arrogante, e il personaggio ha funzionato appena Bowie lo ha presentato al pubblico. Oltre alla title track, Starman, Suffragette City e Five Years sono stati tra i pezzi più di successo.

Ziggy Stardust era un personaggio che Bowie ha mantenuto anche con il suo album successivo, Aladdin Sane, che conteneva The Jean Genie, Drive-In Saturday e una cover rag-tag dei Rolling Stones, Let’s Spend the Night Together. Ha provato a mandare in pensione Ziggy nel 1974 con Diamond Dogs, ma la carica glam di Rebel Rebel gli ha suggerito di tenerlo in vita.

Ha fatto marcia indietro nel 1974 quando ha pubblicato Young Americans, dove ha incorporato soul, funk e disco in canzoni come Fame, scrivendo assieme a Luther Vandross Fascination. Era una mossa rischiosa, ma ha raggiunto il secondo posto nella classifica U.K. e il nono in quella statunitense. È andato ancora più a fondo nel mondo del funk con Station to Station dell’anno successivo, prendendo il vizio, ampiamente documentato, della cocaina e scrivendo hit come l’ottimista Golden Years. L’album, in generale, ha segnato un rinnovato interesse nell’avant-garde.

È stata una trasformazione breve, però, visto che Bowie sarebbe scomparso nel mondo di Berlino, sperimentando sempre di più con la musica e con le droghe. Iniziando con Low, del 1977, che abbinava l’art-rock con un minimalismo ambient, il cantante si è confrontato con suoni acidi ed epici, sostenuti dalla collaborazione con Brian Eno. L’album contiene la hit Sound and Vision e ha dato il via ai suoi album successivi, Heroes di quell’anno e Lodger, con il successo di Boys Keep Swinging.

Negli anni ottanta è ritornato con un nuovo interesse nel mondo della musica più radiofonica, con una numero uno raggiunta in U.K. grazie a Ashes to Ashes, che prosegue la storia di Major Tom e la hit Fashion. Entrambe le tracce appaiono su Scary Monsters (And Super Creeps) del 1980. Nel 1981, ha registrato il duetto Under Pressure con i Queen, dove combinava la sua voce con quella di Freddy Mercury, per raggiungere il numero uno in U.K. e la top 30 negli Stati Uniti.

Nel 1983, ha pubblicato Let’s Dance, co-prodotto da Nile Rodgers degli Chic. La collaborazione, che comprende anche la chitarra di Stevie Ray Vaughan, ha partorito i singoli Let’s Dance, China Girl e Modern Love. Dopo queste, è arrivata la hit Blue Jean, dall’album Tonight dell’anno successivo. Bowie ha raggiunto per l’ultima volta il numero uno nella classifica U.K. con la cover di Martha and the Vandella, Dancing in the Street, in duetto con Mick Jagger.


A eccezione del singolo beatlesiano del 1986, Absolute Beginners, il resto degli anni Ottanta sono stati meno importanti per Bowie musicalmente. Ha pubblicato Never Let Me Down nel 1987, e ha chiuso la decade come membro del gruppo hard rock Tin Machine, con cui ha pubblicato un altro album nel 1991.

Bowie ha cambiato il suo stile musicale ancora nel 1993, con la pubblicazione dell’elettronico Black Tie White Noise, un’altra co-produzione con Nile Rogers, che non ha avuto grande successo negli States. Ha flirtato con il mondo industrial con Outside del 1995, e l’anno dopo è stato indotto nella Rock and Roll Hall of Fame dell’ex Talking Heads, David Byrne. Ha collaborato poi con Trent Reznor nell’album del 1997, co-prodotto da Brian Eno, Earthling, ed è poi tornato al rock con l’album del 1999 Hours…. È un suono che ha migliorato poi con Heathen del 2002 e l’anno dopo con Reality, entrambi prodotti assieme a Tony Visconti.

Il cantante ha avuto un attacco cardiaco nel 2004 e da quel momento ha abbandonato i tour dal vivo, nonostante abbia fatto alcune apparizioni occasionali con, tra gli altri, Arcade Fire e David Gilmour. Ha fatto la sua ultima salita su un palco nel 2006, in un duetto con Alicia Keys.

Assieme a quella musicale, Bowie ha anche avuto una lunga carriera come attore, ha avuto ruoli memorabili in The Man Who Fell to Earth, Labyrinth, The Hunger, Twin Peaks: Fire Walk With Me e The Prestige, tra gli altri. La sua ultima avventura a teatro è stata Lazarus, un musical off-Broadway che ha portato avanti la storia del suo personaggio in The Man Who Fell to Earth con tracce tratte dalla sua carriera e pezzi originali.

Nel 2013, Bowie ha pubblicato il suo primo album da circa dieci anni, The Next Day, che ha raggiunto il numero uno in U.K. e numero due negli States.

Due giorni prima della sua morte, il cantante ha pubblicato ★ (da leggere Blackstar), nel giorno del suo compleanno. L’album riflette il camaleontico interesse dell’artista per il jazz e per l’hip-hop. «Abbiamo ascoltato parecchie cose di Kendrick Lamar», ha detto il produttore Tony Visconti delle sessioni di registrazione. «Kendrick ci ha buttato dentro di tutto, esattamente come volevamo fare noi. L’unico obiettivo che ci siamo dati è stato quello di evitare il rock&roll»

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