Rolling Stone Italia

Un pugno e una carezza: Vasco Rossi in tour

Dopo il concerto da record di Modena Park, il Blasco è tornato sul palco per sfidarsi ancora una volta

Foto: Alberto Marinotto

Prima data di un tour senza fine. Vasco Rossi sceglie Lignano Sabbiadoro per mettersi alla prova dopo l’evento storico di Modena Park con cui ha celebrato i primi 40 anni sul palco e sfoga la sua voglia di «Portare un po’ di gioia» allo Stadio Teghil per la data zero del suo NonStopLive che debutta il 1 e il 2 giugno a Torino e prosegue con due date a Padova, due all’Olimpico di Roma e al San Nicola di Bari prima di chiudere a Messina il 21 giugno.

Venticinque canzoni che lui stesso ha definito «Quelle giuste» per 27 mila persone arrivate in quella che si propone come “La Città delle prime date” (dopo Vasco arriveranno a Lignano Cesare Cremonini il 15 giugno e i Negramaro il 24 giugno), una band di colossi del suono da stadio che si muove compatta, da Stef Burns alla chitarra al martello Matt Laug alla batteria fino al nuovo acquisto Vince Pàstano (oltre ad Alberto Rocchetti, Frank Nemola e il bassista Andrea Torresani che ha sostituito Claudio Golinelli ricoverato ad Udine per un malore) con in più il tocco postmoderno di Beatrice Antolini che suona tutto (percussioni, pianoforte, chitarra) e lo accompagna ai cori.

L’idea del NonStopLive è quella di un cantiere in continuo movimento: Vasco combatte il rischio di ripetersi e vuole sperimentare, sceglie un arrangiamento metal e parte forte con Cosa Succede in Città, Deviazioni e Blasco Rossi, pesca nel passato con una versione oscura e feroce di Fegato Fegato Spappolato (e una citazione di Enter Sandman dei Metallica), sorprende inserendo in scaletta pezzi come Domenica Lunatica e Stupido Hotel, aggredisce con C’è chi Dice No e Gli Spari Sopra, fa ballare con Rewind e intanto si diverte ad occupare un palco enorme e 600 metri quadri di video (con la regia di Pepsy Romanoff) con la sua umanità.

Foto Alberto Marinotto

Il rock è un atto di sopravvivenza ma Vasco è tutt’altro che un sopravvissuto. La data zero serve a mettere a punto un meccanismo che è già perfetto, potenzialmente infinito perché è uno spettacolo nuovo che raccoglie tutte le emozioni del passato. Vasco maneggia un materiale emotivo che nessuno ha. È un sognatore, un creatore di storie condivise, e sul palco alterna la botta di adrenalina e le riflessioni sul mestiere di vivere che ha trasformato in poesia.

La sua storia è un percorso individuale che è diventato collettivo mischiandosi a quello del suo pubblico, senza mai perdere niente del gusto della malinconia, del dubbio e dell’incertezza. Le canzoni cambiano arrangiamento o si uniscono in tre diversi medley che sono raffiche di melodie (quello rock comprende Delusa, T’immagini e Sono Ancora in Coma, quello acustico Dillo alla Luna e L’una per te), Vasco cresce sempre di più come frontman (la voce è perfetta) ma il suo sguardo innocente ed autentico è sempre lo stesso.

Il rock è un atto di sopravvivenza ma Vasco è tutt’altro che un sopravvissuto

Vasco l’eroe indistruttibile del rock italiano è anche un uomo che dice cose che tutti provano, senza avere la verità in tasca, ma solo un pugno di parole e un’instancabile voglia di comunicare. Sul palco gioca con le emozioni, canta la semplicità del quotidiano (“Io e te a crescere bambini, avere dei vicini” in Come nelle Favole) e poi si chiede se sia la cosa giusta (“Ci vai poi te a lavorare, a sposare, a fare figli e poi ci devi essere comunque sia, non agli orari che vuoi” in La fine del Millennio) si chiede “Dov’è questa felicità?” in Stupido Hotel, ti attacca con la struggente verità di Siamo Soli, poi guarda il suo pubblico e dice: «Siamo soli, ma siamo tanti». Le canzoni che Vasco ha scelto per il NonStopLive sono «Quelle che le rappresentano tutte», l’energia rock è forte grazie all’impatto della band e il nuovo show è un percorso lineare, costruito apposta per colpire ed accarezzare.

Perché il divertimento c’è sempre, ma quando arrivano le riflessioni sull’esistenza e la sua fragilità di Vivere o Sally si capisce che Vasco è il Komandante anche perché è ancora lì sul palco per provare a respingere il male di vivere e i problemi di tutti con le sue canzoni e la rivendicazione di appartenenza a uno spirito irriducibile, aggrappato al rock per sfuggire alla noia. E quando il concerto si chiude con le versioni per piano e voce di Vita spericolata e Albachiara, che Vasco canta guardando in faccia la sua gente, è bello sperare che in due ore e mezza di musica molti abbiano dimenticato quello che non va e alcune delle tante coppie di ragazzi abbracciati abbiano imparato ad amare.

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