Rolling Stone Italia

Un Halloween perfetto con i Tre Allegri Ragazzi Morti

L'auditorium Flog di Firenze è pieno di maschere della band, che che suona un set gigantesco (impreziosito da due cover di CCCP e Offlaga Disco Pax) per un pubblico che va dagli adolescenti ai quarantenni

Non ricordo di avere mai urlato mentre un gruppo saliva sul palco, forse al primo concerto a cui ho assistito. Sinceramente, non ricordo ma potrei averlo fatto. Quell’urlo quando si spengono le luci è seguito in genere dall’urlo quando iniziano a salire sul palco il batterista, il bassista, il chitarrista e sfocia con l’urlo definitivo quando intravedi il cantante. Credo per qualcuno sia una fase, poi passa. Ma anche no. Io sono più un tipo da applauso, sarà che ad ascoltare musica diciamo indie si tende a segare sul nascere ogni estremizzazione da stadio. Adesso la gente si sgola per gente come Thurston Moore dei Sonic Youth come per Calcutta, un tempo era diverso. Ci si distingueva anche in questo.

Insomma, quando i Tre Allegri salgono sul palco, poco prima delle undici, il buio non impedisce di notare che il parterre dell’auditorium fiorentino è già imballato di gente che urla. Tutti lanciano un grido che rallenta quasi l’inizio del concerto. Scalando poi, dalle prime file fino alle retrovie, si può notare il primo dato di fatto: l’ampio ventaglio generazionale del pubblico che la band di Pordenone riesce ancora a portare ai propri concerti. Dietro me, su una sedia procuratagli per l’occasione, c’è appollaiato un infante che segue attento le spiegazioni di una mamma – immagino – cresciuta a “bacini e rock and roll”. Vicino al mixer, con un folto paio di basette, c’è un signore che potrebbe concorrere al ruolo di sosia di Isaac Asimov sicuro di vincerlo.

Già questa, di per sé, è una di quelle cose di cui si potrebbe parlare a lungo ma è il momento dell’inizio affidato al trittico Mai Come Voi, Occhi Bassi e Il Principe in Bicicletta, quest’ultima impreziosita come di consueto dal coro iniziale e conclusivo di tutti gli astanti. Ed è in questo istante di liberatoria gioia collettiva che inizio a notare un’altra cosa: non è per la notte di halloween, quella è piuttosto una scusa, gran parte dei presenti sono qui per il concerto. Lo si nota dalle maschere dei Tre nettamente predominanti sui costumi della festa. Si intravede un serial killer, forse un’infermierina sadica ma è comunque poca roba rispetto al popolo dei Ragazzi Morti che, in questa notte, ammonta a millecinquecento totali.

Quindi si va per prendere confidenza, Davide Toffolo non è propriamente un saltimbanco ma è capace di essere a proprio agio nelle sue movenze da orso anche su questo palco, che a occhio e croce sembra essere più piccolo rispetto a quelli su cui li avevamo lasciati suonare anni fa. E poi è l’effetto visivo complessivo, in combinazione con delle luci stasera notevoli, che crea dei passaggi davvero riusciti. Così poco ce ne importa della totale mancanza di ancheggiamenti e ammiccamenti da frontman consumato. Anzi. Se il gruppo continua a girare senza sbavature con La Ballata delle Ossa, Dipendo da Te, Puoi Dirlo a Tutti e La Faccia della Luna, un piccolo pregio, conclamato a questo punto del concerto, è la totale assenza di tempi morti in conclusione di ogni singolo pezzo: quando El Tofo non proferisce verbo per una manciata di secondi, la canzone successiva entra con una scioltezza tale da far credere a qualcuno dei presenti che i Tre si muovano a braccio, ovvero senza scaletta.

Al termine del concerto, così avrò contato ben ventiquattro brani. Altra cosa encomiabile è che trovano spazio canzoni disseminate in lungo e in largo nella loro discografia, quindi sia Francesca Ha Gli Anni Che Ha che In Questa Grande Città, per citarne solo due. Il che non dovrebbe destare poi grande scalpore, se non fosse oramai consuetudine credere che i grandi artisti siano tali anche perché abili a gestire le proprie fasi creative, tenendole ben distinte. Se quelli che detestano i pot-pourrì se ne faranno una ragione, soprassediamo a qualsiasi obiezione in vista dell’inedita Caramella, ragione e pretesto per cui siamo tutti qua, danzereccia e godereccia quanto basta anche dal vivo segna un ritorno alle origini meno etniche dei Tre e poi ancora avanti, in tensione emotiva sempre altissima tra Bella Italia e Il Mondo Prima.

Avviandosi verso la seconda metà del concerto, i Tre decidono di anticipare per così dire il gran finale, raggiungendo uno dei momenti più alti dello spettacolo. Invitato sul palco Max Collini (Offlaga Disco Pax / Spartiti) il gruppo si cimenta in due cover, Allarme dei CCCP e Kappler degli Offlaga Disco Pax. Tolto che non saranno le uniche cover della serata, c’è anche Mio Fratellino Ha Scoperto il Rock and Roll e Vivere Fuggendo, e ribadito il concetto che Collini è allo stato attuale l’unico in Italia a poter cantare Giovanni Lindo Ferretti dopo Giovanni Lindo Ferretti, emerge qui forse l’elemento più forte e rappresentativo della serata alla Flog e della carriera dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Quello didascalico. Basta guardarsi attorno, nella sala e nella storia della band: intorno, c’è un quarantenne che canta convintissimo mentre affianco a lui tutti continuano a guardare il palco come lo spettatore medio probabilmente osserverebbe un’opera di Duchamp; nelle pagine della memoria, ci sono tutti quegli adolescenti che sono arrivati agli Smiths, piuttosto che all’indie rock, alla new wave o alla cumbia attraverso i tanti svarioni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, proprio come quelli di oggi hanno aggiunto altri due nomi alla propria formazione. Che non è cosa da poco. Di più, alla luce di questa riflessione, fanno sorridere i commenti di quelli che ancora li considerano “minori” rispetto ad una supposta élite che dà per scontate troppe cose, in primis la cultura personale del proprio pubblico. Seguiranno gli ultimi due spezzoni di concerto, intervallati da due brevi pause.

Il primo più lungo, sette brani tra cui Ogni Adolescenza e La Tatuata Bella preceduti dal consueto scambio di “Vaffanculo!” tra Davide Toffolo e i presenti, il secondo dettato forse più dalla scia d’entusiasmo che da una reale scaletta. Lo stesso entusiasmo che ci fa ammettere di volere bene a questa band, un bene fraterno che ci fa commuovere e letteralmente saltare di gioia a saperli nuovamente in giro per vederli e sentirli; vogliamo che continuino a esistere e resistere, così complessamente semplici e così distanti dai tanti ignobili buffoni che si professano semplici solo per nascondere centimetri di spocchia.

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