Tutti i segreti dell’esordio dei Tool

Un maiale da compagnia, un pianoforte distrutto a colpi di fucile e tutto quello che ha contribuito alla nascita di 'Undertow', uscito esattamente 25 anni fa.

Nel 1993 non c’era nulla che suonasse come il primo album dei Tool. Dark, misterioso, rabbioso, complesso, composto con cura e traboccante di strutture armoniche amorfe, Undertow mandò tutti al manicomio: la critica – troppo frettolosa nell’etichettarli come band grunge – e i primi fan, conquistati dai suoni più vicini al metal del primo EP Opiate.

Tuttavia l’album – e i video disturbanti di Sober e Prison Sex – riuscì a toccare un nervo scoperto nel pubblico americano. Nonostante il materiale fosse complesso, e la band insistesse nel non rilasciare interviste, Undertow arrivò al primo posto della classifica Billboard Heatseekers, vendendo nel frattempo più di 2 milioni di copie. Solo negli Stati Uniti.

Il successo dell’album confermò che i Tool erano una forza creativa potente, e diede linfa vitale al neonato progressive metal, genere in cui la band non si è mai sentita troppo a suo agio. «I nostri gusti vanno da Joni Mitchell ai Depeche Mode, passando per i King Crimson e il country», diceva il chitarrista Adam Jones all’epoca. «Non siamo metal, non siamo grunge, non siamo rock e non siamo country. Siamo i Tool».

La gestazione di Undertow passerà alla storia come la più rapida di tutta la carriera della band. Tuttavia, non andò tutto liscio. «Il tizio che si occupava del missaggio voleva tagliare le canzoni», diceva Jones nel 1994. «Usava metafore come: “La bistecca mi piace senza grasso”. Gli abbiamo detto di andare a fare in culo, nessuno poteva toccare le nostre canzoni. Voleva prendere parti dei nostri brani e sfruttarle seguendo la formula del successo. Noi non vogliamo seguire nessuna formula, noi siamo una formula nuova. E alla fine… abbiamo avuto ragione».

Quindi, per festeggiare il 25esimo compleanno di Undertow, ecco 10 cose che forse non sapevate sulla sua nascita.

La maggior parte dei brani sono stati scritti all’epoca di Opiate

Maynard James Keenan e Adam Jones hanno cominciato a scrivere insieme nel 1987. Quando i Tool hanno firmato per Zoo Entertainment, nel ’92, avevano già accumulato molto materiale. Due brani dell’album, Sober e Crawl Away, apparivano già in una vecchia demo chiamata 72826. Secondo la band, inoltre, altre tre canzoni risalgono alle session di Opiate.

«All’epoca dell’EP avevamo scritto circa la metà dei brani di Undertow», ha detto Jones nel 2003. «Poi l’etichetta ci ha detto di pubblicare solo quelli più heavy, così da farci notare. Abbiamo detto di sì, non conoscevamo i meccanismi delle etichette discografiche. In un certo senso Opiate è un disco-trailer di Undertow».

Le atmosfere dell’album sono figlie della rabbia di Maynard verso il mondo del cinema

Nel 2015 Keenan ha spiegato che l’album fu un modo per sfogare le frustrazioni che aveva accumulato lavorando come set designer, a Hollywood. «Mi facevo il culo per sopravvivere», ha detto. «L’affitto era alto e l’ipocrisia di quel mondo era incredibile, così come quella della musica. Quindi molti dei testi esistono grazie a quell’energia. La musica era figlia delle mie emozioni, molto reazionaria». Il disco dei Tool era una risposta alla superficialità decadente della Los Angeles degli anni ’90. «Volevamo lasciarci alle spalle quei capelloni del cazzo, e tutti i club che li facevano suonare. Cercavamo di unirci con la scena underground dell’epoca, così da creare qualcosa di nuovo tutti insieme».

Maynard ha fucilato un pianoforte per Disgustipated

Le atmosfere oscure di Disgustipated, l’ultimo brano in scaletta, sono arricchite dal suono fatto dal fucile a canne mozze di Maynard, che ha scaricato quattro caricatori su un vecchio pianoforte verticale. Poi Chris Haskett l’ha sfasciato con un martello, guadagnandosi un posto nei credits nell’album. Non è l’unico esperimento di Undertow: Intolerance, l’opening track, è piena di rumori fatti con un vibratore usato sulla chitarra.

Adam Jones conservava la testata del suo ampli in un frigorifero

Uno dei segreti del sound di Adam Jones è la testata del suo amplificatore: una Marshall del 1976 pensata per il basso elettrico. Non è mai riuscito a trovarne un’altra uguale, quindi faceva di tutto per tenerla in buone condizioni, compreso tenerla nel frigo nei giorni in cui non doveva registrare. «Un costruttore della Fender mi ha svelato questo trucco, è un modo per far vivere a lungo i componenti, che sono difficilissimi da trovare. E i pezzi compatibili avrebbero cambiato il suono. Quindi l’ho tenuta al fresco».

Lo spoken-word di ‘Bottom’ esiste per pagare un debito di gioco

All’interno di Bottom c’è un cameo di Henry Rollins, che ha registrato un breve spoken-word: «Quando siamo andati in studio Henry ha scritto la sua parte parafrasando il mio testo», ha detto Keenan nel 1993. «La sua voce suonava meglio della mia, quindi abbiamo deciso di usarla nel brano». La presenza di Rollins, però, non era figlia di esigenze artistiche, ma di un debito accumulato giocando a poker. «Ci doveva dei soldi da parecchio tempo», ha detto Keenan. «Devo dire che è un pessimo giocatore di poker, ha perso 3mila dollari. Non aveva quei soldi, quindi si giocava quelli del banchetto del merchandising. Quando l’abbiamo costretto ne abbiamo approfittato per coinvolgerlo nelle registrazioni».

I video di Sober e Prison Sex erano una provocazione contro le hit di MTV

A differenza di tutte le band popolari negli anni ’90, i Tool erano molto felici di lavorare in uno stato di semi-anonimato. Il concetto è chiarissimo guardando i video di Sober e Prison Sex – entrambi diretti da Fred Stuhr -, immaginati da Adam Jones come un trionfo in stop motion di immagini disturbanti. La band, ovviamente, è completamente assente. Sober, comunque, arrivò in heavy rotation su MTV, e non somigliava a nulla del resto della programmazione: era tutto intenzionale, la band voleva sovvertire le classiche dinamiche tra pubblico, opera e artista. «Nei video la gente guarda come sei vestito, com’è la tua personalità», ha detto Keenan nel ’94. «Che cazzo c’entra la mia personalità con il contenuto delle canzoni? Non mi interessa, non voglio che la gente guarda come mi muovo o come Danny suona la batteria. È una distrazione. Quando guardi un quadro di Leonardo Da Vinci non pensi al suo aspetto. Smettetela di preoccuparvi dei musicisti e a tutta quella merda. Non è importante».

Prison Sex non parla davvero di sesso in prigione

Prison Sex è una canzone che parla di abusi sessuali. «La gente legge il titolo del brano e pensa a San Quentin, ai detenuti e agli stupri in carcere», ha detto Keenan nel 1994. «Non è così, non è un brano che giustifica la sodomia o gli abusi sessuali. È la storia di chi non sa gestire gli abusi subiti nel passato. La maggior parte dei bambini vittime finiscono per dimenticare tutto, per rimuovere». Jones, in un’altra intervista, ha aggiunto: «Alcuni diventano alcolisti, altri tossicodipendenti. Il video parla di una vittima che si ritrova a diventare un carnefice. È una canzone scritta dal punto di vista dell’antagonista».

Il bassista Paul D’Amour in realtà voleva fare il chitarrista

Il suono di Paul D’Amour sembrava perfetto per i Tool, ma la sua voglia di suonare la chitarra – il suo primo strumento – lo porterà a separare la sua strada da quella della band. «Paul voleva essere un chitarrista, è sempre stato così», ha detto Carey nel 2015. «Anche prima di registrare Undertow, proponeva sempre di trovare un bassista e avere due chitarre nella band. Noi rispondevamo sempre la stessa cosa: “Non abbiamo nessuna intenzione di far entrare un altro stronzo in questo gruppo”. Non era affatto felice, e con il tempo è diventato chiaro a tutti». Justin Chancellor ha preso il suo posto nel 1996.

Le note di copertina hanno fatto nascere un’amicizia con il comico Bill Hicks

Bill Hicks appare nei ringraziamenti dell’album, le registrazioni del suo spettacolo erano uno degli ascolti preferiti di Keenan mentre viaggiava in tour. «Gli mandammo copie del disco», ha detto il frontman. «Ci ha ringraziato, non si era accorto di essere nei crediti». Questo scambio è stato l’inizio di una bella amicizia, che poteva addirittura diventare una collaborazione transmediale. Purtroppo non è mai successo, Hicks è morto nel 1994.

Il maiale da compagnia di Adam Jones è nell’artwork dell’album

Adam Jones è un visual artist di talento, e l’artwork di Undertow è opera sua: i nudi che causarono la censura nei supermercati, la radiografia di un uomo con un dildo inserito nel retto, sono tutte invenzioni del chitarrista. Lo stesso vale per Moe, il maialino che appare sul retro, l’animale di compagnia di Jones. La parola “undertow” che appare sul fianco dell’animale, però, è stata aggiunta in post-produzione. Secondo quanto scritto dal chitarrista su Facebook, Moe non è mai stato mangiato da nessuno, e ha vissuto una lunga vita nel ranch di Scott Reeder, il bassista dei Kyuss.

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