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Tutti i colori di Beck

ll cantautore ci ha raccontato 'Colors', il seguito di 'Morning Phase': «La bella musica ti fa sentire vivo, non importa se è Beethoven o i Monkees»

L’ultima volta che il grande pubblico ha visto Beck è stato durante la premiazione dei Grammy del 2015, quando Prince gli ha consegnato il premio Album of the Year per il suo Morning Phase. Prima che il cantautore potesse iniziare il suo discorso di ringraziamento, però, Kanye West è salito sul palco per protestare.

«Mi sono successe un sacco di cose assurde», dice Beck. «E quella serata è sicuramente una delle più strane». Pochi sanno che all’epoca era già al lavoro su Colors, il suo nuovo album, un’esplosione pop che ha costruito con Greg Kurstin, il produttore di Adele.

Beck, foto via Facebook

Il nuovo disco di Beck uscirà a ottobre dopo il periodo di gestazione più lungo della sua carriera: «Potevo pubblicarlo un anno fa», racconta. «Ma ci sono canzoni complesse, non è un disco moderno e neanche retrò. È tante cose diverse, e mettere tutto insieme senza fare un gran casino è stato difficile».

Beck e Kurstin hanno registrato a Los Angeles suonando tutti gli strumenti in prima persona. «Possiamo fare tutto da soli, non c’è stato bisogno di chiedere la collaborazione di nessuno», spiega. L’agenda di Kurstin era particolarmente fitta all’epoca – stava lavorando anche al nuovo dei Foo Fighters e ad alcune colonne sonore -, quindi le registrazioni sono state programmate con grande precisione.

Beck, foto via Facebook

«Era come negli anni ’60», racconta il cantautore. «Avevamo un blocco di registrazioni al mattino e uno nel pomeriggio». A differenza dell’acustico – e riflessivo – Morning Phase, il nuovo Colors è molto più movimentato, un riflesso del momento positivo della vita di Beck e di sua moglie. «Alcune canzoni ti fanno sentire felice di essere vivo», spiega. «Non importa se è Beethoven o i Monkees. Pensavo spesso a questo concetto durante le registrazioni».

Quando non era impegnato con il lavoro in studio, Beck è partito in tour. A settembre ha aperto alcuni concerti degli U2, esibendosi di fronte a un pubblico che di lui non sapeva praticamente nulla. «Ho suonato spesso di fronte a sale vuote, ma non devi prenderla sul personale».

Il Grammy, alla fine, non ha fatto tutta questa grande differenza, e Beck sembra felice di vivere la sua carriera quasi-mainstream. «Ho sempre fatto le cose a modo mio», spiega. «Ho questa specie di passaporto speciale. Entro e esco dall’occhio del ciclone quando voglio, è interessante».

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