Tutte le volte che Robert Plant ha rifiutato la reunion dei Led Zeppelin

Nonostante fan e giornalisti non riescano proprio a smettere di chiederglielo, il cantante continua a rifiutare dagli anni '80. «Io non sono un jukebox!»

Robert Plant, foto Lewton Cole / Alamy / IPA


Ogni volta che pensiamo a Robert Plant ci sentiamo un po’ in colpa. Certo, il cantante si è goduto una carriera enorme anche da solista, un percorso che è durato tre volte tanto quello della sua vecchia band, i Led Zeppelin. Ha aggressivamente inseguito la sua musa per tutto il globo, e si è goduto collaborazioni con gente del calibro di Alison Kraus (Raising Sand, l’album pubblicato nel 2007, è stato premiato con un Grammy), Nigel Kennedy, Phil Collins, Patty Griffin, Afro Celt Sound System e (ovviamente) il vecchio collega Jimmy Page.

Tuttavia, nonostante siano passati 38 anni dalla morte di John Bonham, e dalla conseguente fine degli Zeppelin, Plant non riesce a fare un passo senza che qualcuno gli chieda: «A quando il reunion tour?». In una recente intervista per Esquire la questione è tornata d’attualità. E quando il giornalista gli ha confessato che i suoi superiori l’avrebbero ucciso se non avesse fatto la fatidica domanda, Plant ha risposto: «Ti suggerisco di scegliere i vestiti giusti per il momento della tua morte».

Oggi quel suo misto di gentilezza e malcelato disprezzo è diventato un marchio di fabbrica. C’è da capirlo, risponde alla stessa domanda dai primi anni ’80. E ci dispiace ricordarglielo, ma continuerà a farlo per ancora parecchio tempo. Ecco com’è andata fino ad ora.

1982: «Non avrebbe nessun senso»

Nella prima intervista in assoluto da ex-membro degli Zeppelin, rilasciata poco dopo l’uscita del suo primo album solista Pictures of Eleven, Geoff Barton chiese al cantante se la band fosse morta e sepolta. «Dopo aver perso John abbiamo pubblicato un comunicato che diceva esattamente questo, ma tutti l’hanno letto in maniera ambigua», rispose Plant. «Comunque, non torneremo insieme. Non avrebbe nessun senso. Nessuno. Senza di lui non ci sarebbero obiettivi e non converrebbe a nessuno. Non esiste musicista che possa rimpiazzare John. Mai, mai! Impossibile. Ho riascoltato il materiale degli Zeppelin e ho capito quanto la batteria di John fosse importante».

1984: «Ormai siamo su strade diverse»

Poco dopo la pubblicazione di The Honeydrippers: Volume One, una raccolta di cover registrata con Jeff Beck, Nile Rodgers, Paul Shaffer e Jimmy Page, Plant rilasciò un’intervista per MTV Extra. Il giornalista gli chiese se la presenza di Page nella compilation fosse un modo per accendere i rumor su una possibile reunion della band: «No, non credo che ci sia gente tanto stupida da pensarlo», rispose Plant. «Credo che sia bello suonare insieme senza pretese, con un approccio scanzonato. Sono felice di poter cantare con lui, ma ormai siamo su strade diverse».

1985: «Preferisco i tour da solista a quelli con i Led Zeppelin»

Questa volta l’intervista è al Los Angeles Times, in occasione dell’uscita del suo terzo album solista Shaken ‘n’ Stirred. «Preferisco i tour da solista a quelli con i Led Zeppelin», disse Plant. «Certo, sono due esperienze diverse. Devo sempre prendere delle decisioni importanti, ma da solo devo preoccuparmi solo delle mie opinioni. In una band tutti hanno diritto di voto. E preferisco di gran lunga questa nuova versione. Suonare negli Zeppelin significava vivere come un pesce rosso. Tutto era fatto su una scala gigantesca, e la band era sempre su questa macchina a moto perpetuo che mi impediva di pensare al valore delle cose, al senso di quello che stavo facendo. Era una realtà distorta. La mia prospettiva sulla realtà, sul lavoro, era fuori asse».

1988: «Tornare insieme sarebbe un inganno»

Now and Zen fu per Plant un grande ritorno a sonorità hard rock; vendette milioni di copie e ad oggi è il suo maggior successo solista. In una intervista per Rolling Stone, però, ci tenne a specificare che il disco era tutto meno che l’antipasto di una reunion dei Led Zeppelin. «Nonostante tutti vogliano che succeda, io non ci sto», disse. «Non ho mai avuto il potere, e mai lo vorrei, di ricreare la band. E se io e Jimmy ci ritrovassimo in tour per mettere in tasca un po’ di soldi, beh sarei il primo a rendermene conto. Sarebbe un inganno».

1990: «Non conosco il tizio che cantava nei Led Zeppelin»

Nel 1990 Manic Nirvana proseguiva sulla strada di Now and Zen, ennesima prova che Plant aveva tutte le carte in regola per cantare hard rock. Anche a 40 anni. Ma in una intervista per Music Express, il cantante chiarì una volta per tutte (almeno così credeva) che non aveva nessuna intenzione di tornare indietro. «Non è possibile ricreare lo spirito che aveva la band, non mi sentirei a mio agio», spiegò. «Non conosco il tizio che suonava nei Led Zeppelin. Ho in testa alcune immagini molto divertenti di quel tipo, con i pantaloni di pelle, i guanti senza dita e tutto il resto».

1995: «Non ha senso far finta di essere immortale solo per cantare ancora ‘Stairway to Heaven’»

No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded era il modo perfetto per tornare al passato e, contemporaneamente, cantare dell’ossessione di Plant per la musica tradizionale di posti come Egitto e Marocco. Ma poco prima che gli Zeppelin entrassero nella Rock and Roll Hall of Fame, il cantante si affrettò a spiegare che il suo tour con Page non significava il ritorno della band. «Non voglio avere niente a che fare con l’idea che hanno tutti di come sarebbe una reunion. Vaffanculo. Non ha senso far finta di essere immortale solo per cantare ancora Stairway to Heaven».

2002: «Il figlio di John Bonham non è bravo come John Bonham»

Dopo quattro anni al lavoro con Page, Plant tornò alla carriera solista con Dreamland, un album meraviglioso di cover di Bob Dylan, Tim Buckley e Skip Spence. Le domande sulla reunion sugli Zeppelin, però, arrivarono comunque. Un giornalista di Spin, per esempio, propose un tour con Jason Bonham, il figlio di John, che aveva suonato con la band per il 40esimo anniversario dell’Atlantic. «Ma a che cazzo servirebbe? Il figlio di John Bonham non suona bene come John Bonham. Ora, io so che fai il giornalista e capisco il senso della domanda. Il punto è questo: il mio tempo è troppo prezioso e non posso compromettermi per accontentare chi pensa che sarebbe una buona mossa. Hai idea di che mostruosità sarebbe un tour del genere? Tornare a fare le star hard rock sarebbe come prostituirsi. La cosa importante, invece, è che io e Page siamo tornati a scrivere insieme».

2003: «Non mi piace la ripetizione, non mi piace il tedio»

Novembre 2003: esce Sixty Six to Timbuktu, una doppia compilation con classici e hit del repertorio solista di Plant, insieme a demo e perle del passato. Nessuna canzone dei Led Zeppelin in scaletta, ma il reunion tour torna in tutte le interviste. «Un mio vecchio amico mi ha detto: “Hey, Robert, perché continui a rifiutare l’ovvio?”», rispondeva Plant a Christian Science Monitor. «Perché amo la musica e non mi piace la ripetizione, non mi piace il tedio».

2007: «Questo circolo infinito di aspettative è una stronzata»

Nonostante i commenti precedenti su Jason Bonham, Plant nel 2007 accettò di suonare materiale degli Zeppelin per un concerto di beneficienza alla O2 arena di Londra. Naturalmente, fu un successo: più di un milione di richieste per meno di 20mila biglietti. I promoter di tutto il mondo si stavano già leccando i baffi, ma l’ennesima intervista a Rolling Stone spense gli entusiasmi di tutti: «Questo circolo infinito di aspettative è una stronzata», rispose impaziente Plant. «Più se ne parla più aumenta la pressione su tutte le persone coinvolte».

2008: «Credo sia frustrante e ridicolo continuare a parlare di questa storia»

I rumor successivi alla performance dell’O2 arena raggiunsero il massimo nell’estate del 2008, e Plant fu costretto a pubblicare un comunicato attraverso il suo sito ufficiale: «Non ho nessuna intenzione di fare un tour per almeno due anni». Nel frattempo c’era già chi diceva che gli Zeppelin si sarebbero esibiti al Coachella, qualcuno al Bonnaroo. «Credo sia frustrante e ridicolo continuare a parlare di questa storia. Tutti i musicisti coinvolti sarebbero felici di tornare a lavorare sui rispettivi progetti personali. Auguro a Jimmy Page, John Paul Jones e Jason Bonham di avere tutti grande successo».

2010: «Tutto deve andare avanti»

Bland of Joy, il nono album solista di Robert Plant, esce a settembre 2010: all’interno cover dei Low, Richard Thompson e Townes Van Zandt, poi brani tradizionali arrangiati da Plant e dal produttore Buddy Miller. E, a solo tre anni dal fantomatico concerto all’O2 arena, un giornalista del Telegraph domandò a Plant se avesse voglia di ripetersi. «Non credo proprio», disse. «Tutto deve andare avanti, tutte le relazioni. So perfettamente che ci sono band che suonano di fronte a decine di migliaia di persone senza aver pubblicato dischi per decenni. Il punto è che lo fanno per ragioni egoistiche».

2011: «Ho fatto un percorso talmente diverso che non mi riconosco più in quella musica»

Nel 2011 Robert Plant rilascia una lunga intervista a Rolling Stone, dove parla di tutta la sua carriera. Questa volta, sapeva che avrebbe parlato dei Led Zeppelin e del concerto all’O2 arena. «Quella è stata una serata magnifica», ha detto. «Prepararla è stato intenso e faticoso, ma l’ultima prova è stata davvero, davvero buona, sia per quello che rappresentava che per quello che volevamo trasmettere. Ma ora… ho fatto un percorso talmente diverso che non mi riconosco più in quella musica. E devo essere onesto, mi fa incazzare. Ma che importa? So che la gente ci tiene molto, ma provate a mettervi nei miei panni. Presto qualcuno dovrà aiutarmi ad attraversare la strada».

2012: «Sorry!»

Ottobre 2012: Plant, Page, Jones e Jason Bonham sono i protagonisti di una conferenza stampa al MoMA di New York. Stanno promuovendo Celebration Day, il film dedicato al concerto del 2007. A un certo punto, un giornalista dichiara: «Il film è bellissimo, ma non credo che soddisferà chi vi vuole vedere ancora una volta in carne e ossa». La band, dopo un lungo silenzio, rispose in coro: «Sorry!». «In alcuni momenti siamo stati grandiosi», aggiunse Plant a proposito di quel concerto. «Ma farlo quattro sere a settimana è completamente diverso».

2014: «Non sono mica un jukebox!»

Nel 2014, durante un’intervista rilasciata durante la promozione di un boxset dedicato agli Zeppelin, Plant perde la pazienza di fronte all’ennesima domanda sulla reunion. «Tornate sempre alla solita domanda del cazzo», ha detto. «Un tour sarebbe un trionfo di interessi, l’essenza di tutto quello che fa schifo del rock da arena. Saremmo circondati da un circo di gente che ci succhierebbe l’anima. Io non sono un jukebox! Gli Eagles hanno fatto la reunion? Sì, ma non per i soldi, l’hanno fatto perché si annoiavano. Io non mi annoio».

2018: «Voglio occupare il mio tempo con gioia»

L’ultima intervista di Plant con Esquire, pochi mesi fa, ha agitato i fan di tutto il mondo. Ma il cantante ha ripetuto le stesse cose che va dicendo dal 1982: è più interessato a esplorare nuovi orizzonti musicali, e non vede il senso di indugiare nella nostalgia. «Non sono la persona giusta per parlare dei Led Zeppelin», ha detto. «John Bonham è morto 38 anni fa, so solo questo. Questo è tutto. Fine della storia. Insomma, i Led Zeppelin sono stati un’incredibile fabbrica di divertimento che è durata per un certo periodo di tempo. Tre musicisti incredibili e un cantante che hanno vissuto il loro momento. Quel momento. E non ho intenzione di smettere di fare quello che sto facendo adesso. Ecco il tuo titolo, non ha più importanza per me». Il passaggio più discusso, però, è il successivo: «Se fosse facile e senza conseguenze allora OK. Ma ho settant’anni, e devo capire bene se sia il caso di giocare un po’ a bingo, godermi il tempo che mi resta. E nel mio caso quel tempo dev’essere riempito di gioia, humor, totale soddisfazione personale. I Led Zeppelin non sono questo».

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