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Trump ha concesso la grazia a Lil Wayne

Nel suo ultimo giorno da presidente Trump ha graziato 143 persone, tra cui Steve Bannon. Il rapper era accusato di possesso illegale di armi da fuoco e rischiava 10 anni di carcere

Lil Wayne

Foto: Owen Sweeney/Invision/AP, File

Martedì sera, durante l’ultimo giorno della sua presidenza, Donald Trump ha graziato 143 persone (per essere precisi: 73 persone sono state graziate, ad altre 70 è stata commutata la pena) tra cui i rapper Lil Wayne e Kodak Black. L’anno scorso Wayne (il vero nome è Dwayne Carter), si era dichiarato colpevole di possesso illegale di armi da fuoco. Kodak Black (nome d’arte di Bill Kapri), invece, era stato condannato per aver dichiarato il falso per acquistare delle armi. Il primo ha ricevuto la grazia, mentre al secondo è stata commutata la pena.

La notizia è stata confermata dal loro avvocato Bradford Cohen. «Il presidente Trump e la sua amministrazione hanno sempre supportato la comunità afroamericana», dice. «La grazia è un esempio perfetto di come il governo ha dato seguito ai suoi impegni».

L’accusa di Carter risale a novembre. Nel 2009 era stato condannato per lo stesso reato a New York, dove ha passato un anno in prigione. La nuova accusa è arrivata dopo un incidente avvenuto il 23 dicembre 2019 in Florida, nella contea di Miami-Dade. A dicembre, Carter si è dichiarato colpevole. L’udienza per la sentenza era stata fissata al 28 gennaio. Il rapper rischiava fino a 10 anni di prigione, ma in molti si aspettavano una pena leggera, senza carcere.

Durante tutto questo, alla fine della campagna elettorale per le presidenziali Carter ha pubblicato un’inaspettata foto con Trump. Per qualcuno era un modo per ottenere la grazia. Il post in realtà non conteneva un vero e proprio endorsement, ma solo un apprezzamento al “Platinum Plan”, il piano che il presidente proponeva per aiutare le comunità nere.

Martedì sera Trump ha anche commutato la pena a Kodak Black, in prigione per aver falsificato informazioni per acquistare delle armi. Nel 2019 il rapper si è dichiarato colpevole ed è andato in prigione, dove sarebbe rimasto fino a novembre 2022. Un mese fa aveva chiesto una riduzione della pena, ma è stata rifiutata.

«Kodak Black non ha presentato “ragioni straordinarie” a supporto della sua richiesta», ha spiegato il procuratore Bruce O. Brown. «Anzi, mi correggo: non ha presentato NESSUNA ragione. Ha semplicemente detto di non essere una cattiva persona e promesso di partecipare a programmi della comunità per aiutare “le giovani generazioni”».

La grazia ai rapper è arrivata all’ultimo momento insieme a quella di Steve Bannon, accusato di aver truffato i sostenitori di Trump durante una raccolta fondi online, Elliot Broidy, che si è dichiarato colpevole di aver fatto pressioni sulla presidenza per conto del governo cinese, e l’ex sindaco di Detroit Kwame Kilpatrick, che stava scontando una pena di 28 anni per corruzione.

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