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Tre veneziani a Los Angeles: guarda il nuovo video dei Rumatera

"Ciao Bella" è il nuovo singolo della band di matti veneti trapiantati negli States

Partiamo dal fatto che sono vestito da Poliziotto della LAPD? Che stiamo girando il video in quel di Dowtown Los Angeles? Che sto inseguendo 3 giovani ignudi…? No, forse meglio fare un passo indietro, quando li ho conosciuti 2 anni fa, durante un’audizione, in cui, sapendo chi erano, fingo di essere americano, dico di sapere suonare la chitarra e cantare come Jack Black. Il tutto in inglese perfetto, mentre sento i commenti di Gosso, Bullo e Sciukka, aka Giorgio Gozzo, Daniele Russo e Luca Perin dei RUMATERA in terra yankee per The Italian Dream ‘alla ricerca di un chitarrista’ che potesse sostituire il mona Rocky Gio, storico membro del gruppo che nel 2015 decide di mollare il colpo. Dal mio sbottare “va in mona, tosi” in dialetto veneto (La Bestia ha radici venete de Revine Lago ciò) all’innamorsi a vicenda il passo è breve, vista anche passione, discografia (ben 6 album, prima dell’ultimo #Ricchisssimi in uscito il 1 Aprile 2017) ma sopratutto capacità creativa e voglia di punk rock.

Prima 2 info su chi sono. I Rumatera vengono dalla provincia di Venezia e suonano punk californiano. Probabilmente una delle poche realtà italiane che riuscirà a farsi sentire oltre oceano. Scrivono e cantano in inglese e in dialetto veneto, riuscendo ad avere un sound molto americano, tipo No Doubt, blink-182. Hanno all’attivo circa 450 concerti in poco meno di dieci anni di attività e nonostante siano rappresentativi di tradizioni e valori italiani di provincia, spaghetti e mandolino, hanno nel proprio bagaglio tanta storia, tantissimo sudore e una montagna di rock&roll che li ha portati in poco tempo a collaborare con tutte le più grosse band punk rock americane. Yes they do vecio.

Flash forward di 2 anni, nel momento in cui, mentre stanno per uscire con il primo EP completamente in inglese, li chiamo – pagando io visto che non i xe ancora ricchi – e faccio loro qualche domanda per farveli scoprire. Ring ring… ed eccoli qui tutti insieme.

Come siete nati?
Ci siamo incontrati nel 2007. All’epoca Bullo era in standby coi Catarrhal Noise, band storica della scena Veneta, mentre el Gosso e Sciukka stavano ancora suonando coi Budregassi. A completare la formazione Bullo ha contattato Rocky Giò, già nella formazione originale dei Catarrhal nosie. Quello che ci ha fatti incontrare è stata proprio la voglia di girare un po’ di mondo suonando del punk rock.

Perchè in dialetto Veneto?
Grazie alla militanza nei Catarrhal Noise erano dei veterani delle canzoni in dialetto, i Rumatera hanno preso in mano e reinterpretato con uno stile tutto nuovo questa “tradizione”. Il Veneto è sempre stato per la band la maniera più diretta e naturale per esprimersi e comunicare con le persone alle quali è dedicata la musica dei primi 6 Album dei Rumatera e cioè i Veneti. Il fatto di cantare in dialetto ha sempre incuriosito anche persone che non sono venete, sopratutto nel nord d’Italia e all’estero. (NB Tra gli estimatori della musica dei Rumatera anche i romani Trio Medusa e Danilo da Fiumicino).

Spiegateci The Italian Dream del 2015?
All’epoca, il nostro chitarrista storico Rocky Giò, aveva deciso di lasciare la band e dovevamo trovare un degno sostituto. Pensando alle varie opzioni possibili ci è venuto in mente che saremmo potuto andare negli States a trovarlo, ed è stato li che el Gosso a ga avuto una bea idea “quella di fare un talent search in cui, i chitarristi che ambivano ad entrare nel gruppo, oltre a dimostrare di saper suonare, dovevano anche dimostrare la predisposizione ad essere italiani e a vivere in Italia. Abbiamo pensato a degli sktches in cui provavano a fare uno spaghetto al pomodoro, a prepare un o spritz come si deve..” e da li è nato tutto. Abbiamo inventato titolo, scritto storia, siamo partiti per gli US, abbiamo trovato il regista (il mitico Jako andreagiacomini.com), i concorrenti (all’audizione abbiamo conosciuto La Bestia) e siamo partiti con le riprese!

E chi ha vinto?
Jen Razavi, grande bevitrice ma pessima cuoca, nonchè batterista dei The Bombpops seguitissimi nella scena underground punk a LA, che abbiamo portato con noi per il Tour italiano del 2016, dove digheo oggi digheo domani, ci convince a progettare l’invasione degli States, con sta storia dei Italian Boys in LA. Aver conosciuto Jen ci ha aperto nuove prospettive che non avevamo considerato, per cui sì, è anche merito suo.

Ispirazione per CIAO BELLA?
Musicalmente abbiamo gusti e ascolti simili ma anche molto diversi. Quello che ci ha sempre accomunato è la passione per il punk rock californiano Nofx, Rancid, bad religion, blink 182, però nelle canzoni poi ci finisce dentro un po’ tutto, pop, hard rock, elettronica, anche liscio. Il nostro immaginario poi è sempre stato quello dei video delle band californiane e dei film ambientati nei college tipo Porky’s o American Pie, quindi sole, oceano, palme, belle ragazze, auto americane e scenette stupide.

Perchè proprio in America?
In Italia ci abbiamo provato per tanti anni ma gli “ambienti che contano” non ci calcolano per niente (fatta esclusione per il Trio Medusa che usano le nostre musiche come jingles nella loro trasmissione su Radio Deejay). Radio nazionali, TV e carta stampata si accorgono raramente di noi. Questo non perché non ci conoscono, perché dopo dieci anni che giriamo, ormai chi doveva conoscerci ci conosce, è che, in generale, quello che facciamo probabilmente non è giudicato interessante dai circuiti mainstream, nonostante gli ottimi risultati che abbiamo sempre avuto dal vivo e i numeri che abbiamo sul web. Questo non lo diciamo per lamentarci, anche perché a giudicare da quello che reputano interessante ultimamente, c’è da essere fieri di non suscitare interesse. Anche le modalità per farsi notare in Italia sono un po’ bizzarre, conta di più una partecipazione ad un talent in cui ci sono la Maionchi e Fedez a giudicarti che neanche anni di sold out in giro per locali e festival. Diciamo che musicalmente non ci sentiamo per niente a casa in Italia. L’America è sempre stato sempre il nostro sogno, pensiamo che l’ambiente musicale sia più vario e meritocratico che in Italia. Il periodo che abbiamo passato negli US è stato molto stimolante per noi, abbiamo conosciuto un sacco di gente propositiva e seriamente interessata al nostro lavoro ed alla nostra musica.

Dobbiamo aspettarci una trasformazione da italiani a… rumatera yankees?
No a noi viene tutto abbastanza naturale perché portiamo sempre in musica quello che ci diverte, anche nell’ EP che abbiamo prodotto per gli States ” CIAO BELLA”, abbiamo fatto così. E’ divertente giocare con l’immagine che gli americani hanno di noi, loro trovano comiche cose che noi diamo per scontate, come per esempio gesticolare con le mani quando parliamo o mettere il parmigiano dappertutto. Quindi credo che questa esperienza ci porterà ad essere ancora più consapevoli della nostra italianità più che trasformarci in yankees.

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