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Tommaso Paradiso: «L’importante (per loro) è che il calcio vada avanti, della musica… sticazzi»

È già finita la breve stagione dei concerti nei club al 100% senza distanziamento? Il cantante di ‘Non avere paura’ dice la sua. E l’associazione dei club critica l’ultimo decreto legge: «Impossibile riaprire»

Tommaso Paradiso

Foto: Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images

È già finita la breve stagione dei concerti nei club al 100% senza distanziamento? Data la situazione di incertezza causata dalla nuova ondata di contagi, concerti e tour previsti nei club sono stati rimandati o cancellati. Non ancora i due show gratuiti che Tommaso Paradiso ha previsto a Milano e Roma, rispettivamente il 21 e 23 gennaio, come «piccolo regalo per chi da mesi e mesi ha in mano il biglietto dello Space Cowboy Tour aka Sulle Nuvole Tour (è la stessa cosa, non vi allarmate, cambia solo il nome) e per chi ha preordinato l’album».

«Mi scrivete che siete tutti preoccupati per i concerti, compresi questi due eventi speciali di gennaio. Figuratevi io amici», scrive in una storia di Instagram Paradiso, che il 4 marzo pubblicherà il nuovo album Space Cowboy. «Sono due anni che rimando il tour e sono due anni che non ci dicono un cazzo. Ho anche sentito personalmente autorità competenti ma le risposte che ci danno fanno più aria del vento».

E ancora: «L’importante (per loro) è che il calcio vada avanti, della musica… sticazzi. Tanto la faccia ce la mettiamo noi. Fosse per me verrei a cantare casa per casa».

Nella storia immediatamente successiva, Paradiso scrive: «Avete presente amici quali famosa scena (vedi sotto, ndr) in cui la povera signora Pina risponde al telefono un istante prima di Italia-Inghilterra con quella semplice parola: “Obbediamo”. Sintetizzata la tragica condizione umana. Siamo piccoli piccoli. Però a un certo punto anche Fantozzi si incazza».

L’ultimo decreto in materia è stato approvato il 23 dicembre. Oltre a prorogare fino al 31 marzo 2022 lo stato di emergenza, prevede che fino a quella data «per gli spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso o all’aperto nelle sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali assimilati» si debba indossare una mascherina di tipo FFP2. È inoltre vietato il consumo di cibi e bevande al chiuso.

Il decreto vieta inoltre fino al 31 gennaio 2022 eventi, compresi i concerti, «che implichino assembramenti in spazi aperti», oltre a sospendere fino alla stessa data le «attività che si svolgono in sale da ballo, discoteche e locali assimilati».

Secondo KeepOn Live, l’associazione di categoria di live club e festival italiani, il decreto va «ancora una volta, a penalizzare e decretare l’impossibilità di ripresa di un’intera categoria, già ampiamente penalizzata da due anni di mancata ripartenza».

Il decreto «manca completamente di tener conto della categoria live club, che non viene mai esplicitamente menzionata in nessuno dei suoi articoli, creando enorme confusione in chi gestisce e amministra tali attività. Inoltre, esplicitato l’obbligo di chiusura fino al 31 gennaio 2022, si specifica poi che per i mesi a seguire, fino al 31 marzo 2022, si impone il divieto di somministrazione di cibi e bevande e l’obbligo di indossare la mascherina FFP2. Tali richieste decretano implicitamente un’impossibilità a riaprire e riprendere le regolari attività per la fruizione di concerti e musica dal vivo».

«KeepOn Live fa inoltre presente che, rispetto alle ultime linee guida, non è chiaro se i concerti sono da considerarsi con posti a sedere o in piedi. La richiesta di posti a sedere è in totale contrasto con la possibilità di svolgerli a capienza piena, dal momento che la capienza di un Live Club è da considerarsi al 100% solo ed esclusivamente con posti in piedi. Queste imposizioni, accompagnate da incertezze, lacune e mancanze di specifiche, riproiettano nuovamente un intero settore, che include unicamente spazi adibiti alla promozione di cultura e di socialità necessaria a un intero popolo per la sua crescita e per la sua stessa sanità, in una condizione di totale impossibilità a operare, se non con ingenti perdite che, allo stato attuale, non sono più supportabili da chi, fin da inizio pandemia, ha tentato con le sue forze di sopravvivere».

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