The Yellow Shark: l’ultimo lascito di Frank Zappa arriva in Italia

Dopo la morte di Zappa, il direttore d'orchestra Peter Rundel si è sempre rifiutato di dirigerne di nuovo l'opera finale. Ma il quarto di secolo era un anniversario troppo importante «e poi Frank ne andrebbe fiero» ci ha raccontato Rundel.

The Yellow Shark, l’ultimo album orchestrale composto in vita da Frank Zappa, verrà messo in scena in quattro concerti italiani a ottobre, con il nome di Mettici le sopracciglia. È dal 1993, anno della morte di Zappa, che nessuno lo suona dal vivo e i motivi sono ovvi. «Frank era un perfezionista» racconta Peter Rundel, il direttore d’orchestra che lo diresse allora e lo tornerà a dirigere a Milano, Roma e Reggio Emilia. «Le musiche scritte per Yellow Shark sono legate all’esecutore. Frank le ha scritte pensando espressamente ai membri dell’Ensemble Modern.»

È il 1991 e il collettivo tedesco di musica moderna contatta Zappa per proporgli un’opera da presentare al Frankfurt Festival dell’anno successivo. Zappa accetta, pur sapendo che quello sarà il suo gran finale. «Quando Frank mi chiese di dirigere l’orchestra era già molto malato» racconta Rundel, seduto in una sala prove dell’Accademia Teatro della Scala a Milano. «È stato molto sincero con me. Mi ha detto che non sapeva quanto tempo gli sarebbe rimasto, e che tutto sarebbe potuto risolversi in un’opera incompiuta.»

Peter Rundel. Foto di Astrid Ackermann

Peter Rundel. Foto di Astrid Ackermann

Accettato l’incarico, tutto l’ensemble vola a Los Angeles per cominciare a comporre e provare insieme a Zappa. Rundel all’epoca è solo un giovane violinista dell’ensemble. «Frank è stato il primo a credere nelle mie doti da direttore d’orchestra. Ma prima di convincersi mi ha testato fino alla nausea.» Il test, mi racconta il musicista, consiste nell’esecuzione di uno spartito delirante che Zappa gli sottopone. Dopo 20 minuti, Frank lo ferma e gli dice: “OK, tu mi vai bene!” E poi, conferma Rundel, Zappa è solo contento di non dover dirigere personalmente tutta l’opera, cosa che per lui sarebbe stato soltanto un pesante spreco di quelle poche energie fisiche rimaste.

Più volte nei decenni successivi alla morte di Zappa, avvenuta un mese dopo la prima rappresentazione dellalbum, a Peter viene chiesto più volte di dirigere ancora la pièce dal vivo. «Le ho sempre rifiutate tutte. I vari teatri mi contattavano per dirmi cose tipo “Dai, facciamolo! Però avete a disposizione solo una settimana per provare” oppure “Non abbiamo molto budget, possiamo fare una versione ridotta senza tutta l’orchestra al completo?” Tutte cose fuori discussione. The Yellow Shark si può fare in un solo modo: provando per molto tempo, con musicisti giovani e intraprendenti, con l’amplificazione adeguata e soprattutto l’orchestra prevista dagli spartiti.» Ed è per questo che, per esempio, le parti di voce improvvisata e recitata non verranno eseguite nei nuovi spettacoli, non essendoci le voci originali per cui erano state scritte.

«Sento che l’ensemble Bernasconi ha molto di noi da giovani» dice Rundel dell’orchestra incaricata di riportare in scena lo squalo giallo 25 anni dopo. «Sono sicuro che Frank ne andrebbe fiero.»