“Sui cuori innamorati i manganelli sono inutili”: Capossela e Capovilla cantano ‘Tutti bodyguard’ | Rolling Stone Italia
Tempi di mistificazione

“Sui cuori innamorati i manganelli sono inutili”: Capossela e Capovilla cantano ‘Tutti bodyguard’

La canzone è una nuova versione di ‘Body Guard’ del 1996. «La guardia del corpo viene buona per corazzarsi la coscienza, per tenere lontano il mondo dal divano». I due saranno a teatro assieme a ottobre

“Sui cuori innamorati i manganelli sono inutili”: Capossela e Capovilla cantano ‘Tutti bodyguard’

Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla

Foto: Agnese Carbone via GDG Press

“Tu ti alzi la mattina con le bombe in Ucraina, genocidio di Palestina, sgomberi, abusi in quantità. Qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili”.

È una delle parti recitate aggiunte da Pierpaolo Capovilla alla nuova versione di Body Guard, uno dei pezzi di Il ballo di San Vito, l’album di Vinicio Capossela uscito 30 anni fa. La nuova versione si intitola Tutti bodyguard ed è prodotta da FiloQ.

«Durante il tour de Il ballo di San Vito, l’esecuzione di Body Guard vedeva spesso sul palco, accanto al piano Fender Rhodes zebrato, gli occhiali scuri di Renato Striglia, in giacca e cravatta e a braccia conserte, a rendere fisicamente visibile la bodyguard del testo», scrive Capossela. «Trent’anni dopo, il produttore genovese FiloQ, insieme all’esplosiva fanfara milanese Fan Fath Al, hanno prodotto una nuova versione che a mio parere personale mette insieme due grandi momenti musicali degli anni ’90: il dub e i Balcani».

L’occasione per rivisitare il testo e reinciderlo è stata data dall’omaggio a Don Gallo che si è tenuto a Genova il 30 maggio nel decennale della morte. «La bodyguard che ai tempi accompagnava la strada bassofonda ora viene buona per corazzarsi la coscienza, per tenere lontano il mondo dal divano, per far da guardia a privilegio e santità in un mondo in cui l’alibi della sicurezza blinda ogni singulto di coscienza umanitaria».

Capovilla, spiega Vinicio, «ha messo la sua voce, la sua faccia e la sua poesia civile (“qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili”, versi degni di Majakovskij ) unendosi a noi in questo brano con ambizioni “tormentanti” nella calura estiva e che eseguiremo insieme allo Sponz Fest il 28 e il 29 agosto. È il primo capitolo di una nuova condivisione di pensiero e musica che si realizzerà nello spettacolo teatrale E Morte non avrà dominio a partire dal 3 ottobre prossimo».

«Un gioco? Un divertissement, che quasi sembra voler suggellare una neonata fratellanza fra due autori tanto diversi quanto simili, così lontani, così vicini. Ma Tutti bodyguard è anche una scherzosa allegoria su questi nostri tempi di mistificazione, nel segno del timore degli altri, un’intima bugia alloggiatasi nei nostri animi impauriti», dice Capovilla.

«Vinicio mi ha proposto questa collaborazione così, da un momento all’altro, senza una ragione specifica, se non quella di incontrarci, nella speranza di far fiorire una nuova prossimità, nel segno della bellezza dell’amicizia. Speranza non vana. Non ci conoscevamo ancora, se non per sortite repentine, di sfuggita, nel bizzarro mondo dello spettacolo, ed eccoci qui, insieme, a disavventurarci in una canzone, quasi a suggerirci: ma guarda un po’! Come una canzone riesce ad avvicinare i cuori, i sentimenti, quelle amorevolezze di cui non siamo mai sazi. Non posso che ringraziarti, Vinicio, per la fiducia e l’affetto che mi doni, chiedendomi in cambio niente di meno che l’entusiasmo della nostra reciprocità. E così sia, amico mio, ne combineremo delle belle! Ce la spasseremo!».

La nuova versione:

Tutti bodyguard (feat. Pierpaolo Capovilla, Filo Q, FAN FATH AL)

L’originale del 1996:



E Morte non avrà dominio è una «ballad opera» nata dal radiodramma Sotto il bosco di latte (ne abbiamo scritto a questo link), a sua volta nato attorno al poema per voci Under Milk Wood di Dylan Thomas. Lo spettacolo debutterà il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico di Roma, per Romaeuropa Festival. Seguiranno date nei teatri di tutta Italia, fino a dicembre.

«Questa storia, il radiodramma, le canzoni, la Ballad Opera che qui presentiamo, tutto nasce da una morte. Da un seme raccolto che deve andare oltre quella morte per generare», ha detto Capossela nel presentarla. «È una storia di amicizia, un’amicizia maschile, genere un po’ fuori moda, recentemente portato con poetica efficacia sullo schermo da Francesco Sossai in Le città di pianura. Abbiamo invitato Pierpaolo Capovilla a prendere posto in quella vasca proprio per celebrare il valore di questo tipo di amicizia e con essa una serie di cose in disuso: il rock’n’roll, l’epica del fallimento, l’amore per i cattivi maestri, l’ammutinamento, il sabotaggio, la ribellione, la fragorosa solitudine, la felinità, l’anarchismo. Attorno a quella vasca si affollano i fantasmi di una vita in forma di canzoni».

L’opera è ambientata a Llareggub, villaggio in riva al mare inventato da Thomas, ed è liberamente ispirata alla vita del dj radiofonico Renato Striglia, morto 2020, citato sopra da Capossela a proposito di Body Guard. Per anni Striglia ha lavorato a una versione italiana di Under Milk Wood senza riuscire a portarla a termine. La vasca a cui fa riferimento Capossela è presente in scena e lì dentro Capovilla è «adagiato come in un’arca di Noè» e «viene visitato dalle presenze della comunità del vissuto, incarnazione allo stesso tempo di Renato, di Dylan Thomas e di Capitan Gatto, il marinaio cieco protagonista centrale della storia creata dalla penna del poeta gallese».

«Questo» spiega Capossela «è un lavoro sull’innocenza, sull’Eden perduto, sulla comunità. Thomas aveva immaginato di chiamare il lavoro The Town That Was Mad…, un villaggio dichiarato collettivamente pazzo perché ognuno è semplicemente come è. La società dell’ordine, della legge, del potere li recinta per non diffondere il contagio di questa forma di insanità. In quella stanza attorno alla vasca, vive questa umanità. Fuori è il mondo che conosciamo».