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Suede, Blur e ‘Definitely Maybe’: la recensione originale

Il 29 agosto 1994 usciva il debutto degli Oasis con cui i fratelli Gallagher avrebbero cambiato il proprio destino e quello della musica di un intero decennio

Un dettaglio della copertina di ‘Definetly Maybe’

È dai tempi degli Smiths che una band inglese non fa colpo oltreoceano. Ed è un peccato. Per il momento, la tendenza è essere più spavaldamente British (vale a dire, insulari, spacconi ed eccessivi) che mai. Ma allo stesso tempo, eccezionalmente favolosi.

I numerosi yankee che non hanno mai apprezzato la frivola teatralità del glam, troveranno rivoltante Dog Man Star degli Suede. Ma per i jean genies che si sciolgono per Aladdin Sane di Bowie, sembreranno una sorta di reincarnazione. Gli ultrarivali degli Suede, i Blur, sono un terreno molto più soleggiato. E al posto dei ronzii lunatici degli Suede, mettono in campo una folle varietà stilistica, facendo di Parklife un’avventura all’interno del parco a tema del Brit pop.

Il frontman degli Oasis Liam Gallagher — che la stampa UK, facendo incazzare gli hippy, ha paragonato a Lennon (un destino condiviso, negli Stati Uniti, con Cobain) – ha una coolness divina. E con suo fratello Noel a fornirgli una dose di sontuoso rock (la loro produzione ricorda quella di Revolver dei Beatles), è facile vedere perché questo quintetto sarà il modello per l’anno prossimo. Con molte più chitarre dei Blur o degli Suede, sono la formazione più semplice e accattivante. E con la tipica arroganza sconsiderata dei giovani, vedono il mondo in bianco o nero: Rock ‘n’ Roll Star (cool), Married With Children (l’antitesi del cool).

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